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Peruzzi, Baldassarre

Baldassarre Peruzzi
N. Ancaiano 15 gennaio 1481
M. Roma 6 Gennaio 1536

Relazioni di parentela:

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: Ingegnere militare e architetto civile Repubb. Siena

Biografia:

Produzione scientifica:
Al rapporto con Bramante si aggiunse quello con Raffaello, dal 1514 indicato dallo stesso Bramante come diretto successore nel cantiere di S. Pietro. I rapporti tra Peruzzi e Raffaello, oltre che nella basilica petriana, si sviluppano nel lavoro di rilievo delle architetture antiche che Peruzzi portava avanti con l’obiettivo di stendere un Trattato di architettura. Un altro artista che ebbe rapporti con Peruzzi fu Antonio da Sangallo il Giovane (nominato architetto della fabbrica di S. Pietro nel 1520 alla morte di Raffaello), con il quale collaborò nel cantiere petriano dal 1527 al 1535.
Nel 1527, nominato architetto della Repubblica senese, svolge una intensa opera di progettazione delle strutture fortificate di Siena e di numerose città dello stato, documentata da una serie di rilievi dei centri urbani di Asciano, Cetona, Chiusi, Chianciano, Poggibonsi, Porto Ercole, Rocca Sinibalda, oltreché di Siena. La sintesi grafica realizzata nei disegni di fortificazioni è giustificata dalla evidente urgenza degli interventi.
Le rappresentazioni urbane sono significativamente sintetizzate nei circuiti difensivi in cui sono dettagliatamente segnalati i nuovi interventi da realizzare; una tecnica analoga viene impiegata quando si tratta di rappresentare ambiti territoriali più vasti, come nel disegno (GDSU, A475) del territorio a nord e nord-ovest di Siena. La città rappresentata in prospettiva “a volo d’uccello” con il suo profilo caratterizzato dalla elevazione delle torri, è al centro di una raggiera di linee che la collegano ad altrettanti nuclei insediativi evidenziati dalla sola identità nominale, indicandone sinteticamente le distanze dalla capitale dello stato; la illustrazione della zona ovest utilizza la stessa tecnica grafica che unisce i punti (nuclei urbani) con segmenti di rette indicanti le distanze, a formare un reticolo che si sviluppa lungo il corso del fiume Ambra fino alla sua confluenza in Arno.
Come architetto militare della Repubblica venne richiesto dalle truppe spagnole all’assedio di Firenze per effettuare un rilievo delle difese della città assediata; Peruzzi, dall’alto delle postazioni imperiali, eseguì il disegno delle mura (GDSU, A360), evidenziandone le principali porte, alcune postierle e l’Arno. Tra le porte, quasi tutte con cassero, è segnata Porta Faenza demolita nel 1534, quando si cominciò la Fortezza da Basso. All’interno della cerchia hanno rilievo solo i quattro ponti e del tessuto urbano rimangono rappresentati solo il Duomo, il Battistero e il Palazzo Spini presso il ponte S. Trinita.
Nel 1529 viene nominato architetto dell’Opera del Duomo di Siena dove realizza l’altare maggiore (1531-32).
Nel 1531 (1 luglio) è nominato architetto della fabbrica di S. Pietro a Roma, confermato nel 1534, collabora con Antonio da Sangallo il Giovane. Nell’ambito della sistemazione dei Palazzi vaticani interviene nei lavori del Belvedere e termina la scala coclide di Bramante (1534-35).

Nella vasta e molteplice opera grafica una prova nella rappresentazione geografico-paesaggistica è fornita dal corpus di disegni relativi al progetto di una diga di sbarramento da realizzare in Maremma (1504-09) presumibilmente vicino a Terra di Pietra. Il gruppo di sei schizzi (GDSU, A384-389) rappresenta le varianti di un progetto di una diga di sbarramento per creare un lago artificiale e facevano parte di un gruppo formato inizialmente da almeno 11 disegni; i disegni portano indicazioni minute sulla dimensione delle diverse parti della fabbrica, su materiali e tecniche e mostrano la elaborazione di diverse soluzioni studiate tenendo conto di possibili variazioni di impianto di cantiere e di costi.
La collocazione dell’opera, tra due colline, porta l’architetto a sviluppare due tipi di sbarramento: un tipo con quattro varianti di forma lineare ed uno con due varianti di forma semicircolare.
Gli ultimi due progetti sono quelli sui quali si è concentrata alla fine l’attenzione dell’architetto, come risulta dalle spiegazioni tecniche e dalle descrizioni delle modalità di realizzazione oltre che dalla precisione delle dimensioni interessanti il costruttore.
Dal penultimo disegno si deduce la profondità del canale schizzato sommariamente che doveva essere di 3 canne (pari a m. 6,008).
Tutti e sei i disegni sono eseguiti a penna ed acquarello; sebbene nel disegnare il Peruzzi si preoccupi prima di tutto dell’aspetto tecnico dei problemi, non trascura mai di suggerire l’inquadramento nel paesaggio e di descrivere il volume reale delle forme: infatti le strutture sono rappresentate in prospettiva (a volo d’uccello), utilizzando la tecnica ampiamente sperimentata nelle rappresentazioni urbane ma resa più efficace dall’accurata geometria dei dettagli. Il rilievo e la vegetazione delle colline sono delineati in maniera sommaria ma efficace con l’aiuto di linee rapide e di sfumature in acquarello. Con gli stessi mezzi viene indicata la profondità delle arcate e delle volte e l’ombra dei contrafforti.
I disegni sono stati realizzati prima a matita e ripassati poi a inchiostro senza che le linee a matita fossero cancellate.

Produzione di cartografia manoscritta:
Progetto di una diga di sbarramento in Maremma (GDSU, A584-A589);
Pianta delle mura della città di Firenze con annotazioni (GDSU, A360);
Pianta delle fortificazioni di Cetona e Sarteano (GDSU, A608);
Pianta delle fortificazioni della città di Chiusi (GDSU, A617);
Pianta delle fortificazioni della città di Torrita (GDSU, A609);
Progetto di casamatta, forse per Port’Ercole con misure e annotazioni (GDSU, A613);
Progetto di baluardi per Rocca Sinibalda (GDSU, A579);
Siena e il territorio a nord-ovest (GDSU, A475).

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Vasari, 1568/1906; Kent, 1925; Boffito e Mori, 1926 (1973), p. 29; Marri Martini, 1929, pp. 127-158, 201 e 206; Toca Mircea, 1970; Adams, 1978, pp. 28-36 e 475-482; Comune di Sovicille, 1981; Ministero per i Beni Culturali e Ambientali-Soprintendenza per i Beni Ambientali e Architettonici, 1982; Di Pasquale, 1982; Fagiolo e Madonna, a cura di, 1987; Frommel Ch. L. et Al., a cura di, 2005; Romagnoli Ettore, Biografia cronologica de’ Bell’artisti senesi, BCS, ms., vol. Iv, pp. 711-805; GDSU.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: G. C. R.

Perelli, Tommaso

Tommaso Perelli
N. Bibbiena 21 luglio 1704
M. Arezzo 5 ottobre 1783

Relazioni di parentela:

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: Matematico granducale, ingegnere idraulico

Biografia:
Nacque il 21 luglio 1704 a Bibbiena in Casentino (nella casa materna) dall’avvocato Bernardino Girolamo Perelli e Maria Settimia Cherici, residenti a Firenze, e morì ad Arezzo il 5 ottobre 1783.

Produzione scientifica:
Già nel maggio 1740 con l’auditore Pompeo Neri e l’ingegner Giovanni Maria Veraci fu comandato alla visita della pianura pisana da Pontedera al mare, al fine di verificarne la preoccupante situazione idraulica e di suggerire i rimedi più adeguati; dalla lunga ricognizione – con misurazione e livellazione in pianta dell’area – scaturì la corposa memoria di taglio storico-geografico-ingegneristico (edita nel 1774) con cui si proponevano sistematiche canalizzazioni e arginature (poi in larga parte realizzate), oltre che un nuovo emissario del padule di Bientina sottopassante in botte l’Arno e sfociante nel Tirreno al Calambrone. La "botte" sotto l'Arno ottenne il consenso granducale nel 1747, ma verrà realizzata oltre un secolo dopo.
Come risulta dalla documentazione scritta (in gran parte conservata a Praga), dalla visita scaturirono 13 cartografie (sicuramente poi disperse in varie conservatorie della città e del territorio pisano).
L’anno seguente, in compagnia dell’ingegner Veraci, analizzò con proposta di pronti interventi illustrati in due mappe a china nera e in una memoria del 1 dicembre 1741, per l’ufficio dei Capitani di Parte Guelfa, la situazione delle sponde dell’Arno e del canale d’Usciana (emissario del padule di Fucecchio) nel Valdarno di Sotto tra Fucecchio e Montecalvoli, dopo una loro grave esondazione. Per la stessa magistratura fiorentina e per comporre una lunga contesa fra i proprietari fondiari dell’area, il 9 ottobre 1743 redasse una perizia – con tanto di mappa acquerellata – per la sistemazione idraulica della pianura di Monteboro tra Empoli e Valdelsa mediante l’escavazione di un nuovo canale di scolo.
Nel 1744 svolse il delicato ruolo di perito ufficiale nella causa relativa ai lavori di adeguamento dell’alveo e degli argini del torrente Agna nel territorio di Prato. Sui problemi di regimazione di quest’area depressa (soggetta ai danni dell’Agna, del Bagnolo e del rio Merdancione) Perelli tornò nel 1747, con una visita effettuata insieme all’ingegner Bernardino Ciunini, dalla quale scaturì una puntuale memoria; e nel 1755, in seguito alle consuete liti esplose fra i proprietari per la ripartizione delle spese di imposizione idraulica.
Nel gennaio 1748 presentò – insieme a Pompeo Neri – la relazione sulla parte meridionale del padule di Fucecchio già visitata e misurata con grande accuratezza, anche con ripetuti colloqui con amministratori e proprietari, tra il novembre 1746 e la primavera 1747, insieme con gli ingegneri Angelo Maria Mascagni e Antonio Falleri, con tanto di rilevamento di una carta topografica. Per rimediare alla cronica situazione di impaludamento della piana, si proponevano opere impegnative, come la fabbrica delle cateratte fra Arno e Usciana, il lungo argine in sinistra di Usciana e l’escavazione di un antifosso parallelo allo stesso emissario del padule.
Nell’autunno 1757 Perelli venne commissionato dalla Parte a sindacare la disputa esplosa fra i proprietari dell’area fiorentina, tra la città e lo sbocco del fiume Greve, dopo i lavori di arginatura dell’Arno eseguiti da Antonio Falleri. Nel febbraio 1758 scrisse un parere sulla sistemazione del torrente Marroggia nelle campagne umbre.
Nel marzo 1759 redasse la celebre ed erudita memoria sulle inondazioni dell’Arno a Firenze dai tempi comunali in poi, per contribuire al dibattito apertosi dopo gli ultimi e calamitosi eventi del 1740 e 1758: il nostro scienziato non mancava di raccomandare – come già Viviani – di approvare più severe normative di vincolismo forestale e incisivi provvedimenti di sistemazione idraulico-agraria e forestale nelle parti montane e collinari, oltre che di arginatura dei corsi d’acqua. Sempre per consentire un più agevole deflusso delle acque dell’Arno, nel 1760 e poi ancora nel 1764, propose la ricostruzione in forma assai più rialzata dell’antico ponte di Signa, l’unico esistente tra Firenze e Pisa.
Per quanto non si sia occupato specificamente di cartografia fine a se stessa, nel 1761 entrò nel dibattito da anni in corso per la costruzione della carta geografica della Toscana, con l’operazione che era stata ufficialmente avviata con l’incarico dato nel 1750 al matematico Leonardo Ximenes: sollecitato in tal senso dal governo lorenese, infatti Perelli consigliò l’amministrazione granducale di acquistare la cospicua raccolta cartografica approntata dall’ingegner Ferdinando Morozzi che sarebbe stata utile per la redazione della rappresentazione generale dello Stato.
Nei primi anni ’60 le capacità idrauliche di Perelli erano ormai note anche fuori della Toscana, tanto che – su raccomandazione dell’amico Paolo Frisi – il governo pontificio lo incaricò di studiare la famosa “causa delle acque bolognesi e romagnole”, e di accompagnare il cardinale Pietro Paolo Conti nella visita alla pianura bolognese-romagnola effettuata tra il 17 maggio 1761 e il 5 luglio 1762. Fu così che, per circa quattordici mesi, si adoperò per esaminare e livellare quella pianura, con redazione nel 1763 di un’ampia relazione, apprezzata anche per l’accurato inquadramento storico dei progetti e degli interventi effettuati dall’inizio del XVII secolo in poi. La grande opera di canalizzazione proposta da Perelli (in forma di canale di raccolta delle acque dei fiumi appenninici da scavare molto a valle rispetto ad altri tracciati, come quello di Pio Fantoni, per condurle al Po di Primaro) venne criticata, oltre che dallo stesso Fantoni, pure dai religiosi Jacquier e Le Seur, e nel 1765 lo scienziato fiorentino dovette allestire un nuovo scritto per controbattere le tesi dei due.
Nel frattempo, e precisamente nel 1763, il nostro iniziò un’opera di analisi critica dei progetti di altri matematici territorialisti e specialmente del rivale Ximenes. Fu incaricato dal governo granducale di visionare attentamente – ciò che non mancò di fare – il progetto di parziale bonifica e regimazione idraulica steso da Ximenes per il comprensorio del padule di Bientina, dimostrandosi contrario alle colmate e a favore della botte sotto l’Arno (posizioni che vennero ribadite anche tra il 1767 e il 1770).
Tornato definitivamente in Toscana dopo l’inconclusa vicenda della bonifica romagnola, nel luglio 1766 si occupò, per il nuovo governo del granduca Pietro Leopoldo, delle cause delle febbri malariche che affliggevano larga parte della popolazione di Firenze e della sua pianura più depressa, individuate non solo nel ristagno delle acque e nella scarsa igiene urbana ma anche nella insufficiente alimentazione di molti popolani.
Nell’autunno di quello stesso anno 1766 Pietro Leopoldo lo incaricò di visitare la Maremma per giudicare la grande operazione di fisica riduzione che Ximenes stava cominciando a realizzare nella pianura di Grosseto: con le sue Riflessioni del 15 novembre, il nostro esprimeva perplessità e contrarietà in merito ad alcune scelte del gesuita, a partire da quella di fondo della canalizzazione – anziché della colmata – avanzata per il lago-padule di Castiglione della Pescaia. Anche l’anno seguente Perelli dovette analizzare – insieme all’ingegner Francesco Bombicci – un altro progetto ximeniano, e precisamente quello per la bonifica per prosciugamento del paduletto di Pian del Lago nei pressi di Siena mediante la costruzione di un canale emissario sotterraneo che venne poi ultimato nel 1771 con i correttivi consigliati proprio dal nostro.
Tra il 1767 e il 1769 l’impegno di scienziato idraulico – e più in generale di alto funzionario, come dimostra l’inserimento nella deputazione nominata dal granduca nel 1767 per preparare la riforma dell’università pisana – si fece sempre più intenso: nel 1768-69, Perelli effettuò varie visite (alcune in compagnia di Pompeo Neri) nella pianura pisana, anche a nord dell’Arno tra Ripafratta e Pietrasanta (qui con Bombicci per relazionare sul problema del taglio della Macchia di Marina in rapporto ai possibili effetti sanitari), redigendo memorie sulla situazione socio-economica e sui bisogni di quel territorio, insieme con perizie e progetti di bonifica degli acquitrini dell’area (scritti non rinvenuti dagli studiosi) non sempre in sintonia con quelli ximeniani; visionò, con il fido Bombicci, gli acquedotti di Pisa e di Pontedera (l’ultimo in costruzione); fece una perizia sulle cause del crollo del ponte della Cecinella nel Valdarno di Sotto proprio al confine tra Pisano e Fiorentino; e soprattutto studiò il complesso problema della bonifica della Valdichiana, dove accompagnò il granduca in visita insieme al rivale Ximenes e al capo ingegnere Salvetti. Qui, Perelli si oppose fermamente al progetto ximeniano di sprofondare la terminale Chiusa dei Monaci al fine di far scolare il più possibile delle acque stagnanti della valle, proponendo invece semplici lavori di canalizzazione interna che furono accolti dal sovrano (Di Pietro, 2005, p. 124).
Nel 1770 ottenne il gravoso compito di studiare il taglio di Barbaricina, cioè il raddrizzamento dell’Arno subito a valle di Pisa e fino al mare, intervento già ritenuto inutile da Grandi ma progettato dall’allievo e realizzato in collaborazione con Bombicci nel corso di quello stesso anno: seppure con spesa nettamente superiore a quanto preventivato, a causa soprattutto – così almeno scrisse Perelli in una Difesa resasi necessaria per controbattere le accuse mossegli anche nell’ambito della burocrazia tecnica granducale – delle modifiche introdotte dall’Ufficio dei Fossi di Pisa.
Da allora, le committenze all’anziano scienziato – che nell’estate del medesimo 1770 studiò insieme col medico e naturalista viaggiatore Giovanni Targioni Tozzetti il problema delle febbri malariche endemiche nel villaggio di Settimello tra Calenzano e Sesto Fiorentino – si ridussero notevolmente. Nel giugno 1771 ottenne privatamente l’incarico, da parte del conte Francesco Baglioni, di studiare le possibilità del risanamento ambientale e della parziale bonifica a fini agrari della pianura circostante il Lago Trasimeno; e nel luglio 1772 offrì invano disponibilità – con l’amico ingegnere Ferdinando Morozzi – a Pompeo Neri per formare la carta generale della Toscana in previsione della grande riforma comunitativa approvata nel 1773-74.
Occorre attendere l’ottobre 1773 perché Perelli – peraltro in competizione con Ximenes – fosse nuovamente incaricato di un’operazione territoriale dal governo lorenese, quale l’esame del progetto del matematico Pietro Ferroni di trasformare il fiorentino Fosso Macinante in destra d’Arno in un canale navigante tra Firenze e l’Ombrone a sud di Signa, per rimediare ai cronici limiti di navigabilità del principale fiume toscano immediatamente a sud della città, progetto approvato con qualche correzione.
Proprio dopo questa committenza la salute del matematico andò declinando in forma sempre più grave, tanto da essere completamente messo da parte dal granduca e dalla sua amministrazione, che però ne decisero il pensionamento solo nel 1779 ad appena quattro anni dalla morte.
Si hanno notizie di un ingegnere Giuseppe Perelli – non è dato sapere se congiunto di Tommaso – che è autore, insieme a Fabio Andreini, l’11 dicembre 1838, di un disegno prospettico (con allegato rapporto) Lavori al Fiume Arno e Serchio: loro importare e progetto di reparto (in ASP, Piante dell'Ufficio Fiumi e Fossi, n. 225) (Barsanti, 1987, p. 134).

Opere a stampa: Ragionamento sopra la campagna pisana, dato a Sigg. Deputati in occasione della visita del 1740, in Raccolta d’autori italiani che trattano del moto delle acque, Firenze, Cambiagi, 1774, vol. IX, pp. 89-154;
Relazione sopra il modo di liberare la campagna del Valdarno inferiore dall’inondazione dell’Usciana (29 gennaio 1748), in Raccolta d’autori italiani che trattano del moto delle acque, Firenze, Cambiagi, 1774, vol. IX, pp. 155-179;
Relazione sopra il prolungamento dell’argine dell’Anconella fatta al Magistrato di parte (7 novembre 1757), in Raccolta d’autori italiani che trattano del moto delle acque, Firenze, Cambiagi, 1774, vol. IX, pp. 181-198;
Parere sopra i diversivi proposti da Antonio Facci nella Marroggia dati in una lettera al nobil uomo Marchese Ab. Antonio Niccolini (1758), in Raccolta d’autori italiani che trattano del moto delle acque, Firenze, Cambiagi, 1774, vol. IX, pp. 217-229;
Relazione intorno all’Arno dentro la città di Firenze (23 marzo 1759), in Raccolta d’autori italiani che trattano del moto delle acque, Bologna, Marsigli, 1826, vol. X, pp. 129-146;
Relazione all’Ecc.mo e Rev.mo Card. Pietro Paolo Conti sopra il regolamento delle acque delle tre provincie di Bologna, Ferrara e Romagna (1 febbraio 1763), Lucca, Rocchi, 1764;
Risposta al parere dei padri Le Seur e Jacquier sopra i diversi progetti per il regolamento delle acque delle tre provincie di Bologna, Ferrara e Romagna (1765), in Raccolta d’autori italiani che trattano del moto delle acque, Firenze, Cambiagi, 1774, vol. IX, pp. 378-411;
Relazione sopra l’acque di Pian del Lago (25 aprile 1767), in Raccolta d’autori italiani che trattano del moto delle acque, Firenze, Cambiagi, 1774, vol. IX, pp. 199-207;
Parere sopra il Ponte della Cecinella e sulle ragioni della rovina di esso (11 marzo 1769), in Raccolta d’autori italiani che trattano del moto delle acque, Firenze, Cambiagi, 1774, vol. IX, pp. 209-215;
Difesa del Dottor Perelli sopra l’operazione da lui proposta dell’addirizzamento del fiume Arno a Barbaricina in vicinanza di Pisa (1770-71), in Raccolta d’autori italiani che trattano del moto delle acque, Bologna, Marsigli, 1826, vol. X, pp. 92-118;
Relazione sopra il Lago Trasimeno scritta per il nobil uomo Conte Francesco Baglioni e dedicata a S.E. il Conte Antonio di Thurm, Firenze, Allegrini e Pisani, 1771.
Opere manoscritte: Relazione di T. Perelli in unione all’ing. Veraci del 1 dicembre 1741 per i lavori da farsi alle ripe del fiume Arno da Castelfranco a Montecalvoli causati dalla piena del 1740 (con due mappe), in ASF, Capitani di Parte Guelfa. Numeri neri, f. 1153, ins. 85;
Relazione di T. Perelli del 9 ottobre 1743 per i lavori da farsi alle acque di Monteboro, in ASF, Capitani di Parte Guelfa. Numeri neri, f. 1155, ins. 77;
Relazione di T. Perelli del 20 novembre 1744 nella causa vertente tra il Cav. Ridolfo Popoleschi e i Padri dei Servi consorti di lite per lavori al fiume Agna, in ASF, Capitani di Parte Guelfa. Numeri neri, f. 1156, ins. 97;
Relazione di T. Perelli del 30 dicembre 1747 in contraddittorio a quella del Manfredi relativa all’imposizione del fiume Bagnolo, in ASF, Capitani di Parte Guelfa. Numeri neri, f. 1159, ins. 108;
Relazione di T. Perelli del 7 settembre 1755 in causa Riccardi e Gerini contro Popoleschi ed altri che non volevano concorrere alla spesa del cavamento ed allargamento del fiume Agna, in ASF, Capitani di Parte Guelfa. Numeri neri, f. 1167, ins. 48;
Relazione di T. Perelli [del novembre 1757] sull’argine d’Arno dell’Anconella, in ASF, Capitani di Parte Guelfa. Numeri neri, f. 1169, ins. 98;
Relazione di T. Perelli [del marzo 1759] sulle inondazioni dell’Arno in Firenze, in ASF, Capitani di Parte Guelfa. Numeri neri, f. 940, ins. 93;
Relazione del matematico T. Perelli del 26 ottobre 1760 sopra la ricostruzione del Ponte di Signa, in AAADF, Archivio Manetti, F.1, ins. 2, cc. 20-29;
Memoria di T. Perelli del 20 luglio 1766 sulla causa dell’influenza delle febbri terzane che affliggono gli abitanti di una parte della città di Firenze, in AAADF, Archivio Manetti, F.1, ins. 2, cc. 6-16;
Estratto della relazione di T. Perelli e Riflessioni sopra i lavori proposti intorno al Lago di Castiglione di T. Perelli del 15 novembre 1766, in ASF, Segreteria di Finanze ante 1788, f. 748, ins. 21;
Relazione di T. Perelli del 1768 sulla Macchia di Marina e sul territorio di Pietrasanta, in ASCP, Filza di Negozi al tempo di Gaetano messer Mazzini stato Cancelliere di Pietrasanta, f. 2, 15 (n. 134), cc. 924r-949r;
Memoria di T. Perelli del 20 febbraio 1770 sul rettifilo d’Arno a Barbaricina, in AAADF, Archivio Manetti, F.1, ins. 3, cc. 103-112;
Relazione del Dott. Perelli del 18 settembre 1770 sopra le peschiere del Tozzini a Settimello, in BNCF, Fondo Nazionale, II-195, cc. 42-52;
Relazione di T. Perelli del 17 agosto 1771 sulla bonifica del Lago Trasimeno, in BNCF, Fondo Nazionale, II-60, cc. 93-108;
Rapporto di T. Perelli del 13 ottobre 1773 concernente la navigazione dell’Arno da Signa fino a Firenze per mezzo di un canale laterale, in AAADF, Archivio Manetti, F.1, ins. 2, cc. 78-92.

Produzione di cartografia manoscritta:
Mappe e profili (13 figure) della Pianura Pisana e del basso corso dell’Arno, con Giovanni Maria Veraci, 1740 (in parte editi nella memoria del 1774);
Due mappe per i lavori da farsi alle ripe del fiume Arno da Castelfranco a Montecalvoli causati dalla piena del 1740, con Giovanni Maria Veraci, 1 dicembre 1741 (ASF, Capitani di Parte Guelfa. Numeri neri, f. 1153, ins. 85);
Mappa per la sistemazione idraulica della pianura di Monteboro tra Empoli e Valdelsa, 9 ottobre 1743 (ASF, Capitani di Parte Guelfa. Numeri neri, f. 1155, ins. 77);
Carta topografica della parte meridionale del padule di Fucecchio, con Angelo Maria Mascagni e Antonio Falleri, gennaio 1748 (edita nella memoria del 1774)

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Barsanti, 1988; Barsanti e Rombai, a cura di, 1994, pp. 111-131; Caciagli, 1984, p. 60; Melis, 1996, p. 258; Bonelli Conenna, 1997, pp. 23-25; Di Pietro, 2005, p. 124; Nepi e Mazzei, a cura di, 2001, pp. 89-93; ASF, Segreteria di Finanze ante 1788; ASF, Capitani di Parte Guelfa. Numeri neri; BNCF, Fondo Nazionale; AAADF, Archivio Manetti; ASCP.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Leonardo Rombai

Boldrini, Giovanni Battista

Giovanni Battista Boldrini
N.
M.

Relazioni di parentela:

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: Ingegnere dell’Ufficio dei Fossi di Grosseto, spesso nei suoi lavori si autografa come “Tenente”.

Biografia:
Tra la metà degli anni ’70 e la fine del secolo, svolse un’intensa attività cartografica come autore di numerosissimi rilievi, perizie e mappe in tutta la Provincia Inferiore Senese, con preferenza per fabbriche pubbliche, strade e canali.

Produzione scientifica:
Per il rifacimento della Strada Siena-Grosseto, Boldrini il 26 febbraio 1776 redasse una relazione sull’intero tracciato al Provveditore dell’Ufficio dei Fossi di Grosseto (ASF, Segreteria di Finanze ante 1788, f. 710, ins. 1776 ) (Sterpos, 1977, pp. 7-8).
Tra i suoi lavori, spiccano per risultati cartografici: la rappresentazione di un tratto del Canale Navigante costruito da Ximenes negli anni '60 nel padule di Castiglione della Pescaia, tra il Porticciolo di Grosseto e il porto canale castiglionese, con progetto di escavazione di un nuovo alveo, effettuata insieme a Giovan Battista Giudici, su commissione dell'Ufficio dei Fossi di Grosseto (l’intervento fu approvato dal "consulente idraulico ufficiale" Pio Fantoni e reso esecutivo dal granduca nel 1789) (ASGr, Ufficio dei Fossi, n. 22, c. 42bis, sc. 27); la bella e dettagliata Pianta regolare della bandita detta Selva Piana spettante alla comunità di Manciano e in parte al Benefizio di S. Carlo, del 29 marzo 1794 (ASGr, Ufficio dei Fossi, n. 601, c. 55r, sc. 253); la pianta di un nuovo tronco di strada da realizzare tra Castiglione della Pescaia e il da poco edificato Forte di S. Rocco (attuale Marina di Grosseto), progetto approvato dal granduca, del 1795 (Grosseto, 24 aprile) (ASGr, Ufficio dei Fossi, n. 32, c. 132r, sc. 38); e la bella e policromatica Pianta delle zolfiere di Pereta, copiata dall’originale dell'ingegnere Giuseppe Maria Zaccheri, allora conservato nell'Archivio dell'Amministrazione Generale delle Regie Rendite, del 6 febbraio 1796 (ASGr, Ufficio dei Fossi, n. 603, cc. 440v e 441r, sc. 261).

Produzione cartografica

Cinque piante di terreni della Fortezza di Grosseto, s.d. (ASF, Miscellanea di Piante, n. 680);
Due piante dell'edificio del Casone posto a Grosseto e appartenente alla Comunità, con progetto di modifiche, in collaborazione con l'ingegnere Antonio Capretti, 1784 (ASGr, Ufficio dei Fossi, n. 17, cc. 223v e 224r, sc. 15);
Pianta dell'edificio sede dell'Uffizio dei Fossi di Grosseto, posto nel centro cittadino, in collaborazione con Antonio Capretti, 1784 (ASGr, Ufficio dei Fossi, n. 17, c. 205bis, sc. 14);
Pianta per la realizzazione di nuove stanze nell'Uffizio dei Fossi di Grosseto, Grosseto, 3 marzo 1795 (ASGr, Ufficio dei Fossi, n. 31, cc. 679ter e 680r, sc. 37);
Pianta di un tratto del Canale Navigante nel padule di Castiglione della Pescaia, con progetto di escavazione di un nuovo alveo, insieme a Giovan Battista Giudici, Grosseto, 16 gennaio 1789 (ASGr, Ufficio dei Fossi, n. 22, c. 42bis, sc. 27);
Disegno schematico per un progetto di miglioramento della pesca nel lago di Castiglione della Pescaia, lavoro commissionato dalla Deputazione sopra gli Affari di Maremma e suggerito al matematico Pietro Ferroni, Castel del Piano, 18 agosto 1789 (ASGr, Ufficio dei Fossi, n. 22, c. 532r, sc. 29);
Disegni in pianta di 22 edifici rurali da costruire o restaurare nel Vicariato di Massa Marittima, 1792 (ASGr, Ufficio dei Fossi, n. 542, f. III, cc. 1r-22r, sc. 82);
Pianta della nuova chiesa parrocchiale di Prata, Grosseto, 14 ottobre 1792 (ASGr, Ufficio dei Fossi, n. 27, c. 332r, sc. 32);
Disegno di una nuova cisterna da costruire nel comunello di Pancole, Grosseto, 30 novembre 1792 (ASGr, Ufficio dei Fossi, n. 25, c. 204r, sc. 31);
Pianta del nuovo Palazzo Pretorio da costruirsi nell'Isola del Giglio, 1793, con approvazione granducale (ASGr, Ufficio dei Fossi, n. 25, c. 231r, sc. 32);
Pianta regolare della bandita detta Selva Piana della comunità di Manciano e del Benefizio di S. Carlo, 29 marzo 1794 (ASGr, Ufficio dei Fossi, n. 601, c. 55r, sc. 253);
Pianta di un nuovo tronco di strada da Castiglione della Pescaia al Forte di S. Rocco (attuale Marina di Grosseto), progetto approvato dal Granduca, Grosseto, 24 aprile 1795 (ASGr, Ufficio dei Fossi, n. 32, c. 132r, sc. 38);
Pianta di una cappella presso Monte Merano, Castel del Piano, 24 ottobre 1795 (ASGr, Ufficio dei Fossi, n. 32, c. 388r, sc. 39);
Pianta delle zolfiere di Pereta, dall’originale dell'ingegnere Giuseppe Maria Zaccheri, 16 febbraio 1796 (ASGr, Ufficio dei Fossi, n. 603, cc. 440v e 441r, sc. 261);
Due piante per la ristrutturazione del Regio Spedale di Grosseto, 1797 (ASGr, Ufficio dei Fossi, n. 515, c. 497r, sc. 80).

Produzione di cartografia manoscritta:

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Sterpos, 1977, pp. 7-8; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, p. 431; Barsanti, Bonelli Conenna e Rombai, 2001, pp. 42, 51, 63, 65, 80, 89, 92-94 e 109-111; ASF, Miscellanea di Piante; ASGr, Ufficio dei Fossi; ASF, Segreteria di Finanze ante 1788.

Rimandi ad altre schede: G.

Autore della scheda:

Bertini, Michele

Michele Bertini
N. Lucca 18 dicembre 1796
M. Lucca 1861

Relazioni di parentela: Nato da Michelangelo e da Chiara Caselli.

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica:

Biografia:

Produzione scientifica:
Quando ritornò a Lucca, la duchessa Maria Luisa lo inviò a far pratica a Roma, dove nel 1819 prese i voti solenni diventando un chierico regolare della Madre di Dio.
Negli anni successivi fu chiamato a ricoprire dapprima la cattedra di astronomia del locale Liceo con annessa quella di astronomo calcolatore nell’osservatorio che Carlo Ludovico di Borbone aveva fatto erigere a Marlia sotto la direzione del barone F. X. de Zach, e dal 1830 la carica di rettore del Reale Collegio, ufficio che tenne per parecchi anni. I successivi studi lo portarono alla stesura di varie memorie, tra cui Della livellazione barometrica, Trattato teorico-pratico de’ fiumi, e Delle lineari ed itinerarie misure antiche e moderne.
Nel 1834 il duca scelse il Bertini per un incarico di rilevantissima importanza: la formazione del catasto geometrico. A Lucca tale procedura era ancora molto arretrata e il compito del matematico fu l’esecuzione delle misure di triangolazione dello Stato lucchese che, “avvalendosi de’ punti già fissati dal Brioschi e della triangolazione del contiguo Granducato fatta dall’Inghirami, n’ebbe compiuta la parte primaria nel 1835, la secondaria, cioè quella parziale per circondari, nel 1845”.
Eletto rettore generale della sua congregazione nel 1839, rimase ancora qualche anno a Lucca per portare a termine il compito che gli era stato affidato riguardante la triangolazione, nel quale profuse molte delle sue energie, ma nel 1845 dovette raggiungere comunque Roma, per gli incarichi che gli erano stati affidati dal proprio ordine. Rimase a Roma per molti anni; continuò tuttavia a seguire le sorti del dibattito scientifico che avveniva a Lucca, essendo stato nominato membro dell’Accademia di Lucca di cui fu segretario delle scienze in perpetuo.

Produzione di cartografia manoscritta:
Della Triangolazione dello Stato Lucchese, 1830-1842, in ASLu, Catasto, ff. 59-61. Il lavoro racchiude le varie misure fatte dal Bertini assieme a Paolo Sinibaldi, ed è composto da tre volumi: nel primo tomo, vi sono descritte la rete maggiore e le posizioni geografiche dei punti principali, nel secondo, le reti minori dei circondari, e nel terzo, le coordinate, le posizioni geografiche, le elevazioni sopra il livello del mare di punti più importanti delle reti e le carte topografiche.

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
AAVV., 1967 [Vol. IX/Berengario e Biagini]; Azzari, 1993, pp. 161-193; Bongi, 1872-1888; Ginori Lisci, 1978, pp. 229-237; Proja, 1870; Consortini, 1870; ASLu, Catasto.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Giulio Tarchi

Parigi, Giulio

Giulio Parigi
N. 6 aprile 1571
M. 13 giugno 1673

Relazioni di parentela: Architetti, ingegneri, pittori, incisori e scenografi, i Parigi, Alfonso di Santi, Giulio e Alfonso il Giovane, rispettivamente padre, figlio e nipote, rappresentano un significativo esempio di tecnici versatili e pronti ad intervenire come esecutori di fiducia nei più impegnativi cantieri, non solo fiorentini, fra tardo Cinquecento e prima metà del Seicento.
L’ascesa della famiglia, originaria di Prato, data dall’arrivo a Firenze, e più precisamente dalla prestigiosa parentela con Bartolomeo Ammannati, ottenuta col matrimonio di Santi di Baccio Parigi con Laura Ammannati sorella del celebre architetto. E’ infatti la partecipazione ad imprese dell’Ammannati ad offrire al figlio di Santi, Alfonso, le credenziali per la collaborazione con Giorgio Vasari e con Buontalenti agli Uffizi, ad Arezzo, Cerreto Guidi, premessa per lavori autonomi quali il primo chiostro di S. Spirito a Firenze (1570). Il punto di arrivo dell’ascesa familiare emerge con tutta chiarezza nell’episodio del Privilegio concesso a Giulio il 4 febbraio 1623 che ne riconosceva il ruolo nell’ambito degli artisti di corte.

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: Architetto e ingegnere granducale

Biografia:

Produzione scientifica:
Giulio di Alfonso si forma nella scuola aperta da Bernardo Buontalenti in via Maggio.
Della sua rapida carriera e dei meriti che l’hanno causata si trova un’efficace sintesi nel privilegio del 4 febbraio 1623; i traguardi raggiunti come architetto e ingegnere di S.A.S. (dal 1599 figura arruolato a corte come pittore) si intrecciano con la sua attività di scenografo e maestro di cerimonie granducali (come per l’apparato e banchetto per le nozze della regina Maria, per le nozze di Cosimo III, ecc.) e con quella svolta nella scuola o accademia (in cui si insegnava prospettiva, disegno, architettura civile e militare, matematica, geometria,meccanica, incisione), frequentata da principi e gentiluomini.
Frutto dell’esperienza didattica maturata in seno alla scuola sono da considerare i trattati conservati alla Biblioteca Nazionale di Parigi e databili ai primi decenni del ‘600 (BNP, Ms. It. 1292; Ms. it. 468; Ms. it. 469), in cui sono esemplati vari problemi geometrici e di architettura militare. Il Ms.it. 1292 si distingue per gli scenografici disegni di ambienti urbani utilizzati per illustrare diversi problemi di misurazione in distanza; nel foglio 2r si riconoscono il Duomo e il Battistero di Firenze in un ambiente urbano di fantasia; il foglio 3r raffigura il Palazzo di Arnolfo e la piazza di S. Giovanni Valdarno; nel foglio 4r si distinguono vari edifici fiorentini liberamente aggregati (il Duomo visto di fianco con Palazzo Vecchio e palazzo Pitti); nel foglio 5r sono liberamente aggregati monumenti pistoiesi (Campanile del Duomo, Battistero, cupola della Madonna dell’Umiltà). Tutti i disegni sono eseguiti a penna e colorati ad acquarello.
Proprio nell’ambito dell’accademia, egli sviluppa la tecnica dell’acquaforte che sarà fatta propria dai tre Cantagallina, da Francesco Vanni, Giovanni da San Giovanni, e il giovane J. Callot.
Fra le numerose fabbriche da lui condotte emerge quella dell’ampliamento di palazzo Pitti, per il quale aveva approntato il progetto vincitore del concorso promosso dal granduca.
I lavori iniziati il 13 gennaio 1619 (stile fiorentino) vedranno la costruzione, ai lati del nucleo quattrocentesco, di due corpi di fabbrica simmetrici condotti con voluto mimetismo nelle soluzioni esterne in modo da accentuare la ferrigna grandiosità della reggia.
Contemporanea è la sistemazione del giardino di Boboli con la posa in opera della tazza di granito per la fontana.
Fra le molte opere si ricorda la realizzazione del monastero delle Murate (via Ghibellina), del convento della Crocetta (1620-23), del convento dei Mendicanti (1621-22), il completamento della loggia dell’Ospedale di S. Maria Nuova (1611-18), e infine l’aggiornamento della villa di Poggio Imperiale (1622-29) per la granduchessa Maria Maddalena d’Austria.
Nell’ambito più specifico della rappresentazione di ambiente va riconosciuta all’opera di Giulio una funzione chiave a Firenze per l’inizio del disegno di paesaggio.
Si tratta di disegni (MLP, n. III 22203, n. III 22090) a penna e a sanguigna dal segno leggero e preciso nel quale compaiono spesso vivaci figurette che si ritrovano anche nelle opere di J. Callot.
E’ da collegare alla esperienza grafica ed alla rappresentazione del paesaggio condotta da Giulio l’eccezionale documento geo-iconografico dello “stratto” Pitti, eseguito sulla base di rilevamenti effettuati tra il 1594 e il 1603, delle proprietà di Vincenzio Pitti in Chianti (Val di Robbiana), nell’area pretese e sangimignanese, nel Valdarno superiore e in Val di Sugame (potesteria di S. Casciano). Oltre che per la buona qualità delle illustrazioni che registrano le diverse colture, la sistemazione del terreno, le strade e i corsi d’acqua, lo ”stratto” si distingue per il gusto artistico dell’estensore che arricchì le tavole di disegni raffiguranti momenti della vita agreste, scene di caccia, animali e simili. Sulla base dei caratteri stilistici dei disegni, in realtà riferibili ad almeno due mani diverse, il cabreo sembra da attribuire alla scuola di Giulio e Alfonso Parigi il Giovane .

Produzione di cartografia manoscritta:
I grafici sono essenzialmente raccolti nei fondi dell’ASF; in particolare varie mappe sono allegate alle relazioni dei Capitani di Parte e dei Nove Conservatori presso cui prestava la sua opera Alfonso il Vecchio. Disegni di tipo paesaggistico (salvo quelli del Louvre) e incisioni sono conservati presso il GDSU.
Progetto del vialone di Poggio Imperiale (Giulio Parigi) (ASF, Scrittoio delle Regie Possessioni, n. 3756, f. 14);
Poggio Imperiale (ASF, Piante Mannelli Galilei Riccardi, f. 315);
Arno a Rovezzano (ASF, Capitani di Parte Guelfa, f. 1061, nn. 79 e segg.);
Arno nel Pian di Ripoli e a San Salvi (ASF, Capitani di Parte Guelfa, f. 1062, nn. 148-152);
Alfonso Parigi, progetto di un mulino e di un ponte da costruirsi sull’Arno presso S. Giovanni Valdarno, 1580 (ASF, Cancelleria dei Nove Conservatori, f. 1338, c. 240);
Alfonso Parigi, progetto di restauro alla chiesa di S. Giusto fra Pisa e Volterra (ASF, Cancelleria dei Nove Conservatori, f. 1338, c. 285);
Paesaggio con castello in mezzo a un fiume e un albero in primo piano a s. (MLP, disegni italiani, n. III 22203);
Paesaggio con villa e un gruppo di figure (MLP, disegni italiani, n. III 22090);
“Stratto” Pitti, 1594-1603, cabreo delle proprietà di Vincenzio Pitti (Firenze, collezione privata).

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Baldinucci, IV, 1845-47; Berti, 1951; Linnenkamph, 1958 (1960); Bonaccorsi, 1968; Il “taccuino” dei Parigi e la loro attività alla corte granducale, 1972; Fossi, 1975; Thieme, 1977; Lamberini, 1980; Lamberini, 1991; I Parigi da Prato scenografi, 1980; Monbeig Goguel, 1981; Negro Spina, 1983; Salvagnini, 1983, pp. 157-167; Stopani, 1984; BNCF, Palatino 853, e Fondo Nazionale II. I. 447 Ricordi; BNP, Trattati. Ms. It.; MLP

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Giuseppina Carla Romby

Benassi, Giacomo

Giacomo Benassi
N.
M.

Relazioni di parentela:

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: Capitano e ingegnere del Principato di Piombino

Biografia:

Produzione scientifica:
A quanto è dato sapere, Giacomo Benassi è il primo tecnico stabilmente inquadrato a tempo pieno nell’amministrazione del Principato di Piombino.
Almeno dal 1765 al 1804, il capitano ingegnere (o “Ingegnere di Sua Eccellenza”) Benassi, sarà assai attivo nelle molteplici attività tecniche riguardanti l’assetto territoriale del piccolo Stato, anche l’operazione di maggiore impegno anche cartografico fu il lavoro della Deputazione toscano-piombinese che, nel 1779-85, fu incaricata di misurazioni e visite ai confini controversi fra Granducato e Principato, e coordinata dai matematici Leonardo Ximenes e Teodoro Bonaiuti, con vari ingegneri toscani e piombinesi al seguito (per il primo Stato Filippo Grobert e Alessandro Nini, per il secondo, oltre a Benassi, Stefano Pasi): gli ingegneri redassero materialmente, in modo collegiale, le numerose e impegnative piante per le varie aree interessate, e precisamente quelle della Val di Cornia, della Val di Pecora, della valle dell’Alma e di Gualdo, della sezione nord-occidentale della pianura di Grosseto tra la Bruna e il lago di Castiglione (cfr. Barsanti e Rombai, 1987, p. 190; e Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, p. 387).
Al di là di tale importante impegno, sappiamo che Benassi il 21 aprile 1765 disegnò la pianta della chiesa scarlinese di San Martino con i lavori da eseguirvi e nel 1791 tornò ad occuparsi dello stato dell’edificio (ASF, Piombino, f. 628, ins. 11, Chiesa arcipretale di S. Martino. Relazione e pianta della chiesa suddetta, e Informazione del 4 giugno 1791 sopra la Chiesa arcipretale di S. Martino) (Azzari e Rombai, 1986, pp. 144-145).
Nel 1770 progettò la costruzione – con tanto di planimetria allegata – di una chiesetta accanto all’isolata torre di guardia delle Civette (ASF, Piombino, f. 72, ins. 14) (Azzari e Rombai, 1986, p. 137).
Nel 1771-78 aveva disegnato una mappa geometrica, con tanto di perizia, di una piccola area interessata allo scavo della Pecora nello Scarlinese, e un altro disegno progettuale per la costruzione di un capannone a Scarlino destinato a “fabbrica della polvere”; altri scritti tecnici interessarono la steccaia sul fiume Cornia, gli edifici delle torri di Torremozza e Baratti, la chiesa di Marina di Campo, l’affitto di boschi statali a Suvereto e Scarlino (ASF, Magona. Appendice II, f. 57, mazzo n. 10: cfr. Quattrucci, 1994, p. 122).
Ancora, nel 1772 Benassi disegnò la Pianta della miniera del ferro nell’isola dell’Elba (ASV, Boncompagni, XIII, 392-16); e nel 1772-73 Benassi redasse varie perizie sui beni forestali di Valle, sui più diversi problemi (anche di confinazione col Granducato) dei territori di Suvereto, Vignale, Scarlino e Buriano con la torre del Barbiere a Gualdo oggi Puntala e la steccaia della Ronna che alimentava l’industria di Follonica (ASF, Magona. Appendice II, f. 53, mazzo n. 11: cfr. Quattrucci, 1994, p. 121).
Nel 1788, rilevò con disegno di uno schizzo prospettico il confine specialmente nell’area collinare ove si trovava l’edificio religioso di Santa Crocina tra Scarlino (Principato) e Gavorrano (Granducato) (ASF, Piombino, f. 628, ins. 6) (Azzari e Rombai, 1986, p. 135).
Tra il 1790 e il 1793, s occupò a più riprese dei “risarcimenti” della “palonata” o emissario del lago-padule di Scarlino al Puntone (ASF, Piombino, f. 632, cc. 16, 35 e 43) (Azzari e Rombai, 1986, p. 133).
Il 22 aprile 1800, stese una perizia per il restauro generale dell’intero sistema delle torri costiere del Principato (ASF, Piombino, f. 632, c. 56) (Azzari e Rombai, 1986, p. 137).
Nel 1788 aveva scritto un dettagliato inventario degli stabili, con relative masserizie, esistenti nello stabilimento siderurgico di Follonica, mentre nel 1800 stilò – insieme all’altro ingegnere Giuseppe Antonio Pellegrini – perizie per restaurare alcuni degli stabili di Follonica con la gora di alimentazione e la steccaia di derivazione delle acque, con tanto di presenza in sede di esecuzione dei lavori (Rombai e Tognarini, 1986, pp. 49-50).
Nel 1804, Benassi poté costruire la Carte de la Principauté de Piombino, una rappresentazione generale non geometrica, ma con dettaglio tale da comprendere tutti gli edifici (anche isolati) allora esistenti (Guarducci, 2001, pp. 542-560; Quaini, Rombai e Rossi, 1995; e Tognarini, 1995, pp. 57-66).
Dopo il 1804, il nome di Angelo scompare dai documenti: dal 1805 compare però, in qualità di aiuto del nuovo ingegnere Flaminio Chiesi, Angelo Benassi, forse figlio di Giacomo (ASF, Piombino Appendice II, 11, ins. 2: cfr. Rombai e Tognarini, 1986, pp. 76-81).

Produzione di cartografia manoscritta:
Pianta della chiesa di San Martino di Scarlino, Giacomo Benassi, 21 aprile 1765 (ASF, Piombino, f. 628, ins. 11);
Planimetria della nuova chiesetta da costruire accanto alla Torre delle Civette, Giacomo Benassi, 1770 (ASF, Piombino, f. 72, ins. 14);
Pianta della miniera del ferro nell’isola dell’Elba, ingegnere Giacomo Benassi, 1772 (ASV, Boncompagni, XIII, 392-16);
Carte de la Principauté de Piombino, ingegnere Giacomo Benassi, 1804 (SHAT, Cartes et Plans, M.13.C, carta n. 27);
Pianta dalla confluenza della Milia nella Cornia fino all’estremo termine giurisdizionale fra la Sassetta e Suvereto, Alessandro Nini e Giacomo Benassi, 28 maggio 1783 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 37);
Pianta topografica di una parte del corso del Torrente Alma, e del Fosso della Zinghera, e dei Fossetti che mettono in essi, con i Poggi dai quali derivano, e loro adiacenze, formata dagl’Ingegneri Toscani e Piombinesi per la questione presente di Confinazione fra il Granducato di Toscana et il Principato di Piombino nel mese di Marzo del 1781 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 297/b);
Pianta topografica di una parte del corso del Torrente Alma, del Fosso della Zinghera, e dei Fossetti che mettono in essi, con i Poggi dai quali derivano, e loro adiacenze, formata dagl’Ingegneri Toscani e Piombinesi per la questione presente di Confinazione fra il Granducato di Toscana et il Principato di Piombino nel mese di Marzo del 1781 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 297/c);
Sbozzo di carta confinaria tra gli Stati di Piombino e di Toscana nella valle dell’Alma in Maremma, 9-13 marzo 1781 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 408);
Cartone della Tenuta di Pian d’Alma, e luoghi adiacenti per la confinazione di detta Tenuta col territorio del Sig. Principe di Piombino. Anno MDCCLXXVII (ASF, Miscellanea di Piante, n. 190);
Pianta di una parte del corso del Fiume Alma con le sue sorgenti e fossi che mettono in esso, poggi, e loro adiacenze formata per intelligenza della questione di confinazione per quella parte fra il Granducato di Toscana e il Principato di Piombino l’anno 1781 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 501);
Confine giurisdizionale tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino in Valdibruna presso Buriano, Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri, 13 maggio 1783 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 503);
Pianta del confine giurisdizionale tra il Granducato di Toscana e il Principato di Piombino in Val di Pecora nei territori di Massa Marittima e Scarlino, Alessandro Nini e Giacomo Benassi, 21 maggio 1782 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 507);
Pianta del confine giurisdizionale tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino tra Pian d’Alma e Gualdo, Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri, 17 aprile 1782 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 514);
Pianta del confine giurisdizionale tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino nel Piano della Badia al Fango, Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri, 19 marzo 1783 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 515);
Pianta del confine giurisdizionale tra il Granducato di Toscana e il Principato di Piombino dalle steccaie di Pecora e Ronna a Follonica, Alessandro Nini e Giacomo Benassi, 21 maggio 1783 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 516);
Pianta del confine giurisdizionale tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino tra Campiglia e Suvereto, Alessandro Nini e Giacomo Benassi, 17 maggio 1783 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 517);
Pianta del confine giurisdizionale tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino tra Pian d’Alma e Tirli, Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri, 30 aprile 1782 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 518);
Pianta del confine giurisdizionale tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino da Tirli al Mulino dell’Ampio, Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri, 30 aprile 1782 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 519);
Pianta del confine giurisdizionale tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino nel territorio di Gualdo, Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri, 1782 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 520);
Pianta del confine giurisdizionale tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino nel territorio di Buriano e Montepescali, Alessandro Nini, 5 giugno 1783 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 525);
Pianta del confine giurisdizionale tra il Granducato di Toscana e il Principato di Piombino nel territorio di Buriano e Montepescali, Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri, 8 aprile 1783 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 526);
Pianta del confine giurisdizionale tra Granducato di Toscana e Principato di Piombino nel territorio dell’Abbadiola e Acquagiusta, Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri, 8 aprile 1783 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 528);
Pianta del confine giurisdizionale tra il Granducato di Toscana e il Principato di Piombino dal mulino sull’Ampio a Piano e penisola dell’Abbadiola, Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri, 7 aprile 1783 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 529);
Pianta topografica di una parte del corso del fiume Alma o Rio di S. Lucia, del fosso della Zinghera e dei fossetti che mettono in esso, con i poggi dai quali derivano formata dagl’ingegneri toscani e piombinesi per la questione presente di confinazione tra il Granducato di Toscana e il Principato di Piombino, Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri, marzo 1781 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 531);
Pianta topografica di una parte del piano d’ Alma dal ponte di pietra del fiume di detto nome fino alla sommità del Poggio Spada e del Monte d’Alma, formata di concerto da Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri di Toscana e di Piombino, 24 maggio 1779 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 535);
Confine giurisdizionale tra il Granducato di Toscana e il Principato di Piombino da Montecalvi fino alla bassa Valdicornia. III., Alessandro Nini e Giacomo Benassi ingegneri, 1780 ca. (ASF, Miscellanea di Piante, n. 536);
Carta topografica dimostrante la Torre della Troia, stabilimento di S.A.R. il ser.mo Granduca di Toscana, e la Torre del Barbiere del Principato di Piombino con i scali e seni, adiacenti a dette torri, comprese dentro la passata del cannone, Innocenzio Fazzi ingegnere, seconda metà del XVIII secolo (ASF, Miscellanea di Piante, n. 543);
Disegno schematico del confine tra lo Stato di Siena con il Territorio di Massa e il Principato di Piombino con il Territorio di Scarlino alla steccaia del Fiume Pecora, Alessandro Nini e Giacomo Benassi, 23 aprile 1782 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 764);
Schizzo prospettico del confine tra Scarlino (Principato) e Gavorrano (Granducato), Giacomo Benassi, 1788 (ASF, Piombino, f. 628, ins. 6);

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Azzari e Rombai, 1986, pp. 133, 135, 137 e 144-145; Guarducci, 2000; Rossi, 2000; Guarducci, 2001; Pellegrini, 1984; Quaini, Rombai e Rossi, 1995; Quattrucci, 1994; Rombai, 1995; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987; Rombai e Tognarini, 1986; Rombai e Vivoli, 1996, pp. 156-157; Tognarini, 1987; Tognarini, 1995; ASF, Piombino; ASF, Piombino Appendice II; ASF, Magona; ASF, Miscellanea di Piante; ASV, Boncompagni; ASL, Piombino; SHAT.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Leonardo Rombai

Parigi, Alfonso (il vecchio)

Alfonso Parigi
N. 1530
M. 8 ottobre 1590

Relazioni di parentela: Architetti, ingegneri, pittori, incisori e scenografi, i Parigi, Alfonso di Santi, Giulio e Alfonso il Giovane, rispettivamente padre, figlio e nipote, rappresentano un significativo esempio di tecnici versatili e pronti ad intervenire come esecutori di fiducia nei più impegnativi cantieri, non solo fiorentini, fra tardo Cinquecento e prima metà del Seicento.
L’ascesa della famiglia, originaria di Prato, data dall’arrivo a Firenze, e più precisamente dalla prestigiosa parentela con Bartolomeo Ammannati, ottenuta col matrimonio di Santi di Baccio Parigi con Laura Ammannati sorella del celebre architetto. E’ infatti la partecipazione ad imprese dell’Ammannati ad offrire al figlio di Santi, Alfonso, le credenziali per la collaborazione con Giorgio Vasari e con Buontalenti agli Uffizi, ad Arezzo, Cerreto Guidi, premessa per lavori autonomi quali il primo chiostro di S. Spirito a Firenze (1570). Il punto di arrivo dell’ascesa familiare emerge con tutta chiarezza nell’episodio del Privilegio concesso a Giulio il 4 febbraio 1623 che ne riconosceva il ruolo nell’ambito degli artisti di corte.

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: Architetto e capomaestro dei Cap. di Parte e Nove Conservatori

Biografia:

Produzione scientifica:
Alfonso di Santi collabora, come capomaestro, con Ammannati nella costruzione del ponte a S. Trinita (1567-69), alla sistemazione idraulica della zona, nonché alla organizzazione della piazza con l’innalzamento della colonna e della statua della Giustizia (1575).
Altre due importanti opere sono il primo chiostro di S. Spirito (1570) e il proseguimento della fabbrica dei 13 magistrati (Uffizi) dopo la scomparsa di Vasari.
Contemporaneamente gli impegni si susseguono a Pitti (1565), a Orsanmichele (1569), nelle ville di Poggio a Caiano (1575), di Cerreto Guidi (1575), di Careggi, ma anche in opere di varia e molteplice qualità a Volterra (1582), ad Arezzo (1576), a Prato (S. Maria del Soccorso, portico, 1584), nella fortezza di S. Martino in Mugello e in quella di Belvedere a Firenze.
Dal 1580 fino alla morte è capomaestro dei Nove Conservatori, un impegno che portò Alfonso ad operare nelle più svariate località del contado e del distretto fiorentino (ASF, Nove Conservatori. Rapporti, f. 1338, anni 1558/89, e f. 1339, anni 1590/1633); sono citati lavori eseguiti personalmente per il Magistrato dei Nove come Carlo Pitti, Donato Acciaiuoli, ecc.
Alfonso fu nel complesso un fedele esecutore di progetti ideati da altri, probabilmente un tecnico esperto del quale è però difficile individuare precise caratteristiche stilistiche.

Produzione di cartografia manoscritta:
I grafici sono essenzialmente raccolti nei fondi dell’ASF; in particolare varie mappe sono allegate alle relazioni dei Capitani di Parte e dei Nove Conservatori presso cui prestava la sua opera Alfonso il Vecchio. Disegni di tipo paesaggistico (salvo quelli del Louvre) e incisioni sono conservati presso il GDSU.
Progetto del vialone di Poggio Imperiale (Giulio Parigi) (ASF, Scrittoio delle Regie Possessioni, n. 3756, f. 14);
Poggio Imperiale (ASF, Piante Mannelli Galilei Riccardi, f. 315);
Arno a Rovezzano (ASF, Capitani di Parte Guelfa, f. 1061, nn. 79 e segg.);
Arno nel Pian di Ripoli e a San Salvi (ASF, Capitani di Parte Guelfa, f. 1062, nn. 148-152);
Alfonso Parigi, progetto di un mulino e di un ponte da costruirsi sull’Arno presso S. Giovanni Valdarno, 1580 (ASF, Cancelleria dei Nove Conservatori, f. 1338, c. 240);
Alfonso Parigi, progetto di restauro alla chiesa di S. Giusto fra Pisa e Volterra (ASF, Cancelleria dei Nove Conservatori, f. 1338, c. 285);
Paesaggio con castello in mezzo a un fiume e un albero in primo piano a s. (MLP, disegni italiani, n. III 22203);
Paesaggio con villa e un gruppo di figure (MLP, disegni italiani, n. III 22090);
“Stratto” Pitti, 1594-1603, cabreo delle proprietà di Vincenzio Pitti (Firenze, collezione privata).

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Baldinucci, IV, 1845-47; Berti, 1951; Linnenkamph, 1958 (1960); Bonaccorsi, 1968; Il “taccuino” dei Parigi e la loro attività alla corte granducale, 1972; Fossi, 1975; Thieme, 1977; Lamberini, 1980; Lamberini, 1991; I Parigi da Prato scenografi, 1980; Monbeig Goguel, 1981; Negro Spina, 1983; Salvagnini, 1983, pp. 157-167; Stopani, 1984; BNCF, Palatino 853, e Fondo Nazionale II. I. 447 Ricordi; BNP, Trattati. Ms. It.; MLP.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Giuseppina Carla Romby

Parigi, Alfonso (il giovane)

Alfonso Parigi
N. 13 luglio 1606
M. 17 ottobre 1656

Relazioni di parentela: Architetti, ingegneri, pittori, incisori e scenografi, i Parigi, Alfonso di Santi, Giulio e Alfonso il Giovane, rispettivamente padre, figlio e nipote, rappresentano un significativo esempio di tecnici versatili e pronti ad intervenire come esecutori di fiducia nei più impegnativi cantieri, non solo fiorentini, fra tardo Cinquecento e prima metà del Seicento.
L’ascesa della famiglia, originaria di Prato, data dall’arrivo a Firenze, e più precisamente dalla prestigiosa parentela con Bartolomeo Ammannati, ottenuta col matrimonio di Santi di Baccio Parigi con Laura Ammannati sorella del celebre architetto. E’ infatti la partecipazione ad imprese dell’Ammannati ad offrire al figlio di Santi, Alfonso, le credenziali per la collaborazione con Giorgio Vasari e con Buontalenti agli Uffizi, ad Arezzo, Cerreto Guidi, premessa per lavori autonomi quali il primo chiostro di S. Spirito a Firenze (1570). Il punto di arrivo dell’ascesa familiare emerge con tutta chiarezza nell’episodio del Privilegio concesso a Giulio il 4 febbraio 1623 che ne riconosceva il ruolo nell’ambito degli artisti di corte.

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: Architetto e scenografo

Biografia:

Produzione scientifica:
Alfonso il Giovane, il primogenito di Giulio, architetto e soprattutto scenografo, continuò l’opera del padre nell’aggiornamento della reggia di Pitti, a seguito dell’incendio delle soffitte del palazzo e del crollo del tetto (1638), con la realizzazione di nuovi vani negli appartamenti principeschi e della servitù. E’ attribuita ad Alfonso anche l’ideazione dell’isolotto dei limoni nella grande vasca dei cigni del giardino di Boboli, oltre a varie sistemazioni del giardino stesso di raffinato gusto scenografico (anfiteatro).
A partire dagli anni ’50 fu impegnato in studi e opere di regimazione idraulica dell’Arno e dei suoi affluenti; suoi compagni di studi ed esperienze sono stati gli ingegneri idraulici che lavoravano per i capitani di Parte Guelfa, quali Ferdinando Tacca, Pier Francesco Silvani, Baccio del Bianco e soprattutto Vincenzo Viviani.
Non sono da trascurare gli esiti raggiunti da Alfonso nella incisione e nel disegno di paesaggio; insieme a Stefano della Bella eseguì la incisioni delle “Nozze degli dei”, spettacolo da lui allestito nel 1637, in occasione del matrimonio di Ferdinando II e Vittoria della Rovere.

Produzione di cartografia manoscritta:
I grafici sono essenzialmente raccolti nei fondi dell’ASF; in particolare varie mappe sono allegate alle relazioni dei Capitani di Parte e dei Nove Conservatori presso cui prestava la sua opera Alfonso il Vecchio. Disegni di tipo paesaggistico (salvo quelli del Louvre) e incisioni sono conservati presso il GDSU.
Progetto del vialone di Poggio Imperiale (Giulio Parigi) (ASF, Scrittoio delle Regie Possessioni, n. 3756, f. 14);
Poggio Imperiale (ASF, Piante Mannelli Galilei Riccardi, f. 315);
Arno a Rovezzano (ASF, Capitani di Parte Guelfa, f. 1061, nn. 79 e segg.);
Arno nel Pian di Ripoli e a San Salvi (ASF, Capitani di Parte Guelfa, f. 1062, nn. 148-152);
Alfonso Parigi, progetto di un mulino e di un ponte da costruirsi sull’Arno presso S. Giovanni Valdarno, 1580 (ASF, Cancelleria dei Nove Conservatori, f. 1338, c. 240);
Alfonso Parigi, progetto di restauro alla chiesa di S. Giusto fra Pisa e Volterra (ASF, Cancelleria dei Nove Conservatori, f. 1338, c. 285);
Paesaggio con castello in mezzo a un fiume e un albero in primo piano a s. (MLP, disegni italiani, n. III 22203);
Pesaggio con villa e un gruppo di figure (MLP, disegni italiani, n. III 22090);
“Stratto” Pitti, 1594-1603, cabreo delle proprietà di Vincenzio Pitti (Firenze, collezione privata).

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Baldinucci, IV, 1845-47; Berti, 1951; Linnenkamph, 1958 (1960); Bonaccorsi, 1968; Il “taccuino” dei Parigi e la loro attività alla corte granducale, 1972; Fossi, 1975; Thieme, 1977; Lamberini, 1980; Lamberini, 1991; I Parigi da Prato scenografi, 1980; Monbeig Goguel, 1981; Negro Spina, 1983; Salvagnini, 1983, pp. 157-167; Stopani, 1984; BNCF, Palatino 853, e Fondo Nazionale II. I. 447 Ricordi; BNP, Trattati. Ms. It.; MLP.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Giuseppina Carla Romby

Pagano, Matteo

Matteo Pagano
N.
M.

Relazioni di parentela:

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: Incisore, stampatore

Biografia:
Venezia – XVI sec.

Produzione scientifica:
Tipografo, editore, incisore e commerciante di carte geografiche attivo a Venezia con bottega in Frezzeria. Insegna: Fede. Si ricordano tra il 1538 e il 1562, 28 edizioni di cui 12 carte e una pianta urbana. Giacomo Gastaldi si avvalse della sua opera per stampare le sue carte.

Produzione di cartografia manoscritta:

Produzione di cartografia a stampa:
Carta di parte dell’Italia e della penisola balcanica di Giacomo Gastaldi], Venezia, 1546, (Biblioteca Apostolica Vaticana, Roma)

• [Carta del Piemonte di Giacomo Gastaldi], Venezia, 1555, (Biblioteca Apostolica Vaticana, Roma)

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
MAZZARIOL G., Catalogo del fondo cartografico queriniano, Venezia, Lombroso, Ed., 1959, p.10
PASTORELLO E., Tipografi, Editori, Librai a Venezia nel sec. XVI, Firenze, 1924
LAGO L., Imago Adriae, Trieste, 1996, p.8,fig.2
LAGO L., Theatrum Adriae, Trieste, 1989, p.86, fig.51; p.247, n.91
LAGO L. - ROSSIT C., Theatrum Forii Iulii. La Patria del Friuli ed i territori finitimi nella cartografia antica sino a tutto il sec. XVIII, Trieste, Ed. Lint, 1988, vol.I, p. 17, 21, 22, 71, 73, 103-105, tav. XXVIII, p.173, 194
LAGO L.- ROSSIT C., Descriptio Histriae, “Collana degli Atti del Centro Ricerche storiche di Rovigno, n.5, Trieste, 1981, tav. XXI
CUCAGNA A., Il Friuli e la Venezia Giulia nelle principali carte geografiche regionali dei secoli XVI, XVII e XVIII. Catalogo ragionato della Mostra storica di cartografia, “Atti del XVIII Congresso Geografico Italiano”, Vol. III, Trieste, 1964, p. 364
ALMAGIÀ R., Monumenta Cartographica Vaticana, Città del Vaticano, Biblioteca apostolica Vaticana, 1948,vol II, p. 24
ALMAGIÀ R., La carta dei paesi danubiani e delle regioni contermini di Giacomo Gastaldi(1546), Roma , biblioteca apostolica, Vaticana, 1939, p. 19 e 5 tavv.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Anonimo

Paganelli, Luigi di Raffaello

Luigi di Raffaello Paganelli
N.
M.

Relazioni di parentela: Figlio di Raffaello Carlo e quindi nipote di Gaspero.

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica:

Biografia:

Produzione scientifica:
Nel triennio 1797-99 ricoprì l'incarico di Provveditore di Strade e Fabbriche della Comunità di Pontassieve, ruolo già ricoperto più volte dal padre e, nel corso del 1804, ebbe modo di sostituire, nelle visite alle strade, il padre temporaneamente ammalato.
Nel 1800 (aprile-maggio), firmandosi come "Agrimensore", eseguì alcune mappe poderali (7 bei disegni) con planimetrie e vedute ingrandite delle case coloniche e della villa, attinenti alla fattoria di Vicoferaldi in Valdisieve, di proprietà della nobile famiglia Bartoli (in ASF, Miscellanea di Piante, nn. 284a-g).

Produzione di cartografia manoscritta:
Pianta della Presa di Terra, e Case delli Scopetidel Popolo di S. Stefano a Castiglioni Comunità e Vicariato di Pontassieve di proprietà dell’Ill.mo Sig. Marco Bartoli […], 1800 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 284 a);
Podere da Monte […] (ASF, Miscellanea di Piante, n. 284 b);
Pianta degli appezzamenti dei boschi apparteneneti alla Fattoria […](ASF, Miscellanea di Piante, n. 284 c);
Pianta del Podere denominato Piandicasi […] (ASF, Miscellanea di Piante, n. 284 d);
Podere di Stia, e Boscaglie […] (ASF, Miscellanea di Piante, n. 284 e);
Podere da Fonte […] (ASF, Miscellanea di Piante, n. 284 f);
Pianta del Podere denominato Il Poggio […] (ASF, Miscellanea di Piante, n. 284 g);

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Mantovani, 1987, passim; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, pp. 228-230.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Anna Guarducci