Archivi tag: Siena

Moretti, Marco

Marco Moretti
N.
M.

Relazioni di parentela:

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica:

Biografia:

Produzione scientifica:
Nel 1778 (in data 25 giugno) presentò una relazione con allegato il Disegno d'un Ponte da erigersi sul Fiume Foci per la Via di Colle (in ASCSG, Y, 58), in cui si rappresentava planimetricamente e in alzato il nuovo manufatto da costruire sulla strada da S. Gimignano a Colle di Val d'Elsa; nella relazione il Moretti (che si definisce ingegnere) specificava che il ponte doveva assolutamente essere realizzato in muratura, e non in legname come era "riprovato costume del paese. Evidentemente, il ponte non fu costruito perchè, una quindicina di anni dopo venne presentato un altro progetto, con più soluzioni, da parte dell'ingegnere Neri Zocchi.
Sempre nel 1788 fu incaricato, come perito delle parti in causa (insieme a Gaetano Bercigli per la Comunità di Prato e Antonio Bicchi per lo Scrittoio delle Regie Possessioni), di autenticare una Pianta planimetrica della cerchia muraria della città di Prato realizzata da Camillo Borselli (in ASF, Miscellanea di Piante, n. 581).
Nei primi anni del XIX secolo, a quanto emerge da una relazione di Pietro Ferroni del 1803, si occupò delle colmate di Romaiano, nei pressi di Santa Croce sull'Arno, nelle basse campagne di Bientina, elaborando un progetto insieme al matematico gesuita Francesco Puccinelli (Nanni, Pierulivo e Regoli, 1996, p. 54).
All'inizio del XIX secolo risale anche una sua precisa e pure elegante rappresentazione topografica del suburbio nord-orientale di Firenze, con il dettaglio del reticolo idrografico e di quello viario e con la maglia insediativa, assai ricca di riferimenti toponomastici e con i diversi appezzamenti di terra numerati progressivamente (in BNCF, Nuove Accessioni, IV, 81).
Sotto di lui (e sotto anche Luigi Kindt) dichiara (nel novembre 1829, allorché inoltra domanda di assunzione al Corpo degli Ingegneri del Circondario) di "aver fatto pratica" l'ingegnere senese Mario Chiatti (ASF, Soprintendenza alla Conservazione del Catasto poi Direzione Generale delle Acque e Strade, ff. 1-2).

Produzione di cartografia manoscritta:
Disegno d'un Ponte da erigersi sul Fiume Foci per la Via di Colle, 25 giugno 1778 (ASCSG, Y, 58);
Rappresentazione topografica del suburbio nord-orientale di Firenze, inizio del XIX secolo (BNCF, Nuove Accessioni, IV, 81).

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Vichi, 1986, pp. 107-108; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, p. 404; Rombai e Torchia, 1994, p. 110; Nanni, Pierulivo e Regoli, 1996, p. 54; ASCSG; ASF, Miscellanea di Piante; BNCF, Nuove Accessioni; Soprintendenza alla Conservazione del Catasto poi Direzione Generale delle Acque e Strade.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Leonardo Rombai</

Moretti, Ferdinando

Ferdinando Moretti
N.
M.

Relazioni di parentela:

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: Ispettore Appalto Generale/Ispettore Dogana di Pisa

Biografia:

Produzione scientifica:
Entrò nel ruolo dei dipendenti della Regia Dogana di Pisa nel 1755; nel 1760 era già “Ispettore delle Porte e della Dogana” (ASF, Amministrazione Generale delle Regie Rendite, f. 1088, Ruolo dei Ministri dei Dipartimenti Dogane e Zecca, 1760), e nel 1762 si firmava come Ispettore dell'Appalto Generale (così il 12 agosto 1762).
Nel 1773, allorché disegnò la carta della Corsica oggi conservata a Napoli, era ancora “Ispettore della Regia Dogana di Pisa” (Aversano, 2000, pp. 11-13, 17-19 e 36-37).
Il suo operato non dovette incontrare il favore del granduca Pietro Leopoldo se lo stesso sovrano, che pure manifesta parole di stima per le sue qualità tecniche (col definirlo “uomo abile e accorto”), alla fine degli anni ’70 (e precisamente nel resoconto della gita a Pisa fatta tra il 5 e il 16 luglio 1779), manifestò l’intenzione di sollevare dall’incarico Moretti – oltre a vari altri impiegati della Dogana pisana – in considerazione del suo comportamento “dispotico” e volto a seminare discordia, probabilmente perché contrario agli indirizzi del progetto riformatore lorenese, o forse solo per rivalsa in seguito al suo avvenuto declassamento da unico ispettore ad aiuto ispettore.
Nulla sappiamo circa la sua eventuale qualifica tecnica, se ingegnere architetto o disegnatore autodidatta. In ogni caso, è autore di varie rappresentazioni cartografiche manoscritte di rilevante impegno e interesse, tutte correlate alle sue funzioni amministrative, oltre alla grande figura della Corsica, in scala di 1:250.000 circa, prodotto “di valore” per la quantità e la qualità dei contenuti topografici (Aversano, 2000, pp. 17-19).
A quanto è dato sapere la sua produzione tematica ha inizio nel 1762, con la Pianta topografica della posizione dei Mulini di Calcinaia (in BNCF, Nuove Accessioni, V, 8), nel territorio della Valdelsa al confine fra Stato Fiorentino e Stato Senese. L'intento dell'Ispettore-cartografo era quello di stroncare il contrabbando della carne, dei grani e della farina, quest'ultimo favorito anche dal fatto che i contadini senesi potevano recarsi a macinare gratuitamente presso i mulini del Fiorentino (oggetto della rappresentazione), in base ad una antica concessione fatta da Cosimo III dei Medici nel 1696: si progettava pertanto, il progetto la costruzione di una nuova dogana nella zona a ridosso di una casa colonica.
Nella seconda metà del secolo realizzò una pianta di una parte del territorio volterrano con indicazione della viabilità utilizzata a fini commerciali (in ASF, Miscellanea di Piante, n. 665).
Una Pianta delle mura di Siena (in BNCF, Nuove Accessioni, IV, 21) non datata rappresenta la cerchia muraria con la fortezza e gli edifici vicini alle cortine, senza il centro urbano. Alcune indicazioni fornite dall'autore indicano alcuni punti deboli delle mura, non sul piano militare ma su quello doganale: infatti il Moretti osserva che erano molti i punti attraverso i quali i contrabbandieri potevano evadere i controlli fiscali introducendo merci (soprattutto carni) in città. In due riquadri, si rappresentano alcuni particolari della cinta ove occorreva intervenire.
E’ firmato da Ferdinando “doganiere di Altopascio” e datato 27 gennaio 1783 il Piano generale della Provincia di Val di Nievole (ASF, Piante delle Regie Rendite, n. 50): una rappresentazione complessa e costruita all’interno dell’amministrazione doganale toscana, in quanto riporta l’elenco delle dogane, con la correlata trama delle strade e delle idrovie, comprese ai confini fra Granducato e Repubblica di Lucca (Vivoli, 2003, p. 175).
E’ al momento introvabile la Carta del Contado di Pisa del 1773 ricordata da un’annotazione amministrativa del 1853 come tra quelle affisse in cornici alle pareti della Direzione Doganale di Pisa (Gabellini, 1987, p. 419).
Altri Moretti compaiono tra i cartografi toscani, dei quali però non sono documentati legami di parentela con Ferdinando.
Ad esempio, si hanno notizie di un Giovan Battista Moretti, ingegnere di Acque e Strade, in servizio nel Circondario di San Giovanni Val d'Arno tra il 1826 e il 1828, quando collaborò con Giovanni Inghirami alla costruzione della Carta Geometrica della Toscana, inviando carte con lo stato aggiornato della viabilità, nella sua articolazione fra strade rotabili, comunali, provinciali, regie (Rombai, 1989, pp. 96-98).

Produzione di cartografia manoscritta:
Pianta topografica della posizione dei Mulini di Calcinaia (BNCF, Nuove Accessioni, V, 8);
Pianta Topografica della Corsica, 1773 (BNN, Sezione Manoscritti, B.a 6, 59);
Pianta della posizione della Villa di Menzano con gl’altri Castelli circonvicini, Strade che portano alla Maremma, e confini del Distretto di Volterra, e della Contea d’Elci, praticate da’ vetturali del vino, seconda metà del XVIII secolo (ASF, Miscellanea di Piante, n. 665);
Piano generale della Provincia di Val di Nievole e dogane toscane in essa stabilite opposte al confine dello Stato della Repubblica di Lucca, 1783 (ASF, Piante delle Regie Rendite, n. 50);
Pianta delle mura di Siena, seconda metà del XVIII secolo (BNCF, Nuove Accessioni, IV, 21).

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Gabellini, 1987, p. 419; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, pp. 427-428; Rombai, 1989, pp. 96-98; Rombai e Torchia, 1994, pp. 92 e 114; Aversano, 2000; Vivoli, 2003, p. 175; BNN, Sezione Manoscritti; ASF, Miscellanea di Piante; ASF, Amministrazione Generale delle Regie Rendite; ASF, Piante delle Regie Rendite; BNCF, Nuove Accessioni.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Leonardo Rombai</

Montucci, Pierantonio

Pierantonio Montucci
N.
M.

Relazioni di parentela: Molto probabilmente padre (o zio) di Giuseppe.

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: Ingegnere

Biografia:
Operò a lungo (tra la fine del XVII secolo e gli anni ’50 del successivo) per conto della Magistratura dei Quattro Conservatori di Siena.

Produzione scientifica:
Oltre che uno stimato professionista, il Montucci fu un personaggio che partecipò attivamente alla vita e alla temperie cittadina dei suoi anni; ad esempio (da una notizia ricavata dagli archivi informatici del Palio), sappiamo che fece parte della "Deputazione della Festa" del Palio del 16 agosto 1707.
Fu membro dell’Accademia dei Rozzi di Siena, con l’appellativo di “Arguto”. In tale veste, nel 1727, ebbe l’incarico (insieme ad Anton Filippo Conti) di dirigere i lavori per la realizzazione di un nuovo salone per gli spettacoli, durante i quali – forse per incuria dei dirigenti, o per la poca avvedutezza del capo-maestro muratore Giuseppe Fondi – nell’ottobre dello stesso anno, per la caduta di una trave, morirono ben sedici persone.
Del lungo operato al servizio degli apparati statali, restano decine e decine di progetti corredati di cartografie (molte siglate, molte altre a lui facilmente attribuibili), in massima parte conservate in ASS.
Poco dopo il 1713 si occupò del prosciugamento e della bonifica del Piano di Sinalunga nel Senese, questione che vide a lungo impegnati diversi tecnici (nel 1680 se ne era occupato Giuliano Ciaccheri, che aveva elaborato un progetto di colmata poi scartato, con a seguire, nel 1712-13, Giovanni Franchi e Raffaello Nardi), elaborando anche una carta a stampa dell'area, incisa in nero da Francesco Visconti.
Nel 1725, in seguito ad una visita di controllo per un nuovo canale ad uso dei mulini di Rapolano, realizzò una Pianta dei Bagni e Mulini detti di Rapolano [...] (in ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 16).
Realizzò alcune piante di beni della Mensa Vescovile di Grosseto e di altri enti per questioni confinarie con le comunità e con alcuni privati del Senese, 1726 (5 disegni, in ASS, Piante dei Quattro Conservatori, nn. 3, 17-18 e 178-179).
Nel 1736 effettuò una ricognizione nel Feudo maremmano di Montemassi, al fine di individuare e misurare i beni spettanti al marchese Giovanni Cristoforo Malaspina e risolvere una annosa questione di controversie confinarie; a tal fine realizzò una serie di cartografie (7 disegni, in ASS, Piante dei Quattro Conservatori, nn. 20-26).
Nel 1737 ricevette l’incarico, dal Tribunale del Sale e Grascia, di occuparsi delle saline del Grossetano. Per l’occasione redasse una Relazione della Origine del Tribunale del Sale e Grascia, dove venivano descritti, oltre alle origini del Tribunale stesso, tutte le "ingerenze e ministri del medesimo sì della città che della Torre della Trappola luogo delle Saline e di Grosseto […]”. La relazione era anche accompagnata da varie "dimostrazioni", redatte da Francesco Maria Cavalcanti, ossia da tabelle che illustravano il sale prodotto e venduto negli anni 1730-1737, con l'elencazione delle comunità tassate. Il lavoro era poi corredato da 5 piante delle saline di Grosseto e loro annessi, con dettagliate descrizioni, disegnate da Pier Antonio Montucci che illustravano: la prima il litorale maremmano in prossimità del quale si trovavano le saline, la seconda tutte le saline; la terza riguardava tre saline in particolare, "estratte per ragguaglio", dove si fabbricava il sale grosso, con il dettaglio di tutti gli attrezzi necessari alla fabbrica del sale; la quarta e la quinta pianta illustravano tutti i quartieri dei ministri delle saline alla Torre della Trappola (in BMOF, Fondo Acquisti diversi, ms. 202, c. 52).
Alla fine degli anni ’30 fu inviato ad occuparsi della vecchia e annosa questione confinaria fra Granducato e Stato di Piombino, in particolare del tratto del Fiume Pecora che era stato teatro, nel secolo precedente, della cosiddetta “guerra delle steccaie” fra i confinanti; allo scopo, nel 1739, il Montucci realizzò anche alcune piante (in ASF, Confini, n. 218, c. 88).
Sempre per conto dei Quattro Conservatori, nel 1740-41, effettuò una perizia ad un tratto del Fiume Merse in seguito ad una rovinosa piena avvenuta nel 1740, con relativo disegno acquerellato, piuttosto semplice, ma che esprime pienamente la buona mano dell'autore, con un edificio molitorio reso in prospettiva (in ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 238).
Nel 1758-59 fece parte del gruppo di collaboratori (con Veraci, Grazzini e Masini) di Leonardo Ximenes nella visita idraulica della pianura grossetana e castiglionese, con effettuazione anche di lavori ai fossi e al porto di Castiglione.

Produzione di cartografia manoscritta:
Pianta dei Beni livellari de SS.ri Terrrosi di Sinalunga, luogo detto il Porto di Bettolle, 1697 (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 226b);
Copia di Pianta, ridotta in minor proporsione da me Dottore Pierantonio Montucci Ingegnere da altra copiata dal vero Originale esistente nell’Archivio del pijssimo Spedal grande di S. Maria della Scala dal Signor Dottore Giuseppe Morozzi per dimostrare il Confino fra Buriano, e Montepescali nell’anno 1631, 1700 (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 3);
Pianta di beni del Piano di Cetona con minuziosa descrizione delle singole particelle, 1714 (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 14);
Pianta dei Bagni e Mulini detti di Rapolano [...], 1725 (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 16);
Pianta del Terzo d’Istia in corte di Montorgiali della Mensa Vescovale di Grosseto per mostrare suo confino colla comunità di Montorgiali suddetta, 1726 (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 17);
Pianta per dimostrare le distanza che è dal principio del fosso di Valle Feriera fino al fosso detto del Rigotorto tra la Comunità di Monte Orgiali e il terzo d’Istia, 1735 (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 18);
Pianta del Convento dei Padri Cappuccini di Arcidosso per un progetto di adduzione idrica, 1735 (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 19);
Pianta di tutti li Terreni inclusi tra li fossi Ribolla, e Follonica in Corte di Monte Massi terminati da beni dei Preti della Rocca e della Casetta Bargi, fatta per mostrare l’esistenza di varj terreni descritti nella visita Ballati, ed in questa distintamente notati, 1735 (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 20);
Pianta dei Terreni denominati le Secchete posti in Corte di Monte Massi di Moggia VI e Stara VIII cosi misurate e terminate d’ordine & spettanti al Nobile Signor Marchese Giovan Cristoforo Malaspina, 1736 (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 21);
Pianta delle Secchete Bichi nel Territorio di Monte Massi fatta per mostrarne la terminazione à tenore di pronunzia del Signor Giudice Delegato Laghi, 1736 (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 22);
Pianta dei terreni denominati il campo all'ulivo del Nobile Signore Marc: Gio: Cristoforo Malaspina posti in corte di M. Massi, quali misurati e terminati ascendono a Moggia ventuno ordinate, 1736 (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 26);
Pianta di tutte le terre incluse tra il fiume Asina, Via del Pescie, Campo alla Lite, e linea di confino tra Monte Massi e Monte Lattaia per mostrare le pretenzioni del Nobile Signore Marchese Malaspina e della Comunità di Monte Massi intorno ai fondi e Frassineta ed altri campi posibili in detto recinto, 1736 (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 24);
Pianta dei Terreni detti alla Ficaia in Corte di Monte Massi fatta d’Aprile MDCCXXXVI da me Dottor Pierantonio Montucci Ingegnere, 1736 (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 23);
Piante delle saline di Grosseto, 1737 (BMoF, Fondo Acquisti diversi, ms. 202 c. 52);
Pianta delle Preselle ordinate farsi nei Terreni non Controversi della Bandita vecchia della Comunità di Rigomagno sotto il di XI Gennaio MDCCXXXVIII, 1738 (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 230);
Pianta di un tratto del confine fra Granducato e Principato di Piombino, 1739 (una copia del 1783 fatta da Alessandro Nini è in ASF, Miscellanea di Piante, n. 516);
Pianta di un tratto del Fiume Pecora con la steccaia ed i terreni circostanti, 1739 (ASF, Confini, n. 218);
Disegno di un tratto di Fiume Merse dopo la piena del 1740, 1740-41 (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 238)
Copia di pianta di un tratto del territorio di confine fra i comunelli di Buriano e Montepescali in Maremma, anni '40 del XVIII secolo (su originale di Giuseppe Morozzi del 1631; un'altra copia del 1821 di Gaetano Razzi è in ASGr, Genio Civile, n. 155);

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Barsanti e Rombai, 1986, p. 122; Rombai e Tognarini, 1986; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, pp. 382-383; Vichi, 1990, pp. 39-40, 43, 52, 61, 78-79, 81, 84-85 e 91; Barsanti, Bonelli Conenna e Rombai, 2001, pp. 34 e 67; ASF, Confini; ASS, Piante dei Quattro Conservatori; ASGr, Genio Civile; BMoF, Fondo Acquisti diversi.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Anna Guarducci

Montucci, Giuseppe

Giuseppe Montucci
N. Siena 1714
M. 1767

Relazioni di parentela:

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: ngegnere

Biografia:
Anche lui, come il congiunto (padre?) Pier Antonio, oltre a svolgere la professione di ingegnere e cartografo, partecipò attivamente alla vita senese, ricoprendo anche la carica di Priore della Contrada dell'Oca in occasione del Palio dell'8 luglio 1753 (notizia ricavata dagli archivi informatici del Palio).
Operò per gli apparati statali fin dal governo degli ultimi Medici e soprattutto nel periodo della Reggenza lorenese; divenne "Ingegnere dello Stato di Siena per Sua Maestà Imperiale in servizio delle comunità". Operò nel Senese, in Valdichiana e nella Maremma; dal suo operato scaturirono decine di cartografie, molte firmate, molte a lui attribuibili, conservate in massima parte in ASS.
Il primo incarico di cui siamo a conoscenza risale al 1748 ed è la rappresentazione dei beni della Commenda gerosolimitana di S. Pietro alla Magione a Siena, un vero e proprio cabreo disegnato ad acquerello con vera maestria pittotrica, commissionato da Don Fabrizio Ruffo (in Siena, Archivio privato del Conte Guido Chigi Saracini).
Nel 1748-49, per conto della Magistratura dei Quattro Conservatori, in seguito ad una visita di controllo per un nuovo canale ad uso dei mulini di Rapolano, realizzò un disegno planimetrico delle strutture idriche di adduzione finalizzate per l’uso termale e molitorio (in ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 32).
Negli anni '50 effettuò alcuni rilievi di beni terrieri, con relative cartografie (piuttosto semplici), per conto di enti religiosi dell'area senese: Pieve di S. Lorenzo di Monterongriffoli e Chiesa della Madonna delle Grazie di Chiusure (in ASS, Piante dei Quattro Conservatori, nn. 177 e 231).
Per conto dello Stato, all’inizio degli anni ‘50 fu in Valdichiana, dove si occupò di progetti relativi alla regimazione idrografica, redigendo alcune cartografie di corsi d'acqua (in ASS, Piante dei Quattro Conservatori, nn. 33 e 234; con altri disegni non firmati).
Negli anni 1757-58, si occupò di rappresentare le bandite di pascolo della Mensa Episcopale di Grosseto. Al Montucci viene anche attribuita una bella e ricca (sul piano delle informazioni toponomastiche ed antropogeografiche) rappresentazione di tutte le bandite granducali presenti nel territorio di Massa Marittima, eseguita negli stessi anni dopo una visita sul posto (in ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 135).
Altre piante di bandite nel Senese e nel Grossetano e di beni comunitativi risalgono al 1761-63.
Nel 1765, il Montucci ebbe l'incarico dall'Ufficio dei Fossi di Grosseto e dal visitatore generale della Maremma Giovanni Cristiano Miller (allora impegnato nello studio dell'operazione di mobilizzazione fondiaria) di partecipare ai lavori preparatori della prima grande allivellazione statale effettuata dal governo lorenese in Maremma: misurò e disegnò i terreni (in gran parte latifondi) dell'Opera del Duomo di Grosseto, circa 9000 ettari che furono spartiti in 30 grandi tenute. Tutti gli appezzamenti fuorono misurati, distinti per qualità di colture e valutati e poi rappresentati singolarmente (in modo assai schematico) e in una carta d'insieme: i materiali furono raccolti in un quaderno contenente 30 schizzi acquerellati (di 30x22 centimetri). Per tale operazione egli si avvalse della collaborazione dello stimatore Gerrano.

Produzione scientifica:

Produzione di cartografia manoscritta:
Disegno della Sorgente del Bagno e Mulini di Rapolano fatto d’ordine degl’Illustrissimi Signori Conservatori il 16 Gennaio 1748, da me Giuseppe Montucci Ingegnere, 1748 (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 32);
Cabreo dei beni della Commenda gerosolimitana di S. Pietro alla Magione a Siena, 1748 (Siena, Archivio privato del Conte Guido Chigi Saracini, doc. n. 4652);
Pianta, Profili, e livellazione d’una parte del Rigo, e Sovata , in corte, e terre della Comunità di Colonna, Padri di S. Agostino di Siena, e Galgani di Buriano, fatto il 15 ottobre 1751 (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 234);
Profili, e disegno del letto della Foenna, conforme era l'anno 1612, e come presentemente si ritrova per causa dei suoi confinanti in esso descritti fatto senza le piegature e senz'argini al conf.o di Scrofiano con Sinalunga, 1753 (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 33);
In Contrada il Coiolo. Pianta d’un pezzo di terra Vitata, e Pomata di Staia due, e Tavole 22 e 2/3 spettante alla Chiesa della Madonna delle Grazie di Chiusure, confinata come si vede..., 1754 (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 231);
Pianta della Tenuta grossetana della Rugginosa della Dogana di Grosseto, 24 febbraio 1756 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 232);
Disegno d.la tenuta d.l’ Pont’al Rigo e suoi confini fatto da me Giuseppe Montucci il 12 Ottobre 1758 per mostrar la bandita del Beccarello (ASF, Miscellanea di Piante, n. 671 e ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 35);
Copia del territorio della Marittima Città di Massa nello Stato Senese per Sua Altezza Reale, attr., [1757-58] (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 135);
Disegno d'un campo sodivo e lavorativo della Pieve di S. Lorenzo di Monterongriffoli con i Beni de Confinanti fatto per mostrare quanto di quello ne sia stato occupato e coltivato da Contadini di Pavuccia del Nob. Signor Aldello Borghesi prima Piccolomini, [1761-63] (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 176);
Pianta dei Beni d.la C.tà di Cast.l’N.vo Berard.ga co.strade, case, muri, e terreni d’altri, che gli confinano, ricavata in proporz.ne il V d’agosto 1763 (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 28);
Pianta e confinazione d’un pezzodi terra in Contrada di Fossato di Nido della Comunità di Celle affittato in perpetuo al Signor Dottor Bianchi, 1763 (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 42);
Pianta o Disegno proporzionato del Terso di Mota della Comunità di Batignano allineata alla famiglia Iacometti di detto luogo fatto da me Giuseppe Montucci questo dì 19 Gennaio 1761 a spese di d.o Iacometti (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 186);
Pianta d.la Bandita vecchia e nuova d.la comunità di Pereta che tiene in affitto l’ill.mo Sig. marchese Francesco Barbolani di Montauto fatta li 7, 8 e 9 di maggio p. dimostrare la vera linea di confino tra la Dogana e det.a Bandita richiesta da de.to Sig: marchese e accordata dagl ill.mi magistrati paschi e conservatori delineata il XX di Giu: MDCCLXIII (ASS, Piante dei Quattro Conservatori, n. 47);
Allivellazione delle tenute dell'Opera del Duomo di Grosseto (quaderno di 30 schizzi acquerellati rappresentanti i terreni dell'Opera del Duomo allivellati) e Disegno della pianura di Grosseto dove si vedono punteggiate idealmente e all'incirca le nuove tenute allineate a loro rispettivi livellari e loro estenzione, 1765 (ASF, Reggenza, f. 326, ins. 9; ASGr, Ufficio dei Fossi, n. 562, c. 698r, sc. 177).

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, pp. 168 e 429; Vichi, 1990, pp. 40-41, 71, 73, 79, 92, 110-113 e 121; Barsanti, Bonelli Conenna e Rombai, 2001, p. 81; Bonelli Conenna, Brilli e Cantelli, 2004, pp. 400-401; ASS, Piante dei Quattro Conservatori; Siena, Archivio privato del Conte Guido Chigi Saracini; ASF, Miscellanea di Piante; ASF, Reggenza; ASGr, Ufficio dei Fossi.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Anna Guarducci</

Mignoni, Neri Andrea

Neri Andrea Mignoni
N.
M.

Relazioni di parentela:

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: Ingegnere granducale fiorentino

Biografia:

Produzione scientifica:
Nel 1744 e negli anni seguenti realizzò una serie di planimetrie di componenti urbanistiche (Porta S. Niccolò, Porta S. Gallo, ecc.), e di edifici (magazzini, cantine, dogane) posti in Firenze: si tratta di poco meno di una ventina di disegni, molti dei quali eseguiti per conto dell'appalto delle Finanze granducali; della serie fanno parte anche due disegni della macchina da conio della Zecca granducale (in ASF, Miscellanea di Piante, nn. 633-633c, 719-731 e 737-738).
Nel 1749 collaborò al progetto della Nuova Strada Bolognese della Futa (redatto da Anastasio Anastasi), realizzando il disegno del tracciato con la rete viaria minore ad esso collegata (ASF, Piante dei Capitani di Parte, cartone XII).
Sempre verso la metà del secolo disegnò una Pianta del Territorio di Sestino (in ASF, Piante di Ponti e Strade, n. 66) e la Pianta del sobborgo di S. Iacopo a Livorno (in ASF, Miscellanea di Piante, n. 668).
Nel 1763-65 – sull’esempio delle raccolte delle province toscane disegnate con grande successo dall’atelier Giachi in quegli stessi anni – redasse un atlante pure manoscritto dei vicariati del Granducato e degli altri stati minori toscani, dal titolo Selva di varie piante di governi, dipartimenti etc. della Toscana, in due tomi (in BNCF, Mss. Cappugi, nn. 167-168), con le figure acquerellate che evidenziano, al pari di tutte le altre del Mignoni, il gusto artistico del disegno, ma molti e rilevanti errori riguardo alla collocazione e alla denominazione dei centri abitati.
Nel 1767 (la carta è datata esattamente Firenze, 10 luglio) operò per il Ministero delle Dogane, elaborando una Carta geografica della Toscana relativa all'uso del Ministero delle Dogane, insieme a C. Antonio De Naville (in ASF, Miscellanea di Piante, n. 102). La bella carta, oltre ad illustrare le varie norme gabellari che vigevano nelle province granducali (dettagliate in due riquadri), offre anche un quadro dell'intera estensione territoriale del Granducato stesso.
Nel 1771 rappresentò il del Feudo dello Stale (oggi Futa) nel Mugello (in ASF, Miscellanea di Piante, n. 627).

Produzione di cartografia manoscritta:
Planimetrie diverse di porte urbiche (Porta S. Niccolò, Porta S. Gallo, ecc.), e di edifici (magazzini, cantine, dogane) posti in Firenze, 1744 e ss. (ASF, Miscellanea di Piante, nn. 633-633c, 719-731 e 737-738);
Disegno del tracciato della nuova Strada Bolognese con la rete viaria collegata (ASF, Piante dei Capitani di Parte, cartone XII);
Pianta del Territorio di Sestino, metà del XVIII secolo (ASF, Piante di Ponti e Strade, n. 66);
Pianta del sobborgo di S. Iacopo a Livorno, metà XVIII secolo (ASF, Miscellanea di Piante, n. 668);
Selva di varie piante di governi, dipartimenti etc. della Toscana, in due tomi, 1763-65 (BNCF, Mss. Cappugi, nn. 167-168);
Carta geografica della Toscana relativa all'uso del Ministero delle Dogane, insieme a C. Antonio De Naville, 1767 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 102);
Pianta del Feudo dello Stale in Mugello, 1771 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 627).

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Barsanti, 1992, pp. 81-82; Rombai e Ciampi, 1979, pp. 178-179; Rombai, 1987, p. 396; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, pp. 108-109, 417-419, 428 e 440-445; Vivoli, 1992, p. 60; Romby, 1997, pp. 91-115; ASF, Miscellanea di Piante; ASF, Piante di Ponti e Strade; ASF, Piante dei Capitani di Parte; BNCF, Mss. Cappugi.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Anna Guarducci

Mechini, Gherardo

Gherardo Mechini
N. 1550
M. 1621

Relazioni di parentela: Il padre, Francesco Mechini, semplice scalpellino di Settignano (Firenze), per oltre un decennio, poté servire come perito, o “capomaestro”, nella più importante magistratura tecnica dello Stato Fiorentino, i Capitani di Parte Guelfa e, proprio rivestendo questo prestigioso incarico, poté avere la possibilità di far assumere il figlio, prima (nel 1580) come suo sostituto temporaneo e poi, dopo le buone prove date, nel 1582, come “capomaestro” di ruolo.

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: Architetto di S.A.S., Capomaestro Capitani di Parte Guelfa.

Biografia:

Produzione scientifica:
Chiana nel territorio di Chiusi Stato del Granduca di Toscana, del territorio di Città della Pieve Stato della Chiesa dove si dimostra la choncordia chonvenuta sechondo la chapitolazione fattane, disegnata tra il 1595 e il 1605 (quasi sicuramente tra il 1601 e il 1605) dagli architetti dei due stati interessati, Gherardo Mechini per il granducale e Girolamo Rinaldi per il pontificio, con grandissima cura grafica (presenza di stemmi e rosa dei venti, di eleganti cartigli, scale grafiche e prospettive degli insediamenti, ecc.), al fine di offrire, per la prima volta, un ‘ritratto’ comune ufficializzato ad un territorio dai connotati così cangianti (per effetto sia delle divagazioni naturali, sia degli interventi alla rete idrografica prodotti dalle popolazioni locali) come il fondovalle, nei pressi del confine internazionale.
Nel territorio fra il chiaro di Chiusi e lo sbarramento costituito dal ponte e argine con torre di Buterone, la linea giurisdizionale del 1595, peraltro, continuava ad essere oggetto di accese contestazioni dovute anche all’incessante dinamica delle acque favorita dalle opere che non compaiono nella carta IGM (nuovi letti del canale del Buterone e della Tresa, del “Fiume che va al Campo alla Volta”, con il corollario di nuove arginature), opere realizzate ora dai cetonesi e ora dai pievaioli, con inevitabili danneggiamenti reciproci (ASF, Miscellanea Medicea, f. 93, ins. V, c. 144; v. Rombai, a cura di, 1993, p. 290).
Corre obbligo di concludere con il Livello della Val di Chiana disegnato congiuntamente e “d’accordo”, tra il 4 ottobre e il 2 novembre 1601, dal gruppo di architetti diretti da Gherardo Mechini (per il Granducato) e Girolamo Rinaldi (per lo Stato Pontificio). La leggenda spiega che “fu principiato a livellare tutta la Val di Chiana dal Ponte Buterone fino a’ Ponti Murati d’Arezzo” con il riscontro “da luogo a luogo” di “calate e distanze”. In basso, fuori del campo disegnato, è riportato pure il profilo di livellazione della Chiana dall’Arno al Tevere, con indicazione dei ponti (in prospettiva), dei porti e dei chiari.
Questo Profilo di livellazione del Canale Maestro e delle acque della Chiana dai Ponti di Arezzo al Ponte di Buterone venne ridisegnato nel 1605 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 752), in base alle nuove operazioni metriche effettuate proprio in quell’anno, “di concordia”, dai periti granducali e pontifici, con consueta raffigurazione di tutti i manufatti e delle zone umide esistenti sul lungo corso d’acqua artificiale o nei suoi dintorni: tra l’altro, un’annotazione spiega che, tra i chiari di Chiusi e Montepulciano, l’acquitrino ristagnava completamente (“sta l’acqua in fra essi chiari in piano”) (Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, pp. 40 e 472-473).
La particolare bellezza grafica di questa grande figura (cm 48x179,5) – chiaramente derivata dalla carta IGM – giustifica la sua conservazione, a quasi due secoli di distanza dalla sua redazione, nell’archivio privato o “intimo” del granduca Pietro Leopoldo di Lorena (che nel 1859 seguì i Lorena in esilio ed oggi è in SUAP, RAT 261/a) (Calzolai e Rombai, 1991, pp. 332-333). In effetti, la carta rappresenta in modo relativamente schematico, ma con linguaggio pittorico-vedutistico assai elegante, tutta la valle: così, insieme ai corsi d’acqua ad andamento naturale o canalizzato, ai chiari e ai paduli, ai ponti e ai porti, si restituiscono in prospettiva, con configurazioni che richiamano le forme reali, città e castelli, piccoli aggregati rurali e singoli edifici di uso agrario, religioso, industriale, militare o fiscale, di ristoro.

Produzione di cartografia manoscritta:
Disegno dell’area di Santa Croce a Firenze, 1581 (ASF, Capitani di Parte Guelfa. Numeri neri, f. 983, c. 103);
Veduta a volo d’uccello di Pescia e dintorni, 1583 (ASF, Capitani di Parte Guelfa. Numeri neri, f. 988, c. 63);
Piante di Popoli e Strade del vicariato di Certaldo, del capitanato di Volterra e Campiglia, della potesteria di Vicchio di Mugello, 1583-86 (ASF, Piante dei Capitani di Parte. Piante di Popoli e Strade, tomo 121/II, cc. 603-646);
Disegni idrografici della Valdichiana, 1585 (ASF, Capitani di Parte Guelfa. Numeri neri, f. 992, cc. 99-105);
Disegno del mulino con gualchiera sul fiume Elsa nei pressi di Poggibonsi, 1587 (ASF, Capitani di Parte Guelfa. Numeri neri, f. 997, c. 26 bis);
Disegno della pescaia sul Bisenzio al Cavalciotto di Prato, con Raffaello di Pagno, 1588-92 (ASF, Piante dei Capitani di Parte, cartone IX, c. 8);
Pianta del fiume Bisenzio, 1590 (ASF, Piante dei Capitani di Parte, cartone XIX, c. 8);
Pianta dell'Arno a Castelfranco di Sotto con il Callone, 1596 (ASF, Capitani di Parte. Numeri neri, f. 1009);
Planimetria della città di Empoli, 1594 (ASF, Capitani di Parte Guelfa. Numeri neri, f. 1004, c. 376);
Carta topografica di tutta Valdichiana toscana e umbra, dalla confluenza del Canale Maestro nell’Arno fino al Tevere, 1592-95 (IGM, Collezione Fossombroni, n. 1 d’ordine, inv. generale n. 4451;
Carta della Valdichiana, 1593-95 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 498);
Due figure del territorio di confine di Cetona, Chiusi e Castel della Pieve, fine del XVI secolo (ASF, Miscellanea Medicea, f. 29, ins. 27, cc. 14 e 54);
Disegno del territorio di Foiano e Lucignano con il suo reticolo idrografico, fine del XVI secolo-inizio del XVII secolo (ASF, Piante dei Capitani di Parte, cartone XXVI, c. 48);
Pianta della Chiana nel territorio di Chiusi Stato del Granduca di Toscana, del territorio di Città della Pieve Stato della Chiesa dove si dimostra la choncordia chonvenuta sechondo la chapitolazione fattane, con Girolamo Rinaldi per lo Stato Pontificio, 1601-1605 (ASF, Miscellanea Medicea, f. 93, ins. V, c. 144);
Livello della Val di Chiana, con Girolamo Rinaldi (per lo Stato Pontificio), 4 ottobre-2 novembre 1601, insieme con il Profilo di livellazione del Canale Maestro e delle acque della Chiana dai Ponti di Arezzo al Ponte di Buterone, ridisegnato nel 1605 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 752, e SUAP, RAT 261/a);
Disegno di un tratto del fiume Bisenzio a monte di Prato, agosto 1602 (ASF, Capitani di Parte Guelfa. Numeri neri, f. 1013, c. 108);
Profili di livellazione di corsi d'acqua in Valdichiana, 1605 ca. (ASF, Miscellanea di Piante, n. 752);
Disegno dell’Arno al Ponte a Buriano, 1606 (ASF, Capitani di Parte Guelfa. Numeri neri, f. 1017, c. 481);
Pianta del Fiume Cerfone in Valtiberina, con Lorenzo Petrozzi, 1613-13 (ASF, Piante Antiche dei Confini, n. 1, c. 6).

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Rombai, 2001; Rombai, 1987; Rombai, 1996; Salvagnini, 1983; Casali e Diana, 1983; Spini, 1976; Vichi, 1990, p. 57; Vivoli, 1992, p. 70; Archivio di Stato di Firenze, 1991, pp. 332-333; Piccardi, 2001, p. 23; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, pp. 472-473; Toccafondi, 1996, p. 149; Pansini, 1989; Rombai, 1989; Rombai, a cura di, 1993; Breschi et Al., 1981; Istituto Geografico Militare, 1934; Di Pietro, 2005, pp. 98-111; ASF, Scrittoio delle Regie Possessioni e ASF, Capitani di Parte Guelfa. Numeri neri; ASF, Piante dei Capitani di Parte. Piante di Popoli e Strade; ASF, Piante dei Capitani di Parte; ASF, Miscellanea di Piante; ASF, Piante Antiche dei Confini; IGM, Collezione Fossombroni; SUAP, RAT .

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Leonardo Rombai

Mazzoni, Giovanni Nicola

Giovanni Nicola Mazzoni
N.
M.

Relazioni di parentela: Figlio di Carlo Maria, sposò Maria Carducci, dalla quale ebbe sicuramente una figlia, Maddalena, nata nel 1796

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: Agrimensore e poi ingegnere di origine pietrasantina.

Biografia:

Produzione scientifica:
recentemente che il progetto era rimasto sospeso, esponeva la “estrema necessità" di quella comunità di rifare il proprio estimo, soprattutto dopo “la divisione seguita con Seravezza per acquietare i continui reclami”. Informava quindi che il Magistrato e il Consiglio, in data 30 aprile, avevano approvato la formazione del nuovo estimo e chiedeva che il granduca rimborsasse la Comunità delle spese, altrimenti si sarebbero rivolti al confinante Stato di Lucca (ASF, Carte Gianni, f. 46, ins. 539).
Nello stesso periodo, il Mazzoni stilò un regolamento per la compilazione del catasto (“Metodo che si crederebbe opportuno per la formazione del nuovo Estimo della Comunità di Pietrasanta", in 10 punti per la parte delle misurazioni e piante ed in 4 punti per le stime) e continuò ad interpellare il Gianni circa il metodo di dedurre le stime, ritenendo opportuno che si calcolasse non sulla quantità di terreno ma sulla rendita di esso (ASF, Carte Gianni, f. 4, ins. 50).
L’estimo di Pietrasanta fu quindi iniziato il 1° gennaio 1785 dall'ingegnere Mazzoni, con una deputazione formata da Francesco Tomei Albiani e Pier Vincenzo Lamporecchi, a norma di un regolamento approvato dal granduca, nel quale si disponeva che le stime venissero regolate sul frutto dei fondi, norma che impediva che si potessero correggere le stime dell’estimo vigente; nonostante ciò, il lavoro procedette fino al novembre 1787 con la redazione delle piante e delle stime.
Nel settembre 1788 il nuovo magistrato comunitativo, appena entrato in carica, su istanza di alcuni possessori, deliberava però la sospensione di tutto quanto ordinato dal magistrato precedente in materia d’estimo, e nell’ottobre si disponeva che il Mazzoni consegnasse tutti i materiali alla cancelleria e al gonfaloniere e che gli venisse sospeso l’onorario stabilito (84 lire al mese).
Nel 1789 il Mazzoni decideva di rivolgersi al granduca e al tribunale, chiedendo “che da periti capaci" venisse esaminato il suo lavoro e che si procedesse al "pagamento ben giusto delle giornate perdute, e spese causate”.
Nello stesso periodo l'ingegnere entrava anche in polemica col senatore Gianni (acceso oppositore delle nuove operazioni catastali), il quale aveva dichiarato che “le comunità nel compilare i loro estimi fanno uno sproposito e che si apre una bottega agl’agrimensori, stimatori”. In risposta il Mazzoni esprimeva il suo disappunto e il suo “dolore”, dichiarando che egli non aveva “sedotta questa comunità a compilare il suo necessarissimo estimo”, ma una deputazione apposita aveva risposto ad una precisa richiesta. Riconosceva però che il cattivo modo di operare dei magistrati comunitativi aveva creato diversi inconvenienti nell’operazione, tanto che, al momento, l’estimo di Pietrasanta era "totalmente informe, mancante di fogli”; egli però non si riteneva la causa di tale situazione, sicuro di aver lavorato diligentemente e onestamente, avendo seguito fin dall’inizio i consigli del Gianni e del Sig. Pier Vincenzo Lamporecchi deputato dell’Estimo. Ed aggiungeva che su duemila persone, soltanto “tre o quattro soggetti di Pietrasanta avevano dato luogo a tutti i disordini", e che, invece di aiutare e sollecitare, avevano fatto il possibile per “tenere addietro maliziosamente l’operazione” (ASF, Carte Gianni, f. 13, ins. 309).
Alla fine del 1791 la complicata situazione dell'estimo di Pietrasanta non risultava ancora sbloccata: nel mese di luglio, veniva dato infatti alle stampe, in Pietrasanta, un breve scritto a firma dell'ingegnere Gio. Niccola Manzoni, intitolato Stato dell'Estimo della Comunità di Petrasanta. Motivi che ritardano l'esecuzione del lavoro, rivolto ai componeneti della nuova Magistratura comunitativa e al granduca (BCGCP, Manoscritti).
Nello scritto si faceva appello ai nuovi magistrati affinché riconsiderassero seriamente una tale incresciosa situazione: tutto il lavoro effettuato era stato infatti già da tempo consegnato per essere sottoposto a verifica ma, a causa del persistente ostruzionismo di alcuni rappresentanti del governo locale, l'operazione risultava ancora bloccata. In pratica, nonostante i numerosi solleciti, si impediva al Mazzoni di proseguire la sua opera, tenendo letteralmente in ostaggio i materiali da correggere e rifinire; è l'ingegnere stesso che, con tono accorato, lamenta che i fogli erano "racchiusi in un armadio in Cancelleria, quali da se stessi non si lavorano, e non si perfezionano".
Evidentemente, la nuova Magistratura riuscì in qualche modo a sbloccare la situazione: la parte cartografica – raccolta in un atlante, intitolato "Plantario originale Estimo Comunità di Pietrrasanta", per un totale di 102 figure, a scale diverse misurate in pertiche di Pietrasanta – porta infatti la data 31 dicembre 1792 con la firma di Gio. Niccola Mazzoni (ASLu, Catasto Mazzoni, registro non numerato), anche se si riuscirà ad arrivare al capolinea solo più tardi.
Il "Decreto di approvazione dell'Estimo è datato 5/5/1795 e porta la firma del vicario Scipione Pippeschini: si tratta di un estimo geometrico particellare, composto da una parte cartografica e da una parte descrittiva consistente nell'elenco dei beni con relativa descrizione e da un campione dei proprietari (ASP, Fiumi e Fossi, f. 2772).
In fondo all'atlante di Pietrasanta vi sono 2 piante aggiunte posteriormente e datate 1798, sempre opera del Mazzoni, con cui chiarisce una questione di terreni contesi fra la comunità di Pietrasanta e quella di Seravezza.
Una pianta del Mazzoni, datata 11 dicembre 1797, venne allegata al Plantario delle strade di Seravezza, redatto da Francesco Angelo Folini nel 1783-84 (Boncompagni e Ulivieri, 2000, p. 110).
Dopo questa data, ritroviamo la firma di Giovanni Nicola (in qualità di compilatore dell’estimo) in alcune perizie, redatte (per conto di proprietari terrieri locali) dal perito Patrizio Botti e datate 1801 (Bramanti, 2001, p. 103).
Non conosciamo esattamente la data della sua morte che Bramanti (2001, p. 103) colloca fra il 1801 e il 1811, anno della morte di una figlia di Giovanni Nicola, Maddalena, di 15 anni. La giovane si trovava infatti in Pietrasanta, presso lo zio Giuseppe Francesco, essendo già deceduti il padre e la madre (ASCP, f. 421).
In generale, al di là delle scarse notizie biografiche e, soprattutto, di quelle relative alla sua formazione, Giovanni Nicola appare, professionalmente, una figura di non grande spessore, sia tecnico che grafico, che vive forse un po’ all’ombra del padre (Bramanti, 2001, p. 103).

Produzione di cartografia manoscritta:
Pianta della popolazione soggetta alla Pieve di S. Giovanni e Felicita in Val di Castello nella respettiva sua situazione rimasta per la divisione da ella della nuova Cura di Capezzano seguita in quest’anno 1786, 1786 (è conservata tra i documenti della visita granducale nel Pietrasantino del giugno 1786) (SUAP, RAT Petr Leopold ms. 35, c. 203r) (Bonelli Conenna, a cura di, 1997, p. 98);
Pianta del litorale di Pietrasanta con la strada da Motrone alla spiaggia, 28 gennaio 1786 (ASF, Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche. Fabbriche Lorenesi, 1999, fasc. 870);
Pianta del Forte di Porta [a Pietrasanta], 6 dficembre 1787 (ASF, Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche. Fabbrioche Granducali, 2003, fasc. 71);
Mappa della città di Pietrasanta, 29 gennaio 1791 (APBP, c.n.n.);
Plantario originale Estimo Comunità di Pietrrasanta, 1792 (ASLu, Catasto Mazzoni, registro non numerato);
Pianta di tre Poderi della Macchia Comunitativa di n. 11, 12 e 13, 1793 (ASCP, c.n.n.);
Dimostrazione di una parte della Comunità di Pietrasanta delineata da me G. N. M. per conoscere la situazione di alcuni Comunelli, 15 maggio 1795 (ASCP, c.n.n.);
Circondario della Macchia di Marina detta lo Stipeto, Tremajola, Motrone e Giuncaje, 1795, copia con riduzione dall’originale di Marco Pisani “esistente in questa Cancelleria di Pietrasanta” (ASCP, c.n.n.);
Pianta della strada di Giustagnana, 11 dicembre 1797, in Campione delle Strade della Comunità di Seravezza (Francesco Angelo Folini, 1783-84) (ASCSe, Plantario Folini, c. 14).

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Santini, 1964, vol. 7; Bonelli Conenna, a cura di, 1997, p. 98; Boncompagni e Ulivieri, 2000, pp. 110 e 126; Nepi e Mazzei, a cura di, 2001, pp. 47, 59 e 62; Bramanti, 2001, passim; ASF, Segreteria di Finanze. Affari prima del 1788; ASF, Piante dei Capitani di Parte, Carte sciolte; ASLu, Catasto Mazzoni; ASP, Fiumi e Fossi; SUAP, RAT Petr Leopold; ASCP; BCGCP.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Anna Guarducci

Mazzoni, Carlo Maria

Carlo Maria Mazzoni
N. Calcaferro 1720
M.

Relazioni di parentela: Carlo Maria Antonio di Giovanni di Carlo Mazzoni e di Innocenza di Giovanni di Nicola Bramanti nacque alle Mulina di Stazzema (oggi Provincia di Massa e Carrara), esattamente a Calcaferro, nel 1720 da una famiglia di origini piuttosto umili, che si era stabilita là intorno alla metà del XVII secolo, provenendo da Gombia nel Parmense, probabilmente per lavorare nelle vicine ferriere granducali. Il padre Giovanni (nato nel 1693) e il nonno Carlo (nato nel 1659) erano entrambi Stazzemesi, mentre il bisnonno Giovan Maria di Giovan Battista vi era immigrato intorno al 1630, sposando una donna del posto, certa Ippolita di Giovanni Gabbrielli. Carlo Maria fu battezzato nella Pieve di Stazzema il 20 aprile del 1720; non si conosce l’anno della morte (risalente probabilmente ai primissimi anni del XIX secolo) e le notizie sulla sua attività professionale arrivano fino al 1784. Ebbe due fratelli: Giovan Battista (minore di 2 anni) e Maria (minore di 5); e tre figli: Giovanni Nicola, anche lui ingegnere, Zoa e Aristodemo (Bramanti, 2001, pp. 92 e 98-102).
Le poche notizie biografiche che abbiamo sul Mazzoni derivano principalmente dai Commentari storici di Vincenzo Santini che lo definisce di livello assai superiore al contemporaneo e concittadino collega ingegnere Agostino Silicani (con il quale collaborò per una perizia sul fiume Seravezza nel 1769); ma soprattutto è stata utile l’attenta ricerca di Alessandro Bramanti, discendente del Mazzoni per linea materna.

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica:

Biografia:

Produzione scientifica:
Fin dal 1761-62 aveva il titolo di Accademico Fiorentino.
Non abbiamo notizie certe relative ad una sua permanenza all’estero, in Spagna o in Francia, e non sappiamo neanche se tale esperienza si riferisce a lui o al figlio Luigi; secondo il Bramanti, “la perizia dimostrata nelle prime carte conosciute non può che essere il frutto di una meditata e lunga preparazione presso validi insegnanti, magari all’estero” (2001, p. 100).
La prima testimonianza dell'attività del Mazzoni per conto dell'Uffizio dei Fiumi e Sciali è un progetto del 1761 per la regimazione e sistemazione del Fiume Vecchio, un canale che seguiva l’antico andamento del fiume Versilia attraversando la pianura Pietrasantina, per dirigersi poi verso Motrone (in ASCP, f. C.12, c. 1632).
Ebbe frequenti incarichi dal governo lorenese prima sotto Francesco Stefano e poi sotto il figlio Pietro Leopoldo.
Nel complesso, il Mazzoni può dirsi un personaggio che, pur ricoprendo importanti cariche e lavorando a progetti ufficiali, rimase un po' in ombra, anche se si può considerare a ragione uno dei migliori ingegneri e cartografi del pietrasantino. Notevoli erano infatti le sue capacità grafiche e la sua precisione nella tecnica cartografica, così come assai ricco è l'apparato documentario che accompagna spesso le rappresentazioni.
Tra il 1762 e il 1764 compilò la Pianta Corografica del Capitanato di Pietrasanta: si tratta di un esempio notevole di cartografia che, insieme all’altra analoga ‘totalizzante’ figura subregionale (del 1767, relativa alla Valtiberina e alla nuova carta dello stesso Capitanato di Pietrasanta del 1772), costituisce un esempio di qualità eccezionale nel panorama della cartografia coeva non riferibile al genio di Ferdinando Morozzi, per la qualità del prodotto (la carta si distingue anche per l'alto livello grafico-pittorico e ornamentale) e per la quantità dei contenuti non solo mineralogici, ma pure degli opifici e di tutte le emergenze paesistico-territoriali anche minime, come sedi umane, strade e corsi d’acqua con la relativa toponomastica.
Nonostante questo pregio, l’ingegnere dovette penare per ottenere dall’amministrazione granducale il rimborso delle spese sostenute – ben 400 scudi – per la costruzione della carta commissionatagli dalla Reggenza “in veduta di più progetti stati avanzati per l’apertura di nuove strade comunicative colla Lombardia, il prosciugamento delle campagne paludose, ecc., come anche di aprire uno sbocco e porto in mare”, tanto che nel 1766 viene definito da un onesto funzionario del compartimento delle finanze “ridotto in estrema miseria e pieno di debiti”. Solo allora il nuovo granduca, Pietro Leopoldo, ordinò di versargli “i 400 scudi per le sue fatiche, la pianta potendo sempre essere di qualche utile, e per ricompensarlo per il suo zelo” (ASF, Miscellanea di Finanze A, f. 116, c. 589) (Rombai, 1987, pp. 292-293).
Con motuproprio del 26 marzo 1766, l’ingegnere Mazzoni fu incaricato dal granduca Pietro Leopoldo di collaborare col barone Carlo Federigo d’Eder, primo ispettore delle miniere di Transilvania, che era stato inviato a “visitare e riconoscere le miniere del Granducato. Il successo maggiore della missione dell’ispettore fu quello della individuazione di un nuovo giacimento di rame nella montagna di Sasseto posta nella Contea di Montauto in Valtiberina, che Mazzoni cartografò nel 1767 con precisione in una grande rappresentazione della valle, la Pianta topografica della Val di Tevere in Toscana.
Lo stesso Mazzoni fu autore di altre figure tematiche inquadranti aree più esigue delle Alpi Apuane, come: la miniera di piombo e argento del Bottino, quella di cinabro di Levigliani, o del Monte di Solioni, quella di piombo e argento dello Zulfello e del canale dell’Angina presso Sant’Anna di Stazzema, e infine quella di piombo e zinco della Materrata e della Buca del Tedesco presso il Monte Corchia. Tutte queste cartografie si fanno apprezzare per la ricchezza dei contenuti topografici e per la chiarezza del disegno che denotano l’alto livello tecnico del Mazzoni.
Sempre in questo ambito, nei primi mesi del 1768 troviamo nuovamente il Mazzoni in Valtiberina, esattamente a Montauto, presso Anghiari, per verificare alcune operazioni minerarie intraprese un anno prima da alcuni minatori tedeschi diretti da Giovan Giorgio Lemon; in una sconsolata lettera indirizzata all’alto funzionario lorenese Schmidweiller, Carlo Maria chiedeva di poter rientrare a Pietrasanta, dal momento che ogni ricerca di siti minerari risultava inefficace (Bramanti, 2001, p. 101).
Diversi lavori di Carlo Maria sono riconducibili anche al settore idraulico e quindi alla sua attività presso l’Ufficio dei Fiumi e Fossi e presso la Magistratura di Acque e Strade di Pietrasanta: molte sono le carte prodotte dal Nostro relativamente al controllo e alla regimazione dei corsi fluviali, in particolare quelli del Capitanato di Pietrasanta. Fra queste ricordiamo: la Pianta del fiume Seravezza, del 1769, redatta in collaborazione con l'ingegnere Agostino Silicani.
Altro settore d'intervento fu quello della viabilità, soprattutto dal 1776, allorché passarono alle comunità (e quindi in questo caso all'Uffizio Fiumi e Sciali) le competenze in materia di costruzione e manutenzione delle strade.
Negli anni precedenti, dopo la parentesi “mineraria”, aveva partecipato ai lavori di rifacimento della strada della Marina che da Seravezza conduce al Forte dei Marmi (Bramanti, 2001, p. 101).
In data 23 marzo 1778 l'impegno del Mazzoni in questo settore è testimoniato da una relazione sui lavori di manutenzione da farsi alla Strada Regia che attraversava il Pietrasantino per due tratti; nel documento l'ingegnere – adempiendo a quanto stabilito dal Governo centrale in materia – analizzava la qualità e la quantità dei materiali occorrenti, il tempo necessario, le eventuali difficoltà e preventivava la spesa, dimostrando grande precisione e professionalità.
In generale, sappiamo che nel periodo compreso tra il 1776 e il 1783, collaborando anche con gli ingegneri Agostino Fortini e Francesco Pieraccini, diresse nuove operazioni alla strada di Marina, consistenti nell’inghiaiatura di ampi tratti, nella costruzione o ricostruzione di palizzate e di spallette, nel livellamento dei tratti più difficoltosi e nella realizzazione del nuovo ponte detto “della Barbiera”, con una spesa complessiva di oltre 11.000 lire (Bramanti, 2001, p. 101; si veda in ASF, Magona, f. 1478, c. 38).
A quanto sappiamo, l'ultimo lavoro del Mazzoni si inserisce proprio nel settore viario; si tratta infatti della compilazione del Campione delle Strade situate dentro il circondario di Pietrasanta e nei territori soggetti alla sua Comunità, disegnato nel 1783 (è conservato in ASCP). Lo stradario rappresenta, in 25 mappe, tutte le strade del Capitanato, nonché molti elementi significativi dei territori lambiti da esse (ovviamente ponti ma anche edifici soprattutto pubblici e religiosi, piazze, fonti, porte cittadine, e poi i principali riferimenti idrografici) e riporta (in una cornice interna al disegno) le descrizioni dei singoli tracciati; alcune pagine introduttive ci offrono poi un utile indice ed una descrizione generale del territorio. Alla carta 5 è raffigurata la Mappa della Città di Pietrasanta, con l'abitato dalla caratteristica forma di terranuova racchiusa entro il circuito murario (Boncompagni e Ulivieri, 2000, passim).
Non è datata ma porta la firma del Mazzoni (che si definisce "Ingegnere di S.A.R.") la Planimetria di Porto Pisano di Livorno, incisa (come si legge) in Via de' Cappuccini (in BNCF, Nuove Accessioni, VII, 15): si tratta di un interessantissimo esempio di tematismo geografico-storico, costruito mettendo a confronto rappresentazioni cartografiche del XV-XVI secolo per soddisfare curiosità erudite ed esigenze editoriali.
L’ultimo documento firmato dal Mazzoni che si conosce è la “pubblicazione” dello stradario, ossia il riconoscimento del valore pubblico, in data 8 agosto 1784 (Boncompagni e Ulivieri, 2000, p. 59)

Produzione di cartografia manoscritta:
Terra prativa e boschiva confinante con la fossa dell’Oncino, la via di Caranna e la “Via di S. Maria del Fiore”, 1753 (ASCP, Fondo cartografico, c. n. n.);
Pianta Corografica del Capitanato di Pietrasanta, 1762-1764 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 192);
Pianta topografica ed altimetrica minerale della Montagna Acuti e de’ suoi monti aggiacenti nel Capitanato di Pietrasanta, 1766 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 2/a, 2/b);
Pianta topografica ed altimetrica minerale della Montagna Gabbari e de’ suoi monti aggiacenti nel Capitanato di Pietrasanta, 1766 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 86/a);
Pianta topografica ed altimetrica minerale della Montagna di Corchia per alcuni monti a quelli aggiacenti nel Capitanato di Pietrasanta e nel Comune di Terrinca situati, 1766 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 86/b);
Pianta topografica ed altimetrica minerale della Montagna di Salioni per alcuni monti a quelli aggiacenti nel Capitanato di Pietrasanta in Comune di Livignani, 1766 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 188);
Rappresentazione di alcuni filoni di marmo di Seravezza, 1767 (ASF, Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche. Fabbriche Lorenesi, 1979, fasc. 16), cinque disegni non firmati ma facilmente attribuibili;
Pianta topografica della Val di Tevere in Toscana, 1767 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 248);
Pianta del fiume Seravezza, 1769, insieme ad Agostino Silicani (ASCP, Fondo Cartografico. Acque e Strade, fasc. 3).
Mappa Topografica del Capitanato di Pietrasanta con l’indicazione dei Paesi, Ville e Comunità, dei Minerali e dei Marmi, 20 settembre 1766 (ASF, Piante dello Scrittorio delle Fortezze e Fabbriche, 366);
Planimetria di Porto Pisano di Livorno, s.d. (BNCF, Nuove Accessioni, VII, 15);
Campione delle Strade situate dentro il circondario di Pietrasanta, 1783 (ASCP, Stradario Mazzoni).

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Santini, 1964, vol. 7, p. 384; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, pp. 59-60, 101-103, 150 e 176; Riparbelli, 1989, pp. 106-107; Azzari, 1990, passim; Vivoli, 1992, pp. 40-41; Rombai e Torchia, 1994, p. 148; Boncompagni e Ulivieri, 2000, passim; Bramanti, 2001, passim; Nepi, a cura di, 2003, pp. 33, 48 e 56-57; ASF, Magona; ASF, Miscellanea di Piante; ASF, Miscellanea di Finanze A; ASF, Piante dello Scrittorio delle Fortezze e Fabbriche; BNCF, Nuove Accessioni; ASCP, Fondo Cartografico. Acque e Strade.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Anna Guarducci

Mazzini, Carlo Massimiliano

Carlo Massimiliano Mazzini
N.
M.

Relazioni di parentela:

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica:

Biografia:
Toscano, coordinatore e autore della celebre inchiesta agraria sulle critiche condizioni della classe contadina – promossa dal senatore Stefano Jacini e attuata per conto della Giunta Agraria di cui fu segretario dall’aprile 1877 al dicembre 1882 – negli anni ’80 del XIX secolo, vale a dire quelli della grande crisi, per larga parte della Toscana (con l'eccezione delle province di Massa Carrara e Grosseto): l’inchiesta fu pubblicata nel volume La Toscana agricola. Sulle condizioni dell'agricoltura e degli agricoltori nelle Province di Firenze, Arezzo, Siena, Lucca, Pisa e Livorno, Firenze, Telemaco Giani, 1884.
La provincia di Grosseto è invece considerata nel volume di Francesco Nobili Vitelleschi, Province di Roma e Grosseto. Italia: Giunta per la Inchiesta Agraria e sulle condizioni della classe agricola, Roma, 1884; e quella di Massa Carrara è inserita nell’opera di Agostino Bertani, Relazione del Commissario A. B. sulla Ottava Circoscrizioni (Province di Porto Maurizio, Genova e Massa Carrara), Atti della Giunta per la Inchiesta Agraria e sulle condizioni della classe agricola, Roma, 1883.
Grazie alla risonanza dell’inchiesta, Mazzini ottenne l’ambito riconoscimento di socio dall’Accademia dei Georgofili il 10 maggio 1885 e da allora poté pubblicare svariati scritti nella rivista accademica (“Atti dell’Accademia dei Georgofili”, s. IV) tra il 1887 e il 1901 d’impostazione economico-sociale. Precisamente: Di alcune indagini sulle condizioni fisiche-organiche della classe agricola in Toscana, vol. X (1887), pp. 53 ss.; L’imposta fondiaria e il reddito netto dell’agricoltura in Italia, vol. XIII (1890), pp. 125 ss.; La funzione economica e sociale dell’assicurazione sulla vita, vol. XX (1897), pp. 96 ss.; L’assicurazione e la legislazione sociale, vol. XXI (1898), pp. 265 ss. ; e Relazione della commissione giudicatrice del concorso per uno studio sulle relazioni che intercedono fra capitale e lavoro nella mezzeria toscana, vol. XXV (1901), pp. XV ss.
L’interesse dell’opera consiste anche nel fatto che Mazzini è autore di ben cinque carte tematiche della Toscana, tra le prime figure speciali in assoluto, litografate da A. Paris di Firenze-Roma in scala 1:600.000. Trattasi de:
la Carta orografica della Toscana, con segnalazione a punteggio e sfumo in nero delle cime dei monti con tanto di richiami numerici e alfabetici;
la Carta idrografica della Toscana, con la segnalazione con linee rosse dei perimetri dei bacini fluviali, contrassegnati con numerazione romana ed araba;
la Carta della viabilità della Toscana, con la presenza delle ferrovie (in nero) e con l’identificazione delle strade nazionali (in blu), provinciali (in rosso) e comunali (in bianco);
e la Carta geologica della Toscana, con indicazione a colori e tratteggio della natura dei terreni e del periodo della loro formazione (recenti, quaternari, terziari, secondari);
la Carta delle zone agrarie della Toscana a corredo della Relazione sulle condizioni dell'agricoltura e degli agricoltori nelle Province di Firenze, Arezzo, Siena, Lucca, Pisa e Livorno compilata per incarico della Giunta per la Inchiesta Agraria da C. M. Mazzini, 1880-1881. Questa carta distingue, con diversi cromatismi, in una Toscana incardinata (ma non completamente) sulla mezzadria con le sue migliaia di poderi e le sue centinaia di fattorie, le varie zone agrarie della pianura ("a gran coltura promiscua", "a piccola coltura senza irrigazione", "a piccola coltura irrigua", "a gran coltura estensiva"), delle colline ("a piccola coltura" e "a gran coltura estensiva"), dei monti, della zona transappenninica e finalmente della zona insulare (le ultime tre zone senza distinzioni interne)

Produzione scientifica:

Produzione di cartografia manoscritta:

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Barsanti, 1992, pp. 81-82; Di Pietro, 2005, pp. 183-184.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Anna Guarducci e Leonardo Rombai

Matani, Antonio

Antonio Matani
N. 1730
M. 1779

Relazioni di parentela:

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: Naturalista

Biografia:
Nel 1762 pubblicò – sul grande e ormai indiscusso modello delle Relazioni di viaggio in Toscana di Giovanni Targioni Tozzetti – l’opera Delle produzioni naturali del territorio pistoiese. Relazione istorica e filosofica (Pistoia, Bracali, 1762), che voleva essere ed effettivamente è un’importante descrizione scientifica che si pone finalità dichiaratamente sociali. Il naturalista, come è prassi consolidata della storia naturale e di tutta la scienza del suo tempo, intende offrire un utile contributo alla conoscenza dello spazio nelle sue componenti fisico-naturali e antropiche (spesso inestricabilmente intrecciate) per possibili fruizioni economico-sociali delle risorse territoriali (acque, vegetali, animali, suoli, minerali).
Per tale ragione, il ricercatore pistoiese che si fa esploratore non manca di caratterizzare l’organizzazione umana dello spazio, con l’assetto socio-economico e urbanistico della città (pur subalterno alla descrizione storico-erudita e monumentale), della sua circostante e “deliziosa” pianura solcata sia da vari fiumi che nel passato la impaludavano (ma che ora “era stata resa più fruttifera con le più vantaggiose coltivazioni”, grazie “alla costante applicazione dei pistoiesi” e all’uso irriguo delle acque fluviali) e sia da molte strade (“che facevano sì che fiorisse il commercio sia con i territori vicini sia con quelli lontani”), delle sue contigue e “leggiadre” colline che via via trapassano nella montagna appenninica: uno spazio che, “pur scosceso e montuoso, era importante vuoi per le numerose piante, vuoi per gli animali, che ivi ritrovano il pascolo più adatto”, e vuoi anche per “le buone sorgenti d’acqua che tanto giovano gli abitanti”.
Dopo il riconoscimento degli elementi positivi segue la messa a fuoco di alcuni problemi aperti: essenzialmente il completamento dell’opera di regimazione e bonifica idraulica, anche mediante fitte piantate di alberi lungo gli argini dei fiumi appenninici “precipitosi” e sempre “pericolosi”, di colonizzazione agricola della pianura più depressa, e dell’opera di sistemazione a fini idraulico-agrari e forestali delle terre alte, con ricostituzione e governo dei boschi di abete e faggio distrutti o fortemente degradati (da effettuare “secondo criteri regolati da leggi e con le dovute licenze”), sempre all’interno di un quadro geografico ovunque chiaramente modellato e fertilizzato dalla plurisecolare azione dell’uomo, seppure in diversa misura da luogo a luogo.
A corredo del trattato c’è la bella rappresentazione cartografica Carta topografica del Territorio Pistoiese, d’impianto pittorico-vedutistico, dell’antico contado di Pistoia costruita da Matani ed incisa dallo stesso stampatore Francesco Bracali, che si fa particolarmente apprezzare rispetto alle precedenti e ben più rozze e schematiche corografie a stampa del Pistoiese, come la Planta Pistorien Diocesis edita a Roma nel 1621 da Giacomo Lauro e come Pistoia e sua vasta Diocesi con la città di Prato fatta incidere con le sue giuste misure dall’Ill.mo e Rev.mo Mons. Colombino Bassi vescovo dell’una e dell’altra città l’anno 1727 (su disegno dell’ingegnere Giuseppe Merlini) (Crini, 1993, pp. 365 e 368).
Questa cartografia può apparire a prima vista alquanto oleografica e celebrativa della piccola patria cittadina e territoriale dello studioso, e tuttavia si rivela come assai significativa al lettore, perché assume un significato geografico-contenutistico e simbolico-culturale insieme: la figura vale infatti a caratterizzare in modo originale la città che, con le proprie svariate funzioni, organizza e illumina il suo antico contado, ben al di là della capacità grafico-descrittiva propria della cartografia scientifica di matrice euclidea/tolemaica.
Pistoia, infatti, grandeggia fuori scala – con la sua classica forma quadrata (ma significativamente inscritta in un cerchio, figura geometrica che è simbolo di perfezione) – al centro del territorio che nel Medioevo costituì il suo contado, confinato a nord dal Modenese e Bolognese, ad ovest dal Lucchese e Pesciatino, a sud e a est dal Fiorentino e Pratese: dell’antico spazio vitale della città non rientrano, nella figura, solo alcuni margini del Montalbano (ad occidente l’area di Lamporecchio e Cecina-Larciano, a sud-est quella di Quarrata-Tizzana).
Il Pistoiese è poi adeguatamente rappresentato con le sue reti delle acque superficiali, delle strade e degli insediamenti, questi ultimi restituiti prospetticamente, così come si fa con semplici accenni per registrare la presenza delle maggiori aree forestali.

Produzione scientifica:

Produzione di cartografia manoscritta:

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, p. 157; Rombai, 1990; Rombai, 2004; Crini, 1993, pp. 365 e 368; ASF, Miscellanea di Piante, n. 208.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Leonardo Rombai