Archivi tag: Siena

Manetti, Gaspero

Gaspero Manetti
N.
M.

Relazioni di parentela:

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica:

Biografia:
Fiorentino, fu archivista nell'Ufficio della Conservazione del Catasto, e quindi facente parte della burocrazia amministrativa dello Stato granducale.
Grazie a questa funzione, dopo il successo arriso alla stampa della “piccola carta” della Toscana di Girolamo Segato, il 14 dicembre 1832 ottenne dal governo lorenese di poter anch’egli pubblicare, in veste di privato editore, due rappresentazioni tematiche derivate dal modello geometrico di Giovanni Inghirami, pur se con maggiore riduzione e con più specifica caratterizzazione contenutistica sui temi al centro dell’interesse rispetto a quella del Segato.
Per procurarsi le consuete sottoscrizioni stampò un Manifesto illustrativo del prodotto nel “Giornale Agrario Toscano” del 1833 (vol. VII, pp. 115-116).
Ne scaturì, nel 1833, la policromatica Carta Geometrica delle Strade e Corsi d'Acqua principali compresi nel Granducato di Toscana sulla proporzione di 1 al 510.000 (in BNCF, Nuove Accessioni, VII, 2): si tratta di un esempio di rappresentazione elaborata per mettere a fuoco l’assetto gerarchico e funzionale della rete viaria con la componente idrografica che la interseca.
Nel 1834 seguì, sempre con utilizzazione della stessa base, la Carta geometrica del granducato di Toscana divisa per circondari comunitativi da Gaspero Manetti sulla proporzione di 1 al 510.000 (in ASF, Miscellanea di Piante, n. 256b), poi ripubblicata con aggiornamenti anche riguardo alle vie di comunicazione ferroviarie in costruzione nel 1846.
Come già enunciato, questi due ottimi lavori a stampa, entrambi colorati, furono ricavati dalla carta dell'Inghirami con aggiornamenti ed integrazioni, e per la prima volta contengono la precisa e completa delineazione, mediante specifiche campiture cromatiche e altri simboli, rispettivamente della maglia comunale ed altre suddivisioni amministrative del Granducato, e della rete stradale (con evidenziazione delle vie regie, provinciali e comunali e delle stazioni di posta), con le componenti insediative (con distinzione delle città maggiori dai centri urbani minori e di tutti i capoluoghi comunali sedi o meno di cancelliere o di ingegnere di Acque e Strade): vale a dire, quei contenuti topografici che era necessario far conoscere agli Ingegneri di Acque e Strade e agli altri rappresentanti amministrativi del governo statale distribuiti sul territorio. E non è un caso se copie delle due rappresentazioni vennero subito distribuite dal governo ai funzionari statali, per i quali sembra di poter dire le due edizioni vennero specificamente effettuate.
Manetti pubblicò nel 1837 anche la Carta Geometrica della Lunigiana Granducale e sue adiacenze... (in ASP, Camera di Soprintendenza Comunitativa, f. 621), rappresentazione con la suddivisione dei circondari comunitativi, finalizzata ad un progetto di miglioramenti viari (Rombai, 1989, pp. 120-121; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, p. 182; Caciagli e Castiglia, 2001, pp. 106 e 541).

Produzione scientifica:

Produzione di cartografia manoscritta:

Produzione di cartografia a stampa:
Carta Geometrica delle Strade e Corsi d'Acqua principali compresi nel Granducato di Toscana sulla proporzione di 1 al 510.000, 1833 (BNCF, Nuove Accessioni, VII, 2);
Carta geometrica del granducato di Toscana divisa per circondari comunitativi da Gaspero Manetti sulla proporzione di 1 al 510.000, 1834 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 256b);
Carta Geometrica della Lunigiana Granducale e sue adiacenze..., 1837 (ASP, Camera di Soprintendenza Comunitativa, f. 621).

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Riferimenti bibliografici e archivistici

Rombai, 1989, pp. 120-121; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, p. 182; Rombai e Torchia, 1994, p. 143; Caciagli e Castiglia, 2001, pp. 106 e 541; Manifesto illustrativo della carta di Gaspero Manetti in “Giornale Agrario Toscano”, VII (1833), pp. 115-116; BNCF, Nuove Accessioni; ASF, Miscellanea di Piante; ASP, Camera di Soprintendenza Comunitativa.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Leonardo Rombai

Antonelli, Domenico Giovanni Igino

Domenico Giovanni Igino Antonelli
N. Candeglia (Pistoia) 10 gennaio 1818
M. Firenze 14 gennaio 1872

Relazioni di parentela: Nato dall'unione di Giovambattista e Serafina Morganti

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica:

Biografia:

Produzione scientifica:
Scienziato poliedrico, come e più del maestro Inghirami, toccò ad Antonelli rispondere a molti dei nuovi bisogni in materia di innovazioni tecnologiche (macchine e motori a vapore) e soprattutto di politica territoriale (tracciati ferroviari, bonifiche e acquedotti urbani) manifestati nell’età del Risorgimento nazionale con la graduale affermazione di un mercato unitario. In particolare, per un venticinquennio a partire dal 1845 – sulla scia del maestro Inghirami che fino ad allora aveva fatto parte della commissione tecnica per la costruzione della prima ferrovia toscana fra Firenze e Livorno, la Leopolda – non ci fu comitato promotore in Toscana e nell’Italia centrale di strade ferrate che (proprio mentre papa Gregorio XVI si mostrava cocciutamente ostile all’innovazione ferroviaria, col definire il treno “un ordigno infernale”) non richiedesse il parere tecnico del padre Antonelli, o comunità locali e investitori privati che non ricercassero la sua consulenza per questioni idrauliche.
La prima committenza in materia di ferrovie riguardò il tracciato della transappenninica tosco-emiliana, allora in discussione tra le direttrici Prato-Bologna e Pistoia-Bologna, con la seconda poi vincente tra gli anni ’50 e ‘60. Nel maggio 1845 fu chiamato dalla commissione per la costruzione della Pistoia-Bologna presieduta dal confratello Eusebio Giorgi ad ispezionare la Montagna Pistoiese per studiare il progetto di massima redatto dall’imprenditore Tommaso Cini e in alternativa per individuare il percorso migliore dell’infrastruttura. Tra maggio e l’estate, utilizzando un potente teodolite e costruendo una vera e propria triangolazione, Antonelli fu in grado di determinare di ogni luogo visitato l’altitudine, la distanza da Pistoia e l’ubicazione in rappresentazioni cartografiche specificamente costruite (ivi compresa la lunga galleria appenninica): grazie anche a queste precise figure d’insieme, ebbe la possibilità di rendersi conto che il progetto Cini prevedeva pendenze troppo accentuate e una galleria troppo lunga. Dopo aver inutilmente tentato, da allora e fino al 1851, di dissuadere la commissione a rivedere radicalmente il progetto, preferì interrompere ogni rapporto con i promotori della Porrettana (cfr. la sua memoria inedita in 39 carte conservata nell’ASPF, Regestum Religiosorum, 492 A, ins. 4, Sunto storico degli studi eseguiti pel passaggio dell’Appennino tra Pistoia e il piccolo Reno con via ferrata e dei resultamenti tecnici ed economici ottenuti da tali studi per quell’impresa letto alla R. Accademia dei Georgofili nell’adunanza del 2 luglio 1859), che poi venne realizzata con le sue ben note caratteristiche di linea ripida e pericolosa e “scandalosamente” costosa.
Contemporaneamente, il nostro scienziato venne chiamato in causa anche per la questione della seconda transappenninica, la Tosco-Romagnola che avrebbe dovuto servire anche e soprattutto ad unire commercialmente i due importanti porti di Livorno ed Ancona, che due diversi gruppi di promotori pensavano come Firenze-Forlì (per Pontassieve-San Godenzo-San Benedetto in Alpe) oppure in alternativa come Firenze-Faenza (per Pontassieve-Dicomano-Borgo San Lorenzo-Marradi). I possibili finanziatori della seconda soluzione nel febbraio 1846 nominarono Antonelli “consultore scientifico”, con il compito di disegnare su carta il tracciato tenendo conto delle altimetrie esatte; il nostro accettò ben volentieri, memore del fatto che “il suo maestro Inghirami, ognivolta che si era trattato di aprire una comunicazione per mezzo di strade rotabili fra Firenze e l’Adriatico verso Ravenna, era stato sempre di sentimento che a qualunque altra dovesse preferirsi quella di Marradi, se non altro per la maggiore brevità, per la solidità del suolo e la dolce esposizione e perché incontrava l’Appennino in un varco notabilmente più depresso”.
Dopo lunghe e attente ispezioni effettuate tra il marzo 1846 e la primavera 1849, e dopo la realizzazione di “una triangolazione speciale” con una équipe di giovani ingegneri suoi allievi dotati degli strumenti più perfezionati, il 7 luglio 1849 consegnò al comitato la memoria Della triangolazione e livellazione relativa allo studio generale e fondamentale di una strada ferrata da Firenze a Marradi per la più breve congiunzione del Mediterraneo all’Adriatico (è inedita in ASF, Capirotti di Finanze, f. 54): per la costruzione della linea Faentina, con il traforo di 3 miglia presso Marradi, si prevedeva la spesa di 21 milioni di lire.
Della Faentina tornò ad occuparsi – dopo l’approvazione fatta dal Governo Provvisorio Toscano – nel 1860, sulla scorta della disponibilità di una perfezionata livella Wolf che gli consentì di correggere molte quote e di suggerire alla commissione, nel mese di giugno, una prima modifica al suo progetto, per abbassare la massima elevazione e diminuire la pendenza e la lunghezza della galleria appenninica (come si ricava da una sua lettera del 18 giugno, al progetto era allegato un bell’atlante “a gran foglio delle dimensioni 1x1,33 m”); seguì, nel mese di novembre, una seconda e importante modifica per diminuire il tracciato di ben 11,5 km.
In polemica con taluni critici nei confronti della scelta di Faenza anziché di Forlì, nel 1861 pubblicò l’opuscolo Delle vere condizioni degli andamenti per via ferrata da Firenze a Ravenna per Faenza e per Forlì, ove spiegava con chiarezza anche i più importanti motivi territoriali che erano alla base di quel tracciato che “serviva tutto il Mugello”, insieme con il metodo scientifico che sottendeva il lavoro del progettista, a partire dall’utilizzazione puntuale della cartografia topo-corografica esistente (carta toscana Inghirami del 1831, carta austriaca del 1851, quadri d’unione comunali e mappe catastali) e ove necessario dalla redazione di nuove piante di speciale dettaglio. Quanto poi al profilo altimetrico, egli scrive: “ho posto in opera tutti i generi di livellazione noti fino ad oggi, che sono la trigonometrica, la geometrica, la barometrica e la ipsometrica, la quale si fonda sul noto principio fisico della ebollizione dell’acqua”.
L’opera era illustrata dalla Carta geometrica dei varj andamenti planimetrici in progetto per vie ferrate da Firenze a Ravenna per Faenza e per Forlì e – visto l’interessamento del nuovo governo italiano – sembrava in via di rapida approvazione e realizzazione, tanto che pochi mesi dopo Antonelli pubblicò una seconda memoria – anch’essa corredata di una Carta geometrica di varj andamenti planimetrici di strada ferrata da Firenze a Forlì e da Firenze a Faenza limitati alle respettive regioni dell’Appennino – in cui demoliva le ragioni dei sostenitori di altre linee romagnole in alternativa alla Faentina.
Vale la pena di sottolineare che, nella prima memoria del 1861, Antonelli arrivò anche ad esprimere la propria personale opinione circa il migliore tracciato in assoluto tra Firenze e Faenza che, anziché dirigersi in via obbligata su Pontassieve e percorrere longitudinalmente tutta la valle della Sieve fino a Borgo San Lorenzo, avrebbe potuto e dovuto – come poi avvenne con la realizzazione della linea tra gli anni ’80 e ’90 – tagliare trasversalmente da Firenze per la valle del Mugnone, fino a Pratolino, Vaglia e Borgo San Lorenzo, con notevoli risparmi di chilometraggio e di costi.
Anche nella primavera-estate 1862 l’autorizzazione sembrava prossima, tanto che Antonelli elaborò una carta itineraria di tutte le principali strade ferrate italiane già costruite o in costruzione da cui emergeva con chiarezza che la Faentina era da considerare la vera Trasversale e parte della Longitudinale. Non mancò nemmeno di presentare il problema all’Accademia dei Georgofili chiedendone il sostegno. Altra memoria di contenuto comparativistico fra tutte le linee progettate (per la quale ricevette la cittadinanza onoraria di Faenza) fu pubblicata nel 1863, come estremo e inutile tentativo di sbloccare la situazione, ciò che avverrà solo un ventennio più tardi, con la linea che sarà inaugurata nel 1893.
L’impegno in materia ferroviaria non venne meno anche per altre importanti linee, come dimostra la memoria Sulle strade ferrate da Firenze al Lago Trasimeno per Arezzo e da Siena al lago medesimo edita nel 1851 (con altra più breve memoria), che affrontava il controverso problema del tracciato della Firenze-confine pontificio al Lago Trasimeno, come primo tratto della Firenze-Roma; su questa importante linea si scontravano gli interessi di Arezzo e Siena, con le due città che volevano essere entrambe sul tracciato, e in particolare la seconda che già disponeva di linea ferroviaria per Firenze via Empoli.
Antonelli si dimostrò nettamente favorevole alla soluzione del Valdarno di Sopra per Arezzo, in sintonia col granduca Leopoldo II che, già nel 1846, aveva sottoposto l’ipotesi della ferrovia Aretina al parere del Corpo degli Ingegneri di Acque e Strade, con gli Ingegneri che nel 1848 non avevano mancato di esprimere parere favorevole, con l’avvertenza che era ancora tutto da studiare il proseguimento a sud di Arezzo: o verso il Trasimeno o verso Orvieto. Antonelli intraprese proprio questo studio, dimostrando non solo la netta preferenza per motivi tecnici e geografico-umani (riguardo cioè alla popolazione beneficiata) della linea per il Valdarno e Arezzo rispetto a quella da Siena ad Arezzo, ma anche che il percorso per il Trasimeno in direzione di Perugia fosse preferibile a quello – poi realizzato – per Orvieto. Interessante appare il suo Prospetto delle linee rette e curve e delle pendenze adottate per il progetto della via a ruotaie di ferro da Firenze per Arezzo fino al confine dello Stato Pontificio presso il Borghetto e Lago Trasimeno che è una dettagliata tabella a stampa con descrizione delle caratteristiche tecniche della linea nelle tre sezioni (Firenze-Incisa, Incisa-Arezzo e Arezzo-confine tra Granducato e Stato Pontificio).
Della Trasimeno-Perugia, Antonelli tornò a interessarsi a più riprese anche nel 1862, su committenza del comune perugino.
Altre immense fatiche Antonelli profuse inutilmente – sempre su commissione di amministrazioni pubbliche e di investitori privati – per lo studio, nel 1851-52, della ferrovia Lucca-Modena-Reggio Emilia che il nostro scienziato, dopo lunghe e scrupolose indagini sul terreno, preferì motivatamente far passare (sempre per ragioni tecniche e umane) per Barga e la Garfagnana, anziché per Bagni di Lucca e la Val di Lima e per altre vallate emiliane.
Questo progetto di massima è incentrato su 12 grandi tavole, rimaste inedite, tra planimetrie (utilizzanti come base la recente carta topografica austriaca dell’Italia centrale in scala 1.86.400) e profili altimetrici, oltre che su un quadro d’unione in scala 1:600.000, edito nella seconda memoria: questa carta è importante anche perché contiene (sempre su disegno dell’Antonelli) i vari progetti ferroviari esistenti nell’intera Italia centrale, con i possibili collegamenti tra i medesimi.
Su questa ferrovia Antonelli tornò alla fine del 1860, quando il comitato gli chiese di studiare una diramazione da Lucca per La Spezia, e nel corso del 1861, allorché fu in grado – grazie al lavoro sul terreno degli ingegneri suoi allievi Pietro Pasta e Giovanni Lazzeri Lastricati – di presentare al comitato lo studio definitivo della prima sezione relativa al tratto Lucca-Garfagnana, con la deviazione per La Spezia: il progetto era illustrato da 26 tavole di cui due d’insieme costruite sulla carta austriaca 1:86.400 del 1851 e sei particolari che utilizzavano la nuova carta topografica del Compartimento Lucchese 1:28.800, con diciotto profili. Grazie soprattutto a questo corredo grafico, la commissione si sentì in obbligo di ringraziare lo scienziato per aver fornito materiale “della massima bellezza e precisione”. Al progetto Antonelli continuò comunque a lavorare a lungo, tanto che il 19 febbraio 1862 poté trasmettere, in due grosse cartelle, “lo studio generale e fondamentale che occorse per rispondere alla nuova esigenza della diramazione per La Spezia”, con gli studi particolari, e con una carta geometrica d’insieme per la diramazione spezzina ricavata da una livellazione generale.
E, ancora, nel 1865 ebbe l’incarico dal Comune di Camaiore di progettare “un ramo ferroviario che congiungesse la Versilia a Lucca”, e dopo i consueti studi sul terreno tra il 1866 e il 1867 non mancò di elaborare un’idea progettuale per la nuova ferrovia che avrebbe dovuto varcare le colline a Montemagno e congiungersi alla Pisa-La Spezia presso Pietrasanta, con l’avvertenza però che tale linea non avrebbe potuto competere con la più breve linea Lucca-Nozzano-Massaciuccoli-Viareggio già progettata dall’ingegner Morandini.
Nel 1871 ricorderà in una lettera, con comprensibile avvilimento, l’inutile sua esplorazione – tra il 1846 e il 1864 – di ben “6 varchi dell’Appennino con le rispettive pendici fra le valli di Serchio e di Magra da una parte e tra quelle di Reno e di Secchia dall’altra”.
Nel 1852 Antonelli elaborò un progetto di massima per la mai costruita ferrovia Arezzo-Ancona per Sansepolcro e la Valtiberina (Rapporto di una strada ferrata Centrale Trasversale Italiana).
Insieme agli impegni ferroviari sono da sottolineare gli studi idraulici che iniziarono nel 1862-63, quando Antonelli, cooptato dal marchese Ferdinando Bartolomei nella Società per il Prosciugamento del Padule di Fucecchio, ebbe il compito di redigere lo studio tecnico, con l’obiettivo di ottenere in usufrutto i terreni demaniali bonificati e messi a coltura: il 16 gennaio 1863 lo scienziato presentò un’idea progettuale o “studio speciale economico” (edito l’anno successivo) prevedente la suddivisione del comprensorio palustre in sei recinti di colmata di 333 ettari, da bonificare e appoderare a mezzadria ciascuno in dieci anni. Questa idea progettuale venne confermata nell’agosto 1864, quando lo scolopio si rivolse anche alle amministrazioni locali e alle varie imposizioni idrauliche esistenti nell’area, senza però che il problema della bonifica fucecchiese venisse successivamente affrontato in modo concreto.
Nel 1869 il Comune di Orbetello chiese ad Antonelli un piano per risanare la città lagunare dalla malaria e per ripopolare di pesci la laguna che stava insabbiandosi, perché la situazione si era aggravata dopo che il responsabile dell’Ufficio di Bonificamento, Gaetano Giorgini, nel 1859 aveva chiuso uno dei due emissari dello specchio d’acqua, quello di Fibbia, per impedire il mescolamento delle acque salse con quelle dolci. Nel 1870, lo scolopio pubblicò una dettagliata e puntuale memoria storica e geografica con la quale si chiedeva la riapertura della foce di Fibbia, ciò che il governo decise immediatamente di fare.
Dopo una critica alle conclusioni dell’Antonelli avanzata dall’ingegnere del Genio Civile di Grosseto, Antonio Angeli, il nostro scienziato pubblicò nello stesso anno una seconda memoria ove con ampia documentazione dimostrava che fino all’intervento idraulico del Giorgini del 1859 Orbetello e la sua laguna avevano espresso salubrità e ricchezza di pesci.
Nel 1969 fu incaricato dalla Provincia di Grosseto della progettazione dell’arginatura in sinistra d’Ombrone – ciò che fece nel 1870 – per difendere la pianura a sud del fiume dalle ricorrenti esondazioni.
Gli studi acquedottistici riguardarono Firenze e Grosseto. Tra il 1864 e il 1869, Antonelli si occupò volontariamente del cronico problema di approvvigionamento idrico di Firenze, prevedendo l’utilizzo delle acque di falda dell’Arno e degli altri torrenti dell’area periurbana cittadina.
Nel 1867 fu la volta del Comune di Grosseto che lo incaricò della progettazione del nuovo acquedotto cittadino alimentato dalle sorgenti di Monteleone; lo scienziato, nello stesso anno, redasse un progetto di massima (conservato in copia nell’Osservatorio Ximeniano) che fu trasformato in definitivo dall’ingegner Francesco Renard direttore dell’Ufficio di Bonificamento, con l’approvazione dello stesso Antonelli nel 1869, e poi realizzato.
Lo Schizzo dell’appezzamento detto I Tenditoi e dei lavori della cava di combustibile conservato manoscritto sempre nello Ximeniano e riferibile alle miniere di lignite del Valdarno di Sopra dimostra che Antonelli si occupò episodicamente anche di mineralogia.
E’ da rilevare che l’attività di cartografo di Antonelli comprende anche la costruzione di alcune rappresentazioni topografiche amministrative (che non è stato possibile reperire): due relative alle Diocesi di Firenze con le sue tante parrocchie alla fine del 1859 su committenza del vescovo Gioacchino Limberti che con piena soddisfazione pagò al nostro la somma di 180 francesconi; e una dagli analoghi contenuti relativa alla Diocesi di Pisa per conto del vescovo Cosimo Corsi (Barsanti, 1989, p. 39).
Tra le tante pubblicazioni (di taglio scientifico e didattico) – per lo più di matematica, termologia e meteorologia, e meccanica – appare ancora oggi degna di apprezzamento l’equilibrata biografia sul maestro Inghirami edita nel 1854 (Barsanti, 1989, pp. 5 ss.; e Barsanti, a cura di, 1992, pp. 26-38).

Opere manoscritte: Sunto storico degli studi eseguiti pel passaggio dell’Appennino tra Pistoia e il piccolo Reno con via ferrata e dei resultamenti tecnici ed economici ottenuti da tali studi per quell’impresa letto alla R. Accademia dei Georgofili nell’adunanza del 2 luglio 1859 (ASPF, Regestum Religiosorum, 492 A, ins. 4);
Della triangolazione e livellazione relativa allo studio generale e fondamentale di una strada ferrata da Firenze a Marradi per la più breve congiunzione del Mediterraneo all’Adriatico (ASF, Capirotti di Finanze, f. 54);
Sull’importanza della strada ferrata romagnola preferita da Pontassieve a Faenza pel Mugello e Val di Lamone in rapporto all’agevolezza e alla brevità tanto come Trasversale da mare a mare, quanto come Longitudinale dall’Alta alla bassa Italia (6 luglio 1862), AAGF, 84, ins. 1552);
Opere a stampa: Sulle strade ferrate da Firenze al Lago Trasimeno per Arezzo e da Siena al lago medesimo, Firenze, Calasanziana, 1851;
Sulle strade ferrate Aretina e Senese, Firenze, Calasanziana, 1851;
Di una strada ferrata da Lucca a Modena per le valli di Serchio e di Secchia, Firenze, Calasanziana, 1851;
Rapporto secondo di una strada ferrata da Lucca a Reggio di Modena per le valli di Serchio e di Secchia, Firenze, Calasanziana, 1852;
Rapporto di una strada ferrata Centrale Trasversale Italiana, Borgo S. Sepolcro, s.i.t., 1852;
Sulla vita e sulle opere di Giovanni Inghirami. Memorie storiche, Firenze, Calasanziana, 1854; Delle vere condizioni degli andamenti per via ferrata da Firenze a Ravenna per Faenza e per Forlì, Firenze, Calasanziana, 1861;
Delle vere condizioni degli andamenti per via ferrata da Firenze a Ravenna per Faenza e per Forlì. Relazione alla R. Commissione incaricata di proporre la scelta di uno fra quelli ed altri analoghi andamenti di ferrovia, Firenze, Calasanziana, 1861;
Del migliore andamento per via ferrata da Firenze alla Bassa Romagna e dei rapporti del medesimo con la più breve ferrovia trasversale e longitudinale centrale italiana, Firenze, Calasanziana, 1863;
Lettera agli onorevoli rappresentanti dei Municipi e delle Deputazioni aventi causa nel Padule di Fucecchio e nel circondario d’imposizione del medesimo (con allegato il progetto economico), in Repliche ai reclami e documenti sul progetto idraulico ed economico per la bonificazione della palude di Fucecchio, Firenze, Barbera, 1864, pp. 77-89;
Sulle condizioni del Lago di Orbetello dall’anno MDCCCLIX all’anno MDCCCLXIX, Firenze, Calasanziana, 1870;
Il Lago di Orbetello. Memoria seconda, Firenze, Calasanziana, 1870.

Produzione di cartografia manoscritta:
Per il disegno di ciascuno dei progetti di nuove strade ferrate (Porrettana, Aretina per il Trasimeno, Faentina, e Lucca-Modena-Reggio con deviazione per La Spezia) – rappresentazioni planimetriche con rilievi altimetrici rimaste inedite a centinaia, spesso in copie su lucido, nell’OXF o nell’ASPF (cfr. Barsanti, a cura di, 1992, pp. 26-38) – Antonelli utilizzò sempre, come quadri d’insieme, la vecchia carta geometrica toscana in scala 1:200.000 dell’Inghirami e la nuova carta austriaca del 1851 dell’Italia centrale in scala 1:86.400 e, come basi di dettaglio, i quadri d’unione comunali e le mappe particolari del catasto geometrico toscano (e di quelli lucchese, pontificio e modenese), con l’aggiornamento e con l’integrazione (specialmente per le forme del suolo e le quote altimetriche) scaturiti da lunghi e capillari sopralluoghi e misurazioni strumentali sul terreno.
Tra le carte rimaste manoscritte spicca la Pianta topografica delle adiacenze traversate dalla linea della Centrale Italiana da Pistoia in Val di Reno. Progetto tracciato sul terreno l’anno 1857 e Profilo rilevato per diporto nel maggio dell’anno predetto di G. Antonelli, in scala 1:40.000
Tra le carte a stampa, sono da segnalare:
la Carta geometrica dei varj andamenti planimetrici in progetto per vie ferrate da Firenze a Ravenna per Faenza e per Forlì, in scala 1:200.000, incisa da Luigi Balatri nel 1861 per la prima memoria sulla Faentina dello stesso anno;
la Carta geometrica di vari andamenti planimetrici di strada ferrata da Firenze a Forlì e da Firenze a Faenza limitati alle respettive regioni dell’Appennino, in scala 1:200.000, incisa da Luigi Balatri nel 1861 per la seconda memoria sulla Faentina dello stesso anno;
e la Carta geometrica per la comparazione di vari andamenti per via ferrata nell’Italia Superiore e nella Centrale, in scala 1:600.000, incisa da Luigi Balatri.
Tutte queste rappresentazioni evidenziano le linee già costruite e quelle in progetto nel Granducato e più in generale nell’Italia centro-settentrionale.

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Riferimenti bibliografici e archivistici

Barsanti, 1989; Barsanti, a cura di, 1992, pp. 26-38; OXF; ASPF; AAGF; ASF, Capirotti di Finanze.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Leonardo Rombai

Manetti, Alessandro

Alessandro Manetti
N. Firenze 1 febbraio 1787
M. Firenze 9 dicembre 1865

Relazioni di parentela:

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: Ingegnere e architetto granducale, fu il principale artefice tecnico della pianificazione territoriale (bonifiche e sistemazioni fluviali, realizzazioni stradali e urbanistiche, ecc.) dell'età della Restaurazione

Biografia:
contenente una valutazione storico-economica-giuridica sulle conseguenze sociali del prosciugamento del Lago di Bientina. I lavori al canale e alla botte vennero ultimati nel 1859, anche se l’inaugurazione della grande opera avverrà dopo la caduta del Granducato, nel 1863, con la direzione del vecchio assistente Renard (Caciagli, 1984, pp. 85-101; e Barsanti, 1994, pp. 252-254).
Nel 1849, ispezionò i lavori della strada Lodovica lungo il Serchio nell’ex Ducato di Lucca e i cosiddetti Bottacci Lucchesi o recinti di depurazione utilizzati dagli ingegneri di Lucca per impedire alle torbide fluviali di insabbiare l’Ozzeri e gli altri canali emissari del Lago di Bientina, con tanto di redazione, per il ministro Giovanni Baldasseroni, della memoria Sui cosiddetti Bottacci Lucchesi che ha in allegato la Carta topografica del territorio lucchese tra il Serchio e il Lago di Bientina, che vale a localizzare tali recinti (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.2, ins. 8).
Dal 1850 al 1859 ricoprì ruoli di primo piano nella nuova istituzione della Direzione Generale dei Lavori d'Acque e Strade e delle Fabbriche Civili dello Stato: fu Direttore Generale, Direttore delle opere preordinate alla sistemazione delle acque di Valdichiana e Direttore dell'Uffizio per il Bonificamento delle Maremme per la parte idraulica (Cresti e Zangheri, 1978, pp. 134-135; e Di Pietro, 2005, pp. 153-154).
Una volta avuto competenze anche sulle Fabbriche Civili dette il via ad un nutrito programma di restauro di strutture monumentali (ad esempio, a Firenze, Orsanmichele, le Murate, il Bargello, Porta San Gallo, ecc.).
Nel 1852-53, sovrintese ai lavori di ampliamento del porto di Livorno, dopo che tra gli anni ’30 e ’40, come enunciato, aveva progettato ed eseguito l’ingrandimento della città di Livorno con la nuova cinta daziaria dotata di barriere, porte e dogane.
Contemporaneamente, si occupò anche di ferrovie e specialmente della transappenninica tra Firenze e Bologna via Pistoia e la Porretta a cui intese – come rappresentante toscano nella specifica commissione che comprendeva anche gli Stati Pontificio e di Modena e l’Austria – tra il 1851 e il 1859. Disegnò anche profili e planimetrie relativi ai tracciati della ferrovia Porrettana: tra le figure spicca la Strada ferrata dell’Italia Centrale. Sezione II. Tronco Toscano: 1853 – Profilo longitudinale dell’Appennino dal Fosso Faldo al Fossaccio per dimostrare l’andamento della linea ferrata, l’avanzamento dell’escavazione dei pozzi e gallerie e le qualità dei terreni componenti la Montagna in traforo (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.4) (Bencivenni, 1984, p. 101).
Con l’improvvisa caduta del Granducato (27 aprile 1859), Manetti – che aveva sempre operato in osmosi tecnico-politica con l’ultimo sovrano ed amico Leopoldo II – venne pressoché immediatamente (decreto del 18 maggio) destituito da tutte le cariche dal Governo Provvisorio di Bettino Ricasoli. Rimasto “libero come l’aria”, si dedicò a tempo pieno alla stesura delle sue memorie che, con il titolo di Mio passatempo, sarebbero state pubblicate con curatela dell’antico allievo e collaboratore, ingegnere architetto Felice Francolini, solo a venti anni dalla morte, nel 1885 (Barsanti, 1994, pp. 252-254 e Di Pietro, 2005, p. 176).
A quanto è dato sapere, soltanto nel 1864 Manetti fu invitato dal Comune di Firenze a tornare a impegni professionali con il far parte “della Commissione Municipale incaricata di ispezionare l’Arno dentro Firenze per proporre provvedimenti contro le alluvioni”, ma il Nostro non raccolse l’invito adducendo seri – e senz’altro motivati – problemi di salute (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.1, ins. 31) (Bencivenni, 1984, p. 92).
“La figura di ingegnere offerta dal Manetti acquista ulteriore spessore e profondità se si pensa al fatto che egli non si limitò a gestire la grande esperienza e la cultura tecnico-scientifica acquisita negli anni della ricordata formazione parigina. Infatti egli concepì sempre la propria professione di tecnico al servizio dello stato come di una missione per il cui assolvimento ogni nuovo apporto e ogni ampliamento delle proprie conoscenze erano indispensabili linfa vitale. Da qui l’importanza dei numerosi viaggi effettuati nel corso della sua vita e al termine dei quali minuziose relazioni, accompagnate spesso da rapidi, ma efficacissimi schizzi [di opere territoriali di ordine idraulico, stradale e ferroviario e di macchinari anche applicabili all’industria mineraria e manifatturiera], mostravano una fame di conoscenze tecniche e di interessi mai sopiti neppure negli ultimi anni della sua vita” (Bencivenni, 1990, pp. 434-436).
Nunerosi sono infatti i resoconti – di regola trasmessi al Segretario di Finanze Francesco Cempini, ma anche ai granduchi – dei viaggi d’istruzione effettuati dal Manetti nell’Arcipelago Toscano (Notizie sull’Elba ed altre Isole dell’Arcipelago del 1833) (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.1, ins. 11), nell’Italia settentrionale ed Europa. Trattasi di Notizie prese in Lombardia sulla coltivazione del riso del giugno 1818 (con pianta e profilo di una risaia nell’azienda Critulzi presso Locate), e Appunti presi sul Naviglio che da Milano va a Pavia (con schizzi dell’idrovia e dei suoi sostegni), memorie indirizzate al granduca Ferdinando III; Ricordi sulle Saline del Tirolo, Baviera ed Austria del 1828 (con schizzi di fabbriche e macchinari); Rendiconto a S. A. I. e R. il Granduca di Toscana sugli studi e le osservazioni effettuati durante il viaggio in Francia nell’agosto-settembre 1830 (con 12 tavole di disegni di strade e ponti, canali e chiuse, pozzi artesiani) (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.9); Notizie sulle strade dello Spluga e dello Stelvio (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.1, inss. 5-6, 8 e 24 rispettivamente); Viaggio in Austria e in Sassonia nell’autunno 1839 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.2, ins. 6); Escursione in Olanda nell’autunno 1844 (con mappe e disegni in tema di bonifiche e canali) (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.10); Rapporto della perlustrazione eseguita nell’ottobre 1845 ad alcuni lavori di pubbliche costruzioni nella Provenza e nella Linguadoca (con mappe e disegni di opere di bonifica e canali) (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.14) (Bencivenni, 1984, pp. 89-91, 100, 103 e 106).
Nei comprensori delle grandi bonifiche in corso di esecuzione (specialmente Valdichiana, Maremma e Bientina), Manetti curò in modo minuzioso la conoscenza geografica e cartografica del territorio dove si doveva operare o si stava operando, come dimostrano le cartografie topografiche e i profili di livellazione redatti sotto la sua direzione (non pochi disegni sono firmati dai suoi principali collaboratori Francesco Renard e Baldassarre Marchi: ad esempio, la livellazione della Chiana, dell’Arno e della Sieve di Renard del 1848, in D.10; la livellazione dei laghi di Bientina e Massaciuccoli fino al mare e al lago di Fucecchio di Marchi del 1841, in E.6) (Bencivenni, 1990, p. 445).
Una produzione immensa, quella cartografica del Manetti, che negli ultimi anni della sua vita egli aveva elencato in un Indice della collezione di carte relative alla Chiana alla Maremma ed a Bientina (Bencivenni, 1984, p. 59). Solo nell’Archivio Lorena di Praga (SUAP, RAT) “vi sono ancora centinaia di documenti appartenenti al Manetti” di tipo cartografico, del genere: Carta della dislocazione degli ispettori, sotto ispettori, ingegneri e aiuti-ingegneri dipendenti dai compartimenti di Firenze, Pisa, Siena, Arezzo e Grosseto, 1848; Carta geografica di parte del Granducato di Toscana e dello Stato della Chiesa, delineata specialmente per lume e regola dei progetti riguardanti la strada di commercio per unire i due mari, 1830 circa; Progetto della strada di ferro da Livorno a Firenze, fine anni ’30 del XIX secolo; e Pianta geometrica della città di Livorno e progetto artistico della sua sistemazione generale, 1849 (Zangheri, 1984, p. 30).
Particolarmente significativa la serie in stampa litografica dell'Imperiale e Reale Laboratorio di Cartografia costituito da Leopoldo II, prodotta dal 1828 al 1859 Padule di Castiglione della Pescaia, con le diverse figure che vengono comparate per mettere a fuoco i risultati della bonifica ottenuti in 25-30 anni di lavori.
Nutrito il corpo cartografico relativo alla Valdichiana, a comprendere: la già ricordata Carte de la vallée de la Chiana située entre l’Arno et le Tibre, stampata nel 1819; le due figure della pianura di Val di Chiana, ovvero la Mappa idraulica con i lavori di bonifica in corso nel 1823 e la Livellazione generale delle Chiane eseguita per la prima volta negli anni 1820 e 1821 con la Veduta di una colmata composta di due recenti (edite, con l’incisione di Stanislao Stucchi, nel volume Carte idrauliche dello stato antico e moderno della Valle di Chiana e livellazione generale dei canali maestri della medesima con un saggio sulla storia del suo bonificamento e sul metodo con cui si eseguiscono le colmate del 1823, insieme con la riproduzione semplificata della carta di Antonio Ricasoli del 1551, utilizzata per un confronto con il presente); la Carta che dimostra il corso della Chiana fra il Tevere e l'Arno, in Sulla stabile sistemazione delle acque di Val di Chiana (Firenze, Bencini, 1840) che, rispetto alla rappresentazione del 1823, offre un maggior dettaglio riguardo agli affluenti di sinistra della Chiana; la carta Corso dell’Arno e dei suoi influenti allegata al Profilo di livellazione della Chiana e dell’Arno dall’argine di separazione presso Chiusi sino al mare e della Sieve da San Piero a Sieve sino al suo sbocco in Arno, rilevato colla direzione di Alessandro Manetti... dall’ing. Francesco Renard..., edito a Firenze nello Stabilimento Bellamy, 1848 (AAADF, Fondo Manetti), che intende dimostrare la giustezza della tesi del Manetti per cui i lavori di bonifica in Valdichiana non erano responsabili dei diffusi allagamenti prodotti dall’Arno nell’occasione dell’inondazione del 1844: infatti, a differenza dei fondivalle del Mugello e del Casentino, completamente invasi dalle acque, la Valdichiana mostra limitatissime esondazioni nei Prati sotto la collina di Brolio e, di fronte, tra la Fattoria di Foiano e quella di Pozzo; la Carta della Valle di Chiana nell’anno 1849. Tav. I, che registra sia lo stato di fatto e sia il programma dei lavori da realizzare mediante tracciati a puntini, rappresentando per la prima volta un progetto complessivo per la stabile sistemazione delle acque della valle, e la Tav. II, ovvero un disegno tematico che rappresenta le quattro ipotesi di bonifica esaminate nella memoria, cioè quelli del Torricelli degli anni ’40 del XVII secolo, del Fossombroni del 1789, del Manetti del 1838 e infine del Paleocapa del 1845 (che intendeva limitare l’aggiunta della bietta di terra fossombroniana alla parte centrale della valle), in Sulla sistemazione delle acque della Valdichiana e sul bonificamento delle Maremme (Firenze, Benelli, 1849) (Di Pietro, 2005, pp. 150-152, 162, 167 e 168-169).

Produzione scientifica:
Carte idrauliche dello stato antico e moderno della Valle di Chiana e livellazione generale dei canali maestri della medesima con un saggio sulla storia del suo bonificamento e sul metodo con cui si eseguiscono le colmate, Firenze, Molini, 1823;
Lettera a S. E. il Sig. Cav. Vittorio Fossombroni sopra alcuni ripari d’un genere non molto usitato in Toscana (1824), che si eseguiscono per ottenere la regolare inalveazione dell’Arno nella pianura aretina, in Raccolta d’autori italiani che trattano del moto dell’acque, Bologna, Marsigli, 1824, III, pp. 323-330;
Descrizione delle macchine pei trafori modenesi o artesiani e dei pozzi forati in Toscana dal 1829 al 1833, Firenze, Tip. all’Insegna di Dante, 1833;
Sulla stabile sistemazione delle acque di Valdichiana. Memoria, Firenze, Bencini, 1840;
Delle opere eseguite per l’ampliamento della città e porto franco di Livorno dall’anno 1835 all’anno 1842, Firenze, Le Monnier, 1844;
Alcune parole sulla istituzione del Corpo degli Ingegneri di acque e Strade specialmente per ciò che concerne il servizio delle Comunità, Firenze, Benelli, 1848;
Memoria sulla sistemazione della Valdichiana e sul bonificamento delle Maremme, Firenze, Cecchi, 1849;
Esame della parte idraulica del Rapporto presentato il 6 dicembre 1859 dall’Ispettore A. Salvagnoli Marchetti, Firenze, Bencini, 1860;
Mio passatempo, a cura di Francolini Felice, Firenze, Carnesecchi, 1885.

Produzione di cartografia manoscritta:

Produzione di cartografia a stampa:
Pianta della città di Tolone, 1814 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. B, tav. 28v);
Planimetria in due tavole del monastero di S. Benedetto in Arezzo, con Angelo Lorenzo de' Giudici, prima metà del XIX secolo (ASF, Miscellanea di Piante, nn. 22-23);
Piante e sezioni della Strada Militare da Viareggio alla Spezia, con l'ingegnere estense Giuseppe Manzotti, 1828 (ASP, Camera di Soprintendenza Comunitativa, ff. 320 e 559);
Pianta topografica con alcuni edifici siderurgici della Magona granducale, 1828-29 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 278g);
Follonica con il suo “piano di fabbricazione”, 1830-31 (ASF, Segreteria di Gabinetto Appendice, f. 204);
Padule di Castiglione e sue adiacenze nel 1853; Padule di Castiglione e sue adiacenze nel 1859, 1:60.000 (AAADF, Fondo Manetti, n. 11.1-2); N. 5 piante del Padule di Castiglione e sue adiacenze con l’indicazione delle cinque fasi di bonifica previste a partire dal 1845-46; Padule di Castiglione della Pescaia, litografia del 1849 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. C.10, tav. 11.5);
Mappa della pianura di Scarlino, 1:45.000 e Mappa topografica della pianura di Scarlino colla indicazione dei circondari d’imposizione dei fiumi e fossi che la bagnano, 1830-40 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. C.10, tavv. 3/a-b);
Mappa dell’antico stagno di Piombino ed adiacenze, 1:25.000(AAADF, Fondo Manetti, Cat. C.10, tav. 4/a);
Mappa topografica della pianura di Cornia che comprende i circondari d’imposizione dei fiumi e fossi che irrigano la pianura medesima, 1830-40, scala 1:15.000 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. C.10, tav. 4/c);
Pianta dei tenumenti del Rimigliano e del Bracciolo ceduti dall’Uffizio di Bonificamento a quello delle Regie Possessioni, 1853 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. C.10, tav. 4/b);
Progetto per una conduttura di acque potabili dall’Argentale alla Città di Orbetello, con 11 tavole del progettato acquedotto che dal convento dei Passionisti dell’Argentario scendeva a Terrarossa e attraversava la laguna su ponte canale con strada: tra le figure, Pianta del Monte Argentale. Lucidata dalle mappe del catasto in scala 1:50.000 e la Pianta di Orbetello con le condotte e le fontane del nuovo acquedotto fino a Piazza d’Arme, 1840 circa (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.18) (Bencivenni, 1984, fig. 79 e pp. 107-108);
Progetto della cinta daziaria di Livorno, con la collaborazione dell’ingegnere Carlo Reishammer, 1834-35 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.2, ins. 3);
Pianta del Porto di Livorno quale risulterebbe secondo il Progetto Manetti del 22 Agosto 1850 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.1, ins. 26) (Bencivenni, 1984, pp. 94-99);
Piante e prospetti (36 tavole) con relazione del 1835-1842, edite in Delle opere eseguite per l'ingrandimento della città e porto franco di Livorno..., Firenze, Le Monnier, 1844, con Francesco Renard e gli incisori Carlo Chirici e Luigi Balatri (ASP, Piante dell'Ufficio Fiumi e Fossi, n. 223);
Carte de la vallée de la Chiana située entre l’Arno et le Tibre, disegno di Jacopo Frilli e Alessandro Manetti, stampa a Firenze di Leonardo Ciardetti, 1819;
Livellazioni del Canale Maestro della Chiana fatte dagli Ingegneri Salvetti e Manetti la 1° nell'anno 1769 la 2° nell'anno 1820 e Mappa idraulica della Pianura di Val di Chiana esprimente i lavori di bonificazione che sono in attività nell'anno 1822, in Operazioni idrauliche eseguite in Val di Chiana dall'Ingegnere Alessandro Manetti a tutto l'anno 1821 (ASF, Piante della Direzione Generale dell’Ufficio delle Acque e Strade, c. 1806), in 5 volumi rilegati;
Tavole Stato antico della Valle di Chiana al tempo di Cosimo I de’ Medici duca di Firenze. Quale si rileva dalla pergamena originale annessa alla perizia del 1551 che fu diretta da Messer Antonio de’ Ricasoli allora Soprintendente Generale alla Bonificazione delle Chiane; Mappa idraulica della pianura della Val di Chiana esprimente i lavori di bonificazione che sono in attività nell’anno 1823 (in un riquadro, la Carta che dimostra il corso della Chiana fra il Tevere e l'Arno); e Livellazione generale delle Chiane eseguita per la prima volta negli anni 1820 e 1821, in opera a stampa Carte idrauliche dello stato antico e moderno della Valle di Chiana e livellazione generale dei canali maestri della medesima con un saggio sulla storia del suo bonificamento e sul metodo con cui vi si eseguiscono le colmate (Firenze, Molini, 1823; e ASF, Piante della Direzione Generale dell’Ufficio delle Acque e Strade, c. 1806);
Carta che dimostra il corso della Chiana fra il Tevere e l'Arno, Profilo del Canal Maestro della Chiana dalla Chiusa dei Monaci al Callone di Valiano rilevata dall’Ingegner Salvetti nel 1769 e copiata dalle tavole a corredo delle Memorie idraulico-storiche pubblicate nel 1789, Sezioni trasversali dei fiumi Salarco, Foenna, ed Esse, in opera a stampa Sulla stabile sistemazione delle acque di Val di Chiana (Firenze, Bencini, 1840);
Due Tavole Grafici delle livellazioni della Chiana previste dal Torricelli sec. XVII, Fossombroni sec. XVIII, Progetto del 1838, Progetto del Paleocapa 1845; Carta della Valle di Chiana nell’anno 1849, in Sulla sistemazione delle acque della Valdichiana e sul bonificamento delle Maremme (Firenze, Benelli, 1849);
Quattro tavole del Profilo di livellazione della Chiana e dell’Arno dall’argine di separazione presso Chiusi sino al mare e della Sieve da San Piero a Sieve sino al suo sbocco in Arno, rilevato colla direzione di Alessandro Manetti... dall’ing. Francesco Renard..., edito a Firenze nello Stabilimento Bellamy, 1848, con Corso dell’Arno e dei suoi influenti, 1848 (AAADF, Fondo Manetti) (Di Pietro, 2005, p. 167);
Pianta generale della pianura pisana [tra l’Arno e Livorno]. Divisa in 27 rettangoli in scala 1:17241, 1840 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. E.5);
Progetto Manetti del 1842. Andamento del nuovo Emissario del Canale Imperiale presso Vicopisano fino al Calambrone, profilo in cinque fogli (AAADF, Fondo Manetti, Cat. E.9);
Alzato, pianta e veduta a volo di uccello di un ponte “da costruire sull’Arno sotto corrente alla botte in cui passerà il canale essiccatore del Lago di Bientina, per servire ad una nuova via che ponga in diretta comunicazione Le Fornacette con Vicopisano, il Bientinese e Lucca” (AAADF, Fondo Manetti, Cat. E.14);
Varianti al Progetto del 1842 per la Fabbrica delle Cateratte e Botte, 1853 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. E.10);
Pianta del corso dell’Arno presso San Giovanni alla Vena con l’attraversamento del nuovo emissario di Bientina (AAADF, Fondo Manetti, Cat. E.3, n. 4);
Pianta geometrica indicante l’andamento e la situazione dei Fossi e Strade presso le Fornacette in scala 1:2500 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. E.12, ins. 13);
Mappa generale dei Paduli di Bientina, Fucecchio e Maciuccoli in scala 1:40.000, con profili e sezioni e Relazione sul prosciugamento del Lago di Bientina, 1864 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. E.1, n. 1) (Bencivenni, 1984, pp. 80-81, 84, 88);
Pianta Rettificazione dell’Arno, situazione della Botte, dei Magazzini e del canale Essiccatore di Bientina, anni ’50 del XIX secolo (AAADF, Fondo Manetti, cat. E.6, tav. 12);
Carta topografica del territorio lucchese tra il Serchio e il Lago di Bientina, con localizzazione dei “bottacci lucchesi”, 1849 (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.2, ins. 8);
Pianta della Toscana settentrionale – con utilizzazione della base a stampa di Giovanni Inghirami del 1831 – con disegno dei territori inondati dall’Arno nel 1844 e con elenco delle pescaie sul fiume esistenti nel Compartimento di Firenze, a partire da quella di Monte sotto Ponte a Buriano (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.2, ins. 7);
Carta della Garfagnana in otto fogli e quadro d’unione, con il tracciato “per la comunicazione rotabile tra Camporgiano e il Fivizzanese” (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.17) (Bencivenni, 1984, p. 101);
Strada ferrata dell’Italia Centrale. Sezione II. Tronco Toscano: 1853 – Profilo longitudinale dell’Appennino dal Fosso Faldo al Fossaccio per dimostrare l’andamento della linea ferrata, l’avanzamento dell’escavazione dei pozzi e gallerie e le qualità dei terreni componenti la Montagna in traforo (AAADF, Fondo Manetti, Cat. F.4);
Pianta del Lago di Haarlem in Olanda in scala 1:60.000, autunno 1844 (AAADF, Fondo Manetti, cat. F.1, tav. 10).

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Meini, 1867; Tartini, 1838; Bencivenni, 1984; Bencivenni, 1990; Pertempi, a cura di, 1990, pp. 47-52; Giuntini, 1989; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, pp. 68-69, 208; Barsanti, 1987, p. 87; Barsanti, 1992, p. 70; Barsanti, 1994, pp. 237-256; Cresti e Zangheri, 1978, pp. 134-135; Caciagli, 1984, pp. 85-101; Caciagli e Castiglia, 2001, pp. 444 e 518-520; Di Pietro, 2005; Zangheri, 1984; Pesendorfer, a cura di, 1987, pp. 58, 94, 99, 105, 110, 112, 115-121, 134-140, 150, 176, 182, 189, 192-195, 197, 201, 207-213, 215, 241, 246, 249, 257, 261, 267, 269-172, 274, 276, 286, 297, 307, 344, 368, 391, 396, 400, 427-432, 435, 472, 494-500 e 510; ASF, Soprintendenza alla Conservazione del Catasto poi Direzione Generale delle Acque e Strade; ASF, Piante della Direzione Generale dell’Ufficio delle Acque e Strade; ASF, Ufficio di Bonificamento delle Maremma; ASF, Segreteria di Gabinetto Appendice; ASF, Miscellanea di Piante; AAADF, Fondo Manetti; ASGr, Ufficio del Bonificamento della Maremma; ASP, Camera di Soprintendenza Comunitativa; ASP, Piante dell'Ufficio Fiumi e Fossi.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Leonardo Rombai

Maiorfi, Michelangelo

Michelangelo Maiorfi
N. S. Croce 12 febbraio 1823
M. Firenze 13 agosto 1906

Relazioni di parentela:

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica:

Biografia:
Dal 1863 ricoprì il ruolo di architetto-ingegnere e direttore dell'ufficio tecnico nel Comune di Fiesole, carica che manterrà per trent'anni, fino al 1893, con una breve parentesi nel 1865-66, allorché fu significativamente invitato dal Genio Civile Provinciale a collaborare ai grandiosi lavori di ampliamento di "Firenze Capitale" diretti da Giuseppe Poggi.
Nel suo lungo incarico fiesolano ebbe vari collaboratori ed aiutanti, sicuramente meno dotati del Maiorfi sul piano professionale, ma ugualmene molto attivi negli uffici comunitativi di Fiesole e dintorni, ai quali sono riferibili molte cartografie "parziali" e perizie tecniche. Fra questi possiamo citare, ad esempio: Loresindo Pruneti e Zanobi Zanobini (autore del Plantario del 1863-69). Negli anni precedenti, avevano operato nello stesso contesto territoriale gli agrimensori: Giovanni Galli, Giuseppe Faldi, Luigi Cianchi, Lorenzo Sguanci, Raffaello Paganelli e Anton Maria Gabbrielli.
Tra il 1870 e il 1876 venne eletto "Accademico" (prima "Corrispondente" e poi "Residente") del Collegio dei Professori della reale Accademia di Belle Arti di Firenze. Socio del Collegio degli Architetti e Ingegneri di Firenze, dal 1876 ne fu anche tesoriere e membro della commissione per la compilazione del Dizionario Tecnico.
Nella sua lunga carriera si occupò della progettazione e del restauro di numerosi edifici pubblici e privati fiorentini, nonché di innumerevoli interventi in campo urbanistico, stradale, idrologico, sempre corredati da precisi ed eleganti rilievi planimetrici e prospettici.
Tra le principali opere architettoniche del Maiorfi realizzate a Firenze si ricordano: il restauro del Palazzo Torrigiani e delle Case e Torre dei Gianfigliazzi (1850), il progetto del Palazzo della nuova Borsa e Commercio (1856-1860) sul Lungarno (in luogo degli antichi Tiratoi dell’Arte della Lana), redatto in collaborazione con l'architetto Emilio De Fabris; la palazzina d’angolo fra Piazza d’Azeglio e Via Giovan Battista Niccolini; il Cimitero della Misericordia a Soffiano (con la monumentale Cappella Torrigiani); il rinnovamento del Cimitero della Misericordia su Via degli Artisti; i restauri in Santa Croce (specialmente nella brunelleschiana Cappella dei Pazzi e in quella michelozziana del Noviziato).
Il Maiorfi si distinse anche come abile cartografo, producendo una ragguardevole e qualificata produzione geo-iconografica, in gran parte desunta dalle mappe catastali e quindi con linguaggio compiutamente geometrico, ma in genere con apprezzabili aggiornamenti e aggiunte originali (quasi tutta la produzione del Maiorfi, salvo diversa indicazione, è conservata in ASCFi).
Si potrebbe partire dalle carte topografiche d'insieme del territorio fiesolano, che egli realizzò tra il 1867 e il 1869 (vale a dire negli anni in cui servì come ingegnere comunale), alcune delle quali verranno in seguito anche stampate. Tali prodotti rispondevano chiaramente ad evidenti finalità di gestione del territorio nel quale il Maiorfi si trovava ad operare; i disegni si presentano accurati e precisi nel rendere le principali componenti paesistiche sia naturali che umane e riportano minuziose legende in cui si forniscono dati di ordine sia territoriale (strade, misure di suoli, presenza di opifici, cave, ecc.) e sia socio-demografico. Si ricordano: la Mappa Topografica del Territorio Comunale di Fiesole, del 1869 (in BNCF, Nuove Accessioni, VII, 20), poi stampata nel 1871 dalla Litografia fiorentina di Pineider e Smorti.
Allo stesso fine pratico di governo e gestione del territorio, risponde anche il bel "Plantario" geometrico catastale (formato da 55 mappe, con altre 16 disegni "parziali" relativi a strade bisognose "di sistemazione"), disegnato fra il 1864 e il 1869 dall’assistente Zanobini sotto la direzione del Maiorfi, che restituisce il quadro aggiornato della maglia stradale, idrografica ed insediativa fiesolana. Da notare che un precedente plantario delle strade era stato compilato, nel 1779, da Vittorio Gabbrielli, composto da 44 mappe (riunite in un Campione) relative a tutti i popoli fiesolani con la puntuale delineazione delle strade pubbliche.
Nel 1868 e 1869 il Maiorfi progettò i primi piani di espansione edilizia del comune di Fiesole (prevedendo numerosi lotti fabbricativi) che però non vennero realizzati. Del progetto fanno parte numerose cartografie di tipo urbanistico, ad esempio la Pianta Geometrica Catastale indicante i possessi appartenenti al Reverendo Capitolo di Fiesole (datata 1869).
Il piano fu riproposto dallo stesso ingegnere, con alcune varianti, nel 1873-74: si veda il disegno: Piano Regolatore di ampliamento per la costruzione di nuovi fabbricati in Fiesole (datato 1874); il Consiglio Comunale concesse la sua approvazione ma non fece altrettanto la Prefettura di Firenze che lo respinse. Erano gli anni dei grandiosi lavori per l'ingrandimento di Firenze capitale ed anche i Comuni limitrofi ne traevano benefìci in termini di aumento di risorse e popolazione. Finalmente, l'approvazione giunse nel 1875, allorché lo stesso Maiorfi ripresentò il Piano Regolatore per la costruzione di nuove fabbriche e strade in Fiesole.
Un altro episodio urbanistico-edilizio di una certa importanza, sempre ad opera del Maiorfi, fu la progettazione (con belle e accurate mappe), nel 1886-88, della nuova piazza per il mercato del bestiame, nella parte nord-ovest della piazza. A questo proposito si veda il disegno dal titolo Progetto per la costruzione della nuova strada dalla Cattedrale al Mercato e della nuova Piazza per il Mercato del Bestiame, datato 1886. Nel 1890 lo stesso ingegnere disegnò anche la fontana e le due rampe di scale (erette nel 1891) per salire dalla Piazza all'attuale Via Marini.
Altri interventi del Maiorfi furono dedicati all'adeguamento delle strutture di approvvigionamento idrico di Fiesole: nel 1863-64 e nel 1866-68 (questa volta con il Pruneti) disegnò l'acquedotto delle Caselle e, per il giorno dell'inaugurazione del condotto, il nostro ingegnere arrivò a progettare "una Fonte provvisoria da costruirsi in Piazza a Fiesole", nella forma di una struttura circolare del diametro di 8 metri, con un getto d'acqua zampillante che raggiungeva i 13 metri di altezza.
All'acquedotto di Fiesole aveva già lavorato nel 1831 l'ingegnere di Acque e Strade Pietro Carraresi, realizzando anche alcune mappe (anche queste sono in ASCFi).
Nel 1874, Maiorfi tornò ad occuparsi delle Caselle, con l'elaborazione di uno studio per applicare una pompa per il sollevamento dell'acqua nell'antica fonte Sotterra di Borgunto. Nel 1882 si occupò invece dell'allacciamento della sorgente della Doccia.
Altri lavori idraulici del Maiorfi furono, nel 1860, la ristrutturazione della gora dei mulini di Montereggi, sempre nell'area fiesolana; e, nel 1880, l’elaborazione di un progetto per la costruzione di una fontana nella neoprogettata piazza di Compiobbi (frazione fiesolana).
In campo architettonico, segnaliamo, a Fiesole, i numerosi progetti per la costruzione del nuovo macello (realizzò anche il progetto per quello di Sesto Fiorentino), tra il 1876 e il 1882; il riadattamento della ex manifattura della paglia o "Stabile Marchini" a Palazzo Comunale (progetto non attuato); l'ampliamento delle strutture cimiteriali del capoluogo e delle frazioni, in diversi progetti fra il 1867 e il 1880 (anche in collaborazione con Niccolò Niccolai e Romolo Vannozzi); la ristrutturazione delle scuole di Quintole (nel 1863); l'adeguamento dell'ex Palazzo Pretorio per adibirlo ad edificio scolastico (nel 1869).
L'impegno dell'operoso Maiorfi riguardò anche gli interventi alle strade e ai ponti, con la supervisione al già citato "Plantario" dello Zanobini tra il 1864 e il 1869, e con la progettazione di lavori di manutenzione e adeguamento di un po' tutta la viabilità comunitativa. Oltre che alle strade il Maiorfi dedicò attenzione anche ad alcuni manufatti presenti lungo i tracciati: nel 1863 si trovò infatti ad elaborare un Progetto di restauro al Tabernacolo detto di Maiano, oggetto di venerazione per le popolazioni rurali.
Si distingue dal genere rigorosamente geometrico e tecnico – anche se il disegno ebbe sicuramente un fine progettuale, come emerge dalle misure e dalle indicazioni che vi compaiono – la veduta acquerellata della Cava del Massaio sulla via del Fossataccio, che il Maiorfi delineò nel 1882.
Il Nostro si occupò in diverse occasioni anche del teatro romano (scoperto nel 1809-14):
nel 1875 lo rappresentò con un disegno planimetrico; nel 1878 progettò un cancello per il nuovo ingresso all'area archeologica esistente ancora oggi (si vedano le Piante e alzati relativi al progetto di un cancello per l'ingresso agli scavi archeologici) e, finalmente, dopo la ripresa degli scavi (avvenuta nel 1876), poté disegnare, nel 1895 (quando era ormai in pensione), la Raccolta dei disegni di tutti i monumenti ritrovati negli scavi a Fiesole: 11 tavole corredate di descrizioni, che sarebbero poi state pubblicate nel 1914.
Sempre nel 1895 elaborò una nuova rappresentazione d'insieme del centro fiesolano: la Pianta Geometrica catastale dell'abitato di Fiesole.
Sappiamo che il Maiorfi lavorò anche come architetto per l'Opera fiorentina di S. Croce, ma non se ne conoscono i dettagli.

Produzione scientifica:

Produzione di cartografia manoscritta:
Mappa Topografica del Territorio Comunale di Fiesole, 1869 (BNCF, Nuove Accessioni, VII, 20), stampata nel 1871 dalla Litografia fiorentina di Pineider e Smorti;
Pianta Geometrica catastale dell'abitato di Fiesole, 1895.

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Riferimenti bibliografici e archivistici

Cresti e Zangheri, 1978, pp. 134-135; Rombai, a cura di, 1990, passim; Rombai e Torchia, 1994, p. 150; Bertocci, 1998; BNCF, Nuove Accessioni; ASCFi.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Anna Guarducci

Magnelli, Francesco

Francesco Magnelli
N.
M.

Relazioni di parentela:

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: Perito, pubblico agrimensore

Biografia:
Nel 1780 offrì i suoi servigi alla Comunità di Firenze, appena istituita, per costruire una pianta della città, che fu effettivamente realizzata nel 1783 con l'incisore Cosimo Zocchi. La grande Pianta della città di Firenze rilevata esattamente e disegnata alla scala di 1:2000 dall’ingegnere architetto comunale Francesco Magnelli, a prima vista può sembrare un prodotto commerciale per la fruizione turistica di una delle principali mete del Grand Tour (anche per la presenza di sei suggestive vedute di scorci urbani che si rifanno a quelle di Giuseppe Zocchi del 1744), ma in realtà costituisce un prodotto politico commissionato dal granduca Pietro Leopoldo cui è dedicata. La figura dovette avere anche chiare funzioni celebrative, quale strumento efficace di promozione delle scelte di buongoverno urbanistico e sociale attuate in quel periodo.
La nostra Pianta evidenzia infatti, con grande precisione, la forma urbana che era oggetto del programma di rinnovamento della capitale ideato e attuato dal principe dei filosofi. Data la consolidata densità e stratificazione del tessuto insediativo e la diffusa presenza del patrimonio monumentale, non potevano che essere i caratteri architettonici dei singoli interventi a dare il senso del disegno riformatore che – come insegnavano i philosophes e i più innovativi governi illuminati europei – fondava la pubblica felicità dei cittadini sulla sicurezza, l’istruzione, la cultura e il tempo libero, la sanità e l’igiene pubblica, la stessa magnificenza civile: funzioni in larga misura nuove, per l’organizzazione delle quali si rendevano disponibili (con adattamenti architettonici) tanti complessi conventuali e pii laicali che furono (con i loro ampi orti interclusi) sistematicamente soppressi e trasformati in scuole e conservatori, accademie e musei, teatri e ospedali, giardini e viali alberati aperti al pubblico passeggio. Molti di questi interventi al 1783 erano già stati realizzati e altri erano in corso, ma la Pianta – con la sua dichiarata esattezza – rappresentava uno strumento prezioso per le idee ancora da concretizzare. Tra l’altro, annotazioni in corrispondenza dei singoli edifici esprimono le nuove destinazioni d’uso previste, e quindi l’immagine è rivelatrice di un vero e proprio disegno progettuale a larga scala (Romby, 2005, pp. 87-109).
E’ da sottolineare il fatto che Magnelli è anche autore – tra il 1772 e il 1792 circa – di alcune piante di piccoli territori feudali (Lorenzana dei conti Lorenzi, Canneto e Monteverdi del Marchese Ferdinando Incontri) e di cabrei di fattorie o di mappe di singoli terreni e fabbricati per conto dei privati proprietari, talora coinvolti in liti giudiziarie. Le rappresentazioni dei feudi furono ordinate al Magnelli (che le copiò da disegni già esistenti negli archivi familiari) in ottemperanza ad un ordine granducale del 1771 col quale si richiedeva ad ogni feudatario di presentare all’Ufficio delle Riformagioni una pianta (sottoscritta da un perito agrimensore) che descrivesse l’esatta estensione e consistenza dei feudi (Vivoli, 1994, p. 346).

Produzione scientifica:

Produzione di cartografia manoscritta:
Piante di alcuni Feudi toscani (due disegni di Canneto e Monteverdi e Lorenzana), 1772 (ASF, Miscellanea di Piante, nn. 43 e 298);
Pianta della Fattoria di S. Gervasio posta nelle colline di Pisa, 1777 (ASF, Miscellanea di Piante, n. 576);
Piante diverse contenute nel cabreo dei beni di campagna del Rev.mo Capitolo Fiorentino (contenente una raccolta di mappe redatte da vari cartografi fra la fine del XVII e la fine del XVIII sec.), 1775-1785 (ARCF, 4.1.2.L.5);
Pianta di un appezzamento boschivo posto nella Podesteria de Galluzzo nella campagna fiorentina, conteso fra un ente religioso fiorentino e alcuni privati, insieme a Francesco Betti, 1779 (BNCF, Nuove Accessioni, I, 12);
Cabreo di Beni della Signora Settimia Feroni nata Strozzi, insieme a Stefano Diletti, 1782-1792 (ASF, Carte Strozziane, Serie IV, n. 639);
Pianta della Città di Firenze, 1783, a stampa;
Pianta di un podere presso Volterra, con l'architetto Luca Ristorini, s.d. (ASF, Miscellanea di Piante, n. 591).

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Ginori Lisci, 1978, pp. 284 e 287; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, pp. 80, 289, 403 e 406-407; Rombai e Torchia, 1994, p. 33; Vivoli, 1994, p. 346; Romby, 2005, pp. 87-109; ASF, Miscellanea di Piante; ASF, Carte Strozziane; ARCF; BNCF, Nuove Accessioni.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Anna Guarducci

Luder, Johann

Johann Luder
N.
M.

Relazioni di parentela:

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica:

Biografia:
Nel 1711, il frate cappuccino austriaco Johann Luder di St. Wolfgang (come egli si firma) presentava al granduca Cosimo III dei Medici – come da commissione – la raccolta di Vedute delle Montagne Pistoiesi, consistente in 12 rappresentazioni paesistiche finemente disegnate a penna e acquerellate che inquadrano in modo sistematico, con ampiezza e profondità, sezione per sezione, tutta la subregione montana pistoiese tra le alte valli di Lima-Sestaione, Limestre e Reno (in ASF, Piante dei Capitani di Parte Guelfa, cartone XXV).
A prima vista, questi prodotti pittorico-vedutistici sembra che non abbiano niente a che vedere con la cartografia, riallacciandosi al genere della veduta che, anche a Firenze e in Toscana, tra Sei e Settecento – rispetto alla produzione rinascimentale e manieristica – stava mostrando un evidente salto di qualità in realismo e introduzione di componenti decorative e pittoresche, che anticipano il vedutismo settecentesco: e ciò, grazie all’arrivo a Firenze di alcuni artisti stranieri, come il polacco Pandolfo Reschi e soprattutto l’olandese Gaspar Van Wittel, solito usare un supporto cartaceo con formato basale doppio dell’altezza, tale da consentirgli “ampie inquadrature panoramiche nitide nel segno, felici per rigore compositivo e per qualità narrative e documentarie” (Tongiorgi Tomasi, Tosi, Tongiorgi, 1990, p. 13 segg.; Cantelli et alii, 2004; e Chiarini e Marabottini, 1994).
Tra l’altro, proprio alla fine del XVII secolo risale la raccolta del non meglio noto architetto e pittore Antonio Ruggieri, consistente in 32 raffinati ritratti panoramici a penna con acquerello dei centri abitati grandi e piccoli dello Stato Senese, incastonati ciascuno nel suo ambiente morfologico e agrario. Pure tale piccolo atlante sembra sia stato prodotto per il bisogno di conoscenza a fini politico-territoriali di Cosimo III, sempre interessato alle rappresentazioni geografico-descrittive e cartografiche, che ne fu evidentemente il committente, ed è rimasto finora stranamente inedito in BNCF (Palatino, C.B. 4-80, Città e castelli del Senese). Le tavole sono corredate di essenziali didascalie relative alle principali emergenze edilizie e architettoniche (di interesse religioso, civile e militare) rappresentate con precisione veristica e puntualmente localizzate nei tessuti urbani con specifici richiami alfabetici.
Ma rispetto a tali figure contemporanee considerate dagli studiosi di genere ai vertici qualitativi della produzione toscana coeva, la valenza per così dire topografica delle rappresentazioni di Luder appare ancora più straordinaria, e si giustifica con l’obiettivo politico dell’operazione, volta ad una sistematica esplorazione della subregione appenninica pistoiese: fine dimostrato anche dagli innumerevoli richiami numerici presenti nelle tavole, che finiscono con il dare speciale significato ai luoghi (sedi abitate, corsi d’acqua, strade, cime e valichi montani nella loro configurazione morfologica e nelle loro destinazioni d’uso agrarie e forestali).
Tra tutte, particolarmente significativa appare la Veduta fatta di Monte Lattaia verso Fiorenza, Prato e Pistoia, con tutta la conca (tra Pistoia-Prato-Fiesole-Firenze-Poggio a Caiano e il Montalbano) che, con le sue tante varietà paesistico-ambientali, si apre nitida davanti agli occhi del pittore paesaggista che si raffigura intento a disegnare da un luogo panoramico della Montagna, sulla vecchia strada mulattiera per Modena.
Il fatto è che, con la raccolta di Luder, siamo di fronte alla chiara presa di coscienza dell’impossibilità della tecnica cartografica primo-settecentesca (ma questo stesso convincimento si ripresentò pure alla fine degli anni ’80, quando il matematico Pietro Ferroni, incaricato della progettazione della strada rotabile tra Firenze e la Romagna, non esitò ad assumere l’esperienza di lavoro e il prodotto del monaco cappuccino come modello, facendo disegnare ai due pittori paesaggisti fiorentini Antonio Fedi e Francesco Mazzuoli, inquadratura per inquadratura, l’ampio quadrante montano tirrenico e adriatico compreso fra Mugello-Val di Sieve e Valtiberina) di restituire la conformazione orograficamente tormentata dell’ambiente appenninico. Da qui, dunque, la lucida decisione di ricorrere al vedutismo (che diventa così strumento geopolitico al servizio del principe) per contribuire a risolvere problemi complessi funzionali alle pratiche amministrative del governo granducale: vale a dire, l’esigenza di individuare la direttrice più adatta alle operazioni di progettazione di una grande strada rotabile transappenninica come la Pistoia-Modena.

Produzione scientifica:

Produzione di cartografia manoscritta:

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Rombai e Romby, 1987; Rombai e Romby, 1988; Rombai, a cura di, 1993, pp. 70-72; Tongiorgi Tomasi, Tosi e Tongiorgi, 1990, pp. 12, 85 e 113; Cantelli et alii, 2004; Chiarini e Marabottini, 1994; ASF, Piante dei Capitani di Parte Guelfa

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Leonardo Rombai

Andreini, Giuseppe

Giuseppe Andreini
N.
M.

Relazioni di parentela: Non si sa quale sia la parentela di Giuseppe con Giovanni (del quale potrebbe essere figlio o più probabilmente nipote), né con Fabio (del quale potrebbe essere padre).

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: Ingegnere

Biografia:

Produzione scientifica:
Ingegnere pisano, fu in servizio presso l'Ufficio dei Fiumi e Fossi e, dal 1825, presso la Camera di Soprintendenza Comunitativa di Pisa.
In questo ruolo, tra il 1821 e il 1835, seguì numerosi progetti soprattutto nel settore del controllo e manutenzione dei corsi d'acqua, realizzando diversi disegni (tutta la documentazione è in ASP, Camera di Soprintendenza Comunitativa, ff. 149, 157, 164, 212, 290, 294 e 514).
Tra questi, nel 1821-22 fu incaricato di sopralluoghi e perizie ai fiumi Arno (con una pianta di un tratto della ripa destra dell'Arno) e Serchio (con una pianta di un tratto del fiume, delle fabbriche dei mulini, con le sezioni trasversali nei pressi della Strada Regia Lucchese).
Tra il 1822 e il 1824, si occupò in diverse occasioni dei mulini regi di Ripafratta, approntando perizie, relazioni ed un nutrito gruppo di disegni (piante topografiche e disegni architettonici, planimetrie e prospettive) per un progetto di sistemazione della rete idrica e di adeguamento degli opifici, alcuni in collaborazione con l'ingegnere Roberto Bombicci.
Nel 1824 (5 luglio), si occupò della Regia Tenuta di S. Rossore, disegnando una pianta in seguito ad un sopralluogo.
Nel 1826 e nel 1829 tornò ad occuparsi del Serchio con due piante topografiche dell'ultimo tratto del fiume, allo sbocco in mare, nelle Tenute di S. Rossore e Migliarino, al fine di mettere in luce le opere di difesa già eseguite e gli interventi ancora da realizzare per scongiurare l'incombente erosione della ripa destra e per regolare la conformazione della foce; nuovi importanti lavori al Serchio verranno eseguiti nel 1835, in seguito a nuovo progetto, con planimetria.

Produzione di cartografia manoscritta:

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Riferimenti bibliografici e archivistici

Caciagli e Castiglia, 2001, pp. 368, 373-374, 380, 403, 432, 437 e 510; ASF, Segreteria di Gabinetto, f. 165, ins. 46: “Relazione dell’Ingegnere Giuseppe Andreini del dì 8 luglio 1824 sopra i Mulini di Ripafratta”; ASP, Camera di Soprintendenza Comunitativa.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Anna Guarducci

Andreini, Giovanni

Giorgio Andreini
N.
M.

Relazioni di parentela: Non si sa quale sia la sua parentela con Giuseppe, del quale potrebbe essere padre o, più probabilmente, nonno.

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: Ingegnere

Biografia:
Era già attivo sotto il granducato di Pietro Leopoldo che lo definì, nelle sue Relazioni, dotato di "talento, capacità ed onestà, ma un poco lento e comodo" (1969, I, p. 84); le notizie certe che abbiamo arrivano fino al 1821.

Produzione scientifica:
Svolse la sua attività di ingegnere a Pisa, soprattutto come dipendente pubblico; dai primi anni del XIX secolo era ingegnere di ruolo nel locale Ufficio dei Fiumi e Fossi e poi nell'ufficio pisano dello Scrittoio delle Regie Fabbriche Granducali.
Tra il 1814 e il 1821 prestò servizio come "Perito di strade" alle dipendenze della Magistratura Comunitativa pisana, e si ha notizia della sua conferma come perito di strade di Vecchiano nel 1819, incarico nel quale venne sostituito nel 1821 da Simone Dani.
Nel 1777 disegnò alcune case di proprietà degli Spedali in Via Maddalena (oggi Via Mazzini).
Nel 1784 redasse un progetto per l'ampliamento e ristrutturazione della residenza delle Oblate del Regio Spedale Nuovo di S. Chiara.
Tra il 1785 e il 1786 fu impegnato in diversi progetti per la ristrutturazione del Palazzo Pretorio e del Seminario Vecchio in Piazza dell'Arcivescovado (attuale Museo dell'Opera del Duomo).
Nel 1786 effettuò i restauri della Chiesa di S. Sisto.
Nel luglio 1787 si occupò di una questione di viabilità minore rappresentando, planimetricamente, parte della rete stradale della Comunità di Santa Maria a Monte nel Valdarno pisano (il disegno è in ASCCs).
Tra il 1787 e il 1795 l’Andreini collaborò con l’agrimensore Giovacchino Rossini alla realizzazione del nuovo estimo comunitativo di Rosignano Marittimo, eseguendo misure e stime; nel 1796, all’indomani dell’entrata in vigore di questo strumento fiscale, l’Andreini fu incaricato delle correzioni e degli aggiornamenti resisi necessari per le numerose proteste e denunce dei proprietari terrieri (Ferri e Rossi, 1989, pp. 74-81; la documentazione relativa alle operazioni catastali è conservata in ASCRM, mentre il plantario e gli allegati sono in ASLi).
Tra il 1791 e il 1792, eseguì alcuni lavori per conto dell'Ordine dei Cavalieri di S. Stefano, in particolare realizzò una serie di disegni raffiguranti i beni pisani appartenenti a due Commende di Patronato dei Cavalieri: si tratta di una decina di tavole, una delle quali fu eseguita in collaborazione con l'ingegnere Giovanni Domenico Riccetti e le altre con il perito agrimensore pisano Diego Turbati, forse figlio di quel Ranieri Turbati che un ventennio prima, assieme al collega Giovanni Battista Lascialfare (o Lascialfari), aveva provveduto a realizzare la parte tecnica dell'allivellazione delle fattorie stefaniane del Pisano) (i disegni delle Commende sono in ASP, Archivio dell'Ordine di S. Stefano, n. 592, ins. 42, e n. 593, ins. 46).
Nel 1797 si occupò dei lavori di demolizione di una porzione delle mura urbane presso il Ponte della Fortezza e della costruzione di un nuovo Corpo di Guardia.
Negli ultimi anni del XVIII secolo lavorò, insieme allo Stassi/Stagi, nella Certosa di Calci e, nello stesso periodo, partecipò ad un concorso per il rifacimento di Piazza S. Caterina e progettò alcuni edifici urbani, sempre a Pisa.
Tra il 1800 e il 1804 rappresentò, in collaborazione con Giovanni Caluri, alcuni terreni facenti parte delle Tenute pisane di Migliarino e Stagno: si tratta della Pianta del livello di S. Niccolò di Migliarino (in AS, Piante, n. 121), che fu eseguita nel 1800 al momento del rinnovo del livello ai Salviati; i due ingegneri erano stati scelti come periti di parte (il primo per i Salviati e il secondo per la Prioria di S. Niccolò) ma, poiché le parti non si trovavano d'accordo sulla perizia Caluri-Andreini, fu scelto come terzo perito Antonio Capretti, che produsse per l'occasione un'altra pianta.
Il secondo lavoro con il Caluri fu la Pianta di diversi terreni posti nella Tenuta di Stagno, di proprietà delle monache di S. Lorenzo di Pisa e allivellati ai Salviati e altri delle Regie Possessioni granducali (in AS, Piante, n. 28), eseguita all’inizio del XIX secolo dai due periti (ambedue questa volta di parte granducale) per dirimere una controversia confinaria.
Nel 1801 redasse una perizia relativa a Villa Ceuri a Lari, nella campagna pisana.
Nel 1805 eseguì il rilievo della Villa Studiati Berni (già Gaetani) a Molina di Quosa.
Nel 1806 (il 10 novembre) realizzò le piante e i prospetti (in 6 disegni) della chiesa di Pontedera (ASF, Miscellanea di Piante, nn. 216a-c).
Nel 1807 si occupò nuovamente della ristrutturazione del Palazzo Pretorio, soprattutto per adibirlo ad uso del governatore della città e per il rifacimento dei locali destinati a carcere pubblico e a tribunale.
Nel 1820 fece parte di una commissione incaricata di esaminare i progetti per la costruzione del nuovo Palazzo Pretorio.
In qualità di "Perito di Strade", tra il 1814 e il 1821, si occupò di numerosi progetti, sia in campo stradale che urbanistico-architettonico, realizzando i relativi disegni (tutta la documentazione è in ASP, Camera di Soprintendenza Comunitativa, ff. 57, 112, 121 e 212). Si rammentano:
una pianta con relativa livellazione di tutto il fiume Serchio, con la collaborazione di Giuseppe Peselli, suo sottoposto; una pianta del Camposanto del paese di Oratoio nella Comunità di Pisa del 1817; la planimetria di un tratto della Strada regia Livornese nella Comunità di Pisa del 17 febbraio 1821 e, sempre dello stesso anno (il 28 marzo), il progetto per la realizzazione di un opificio per tessuti sul Canale Macinante di Pisa in località Ripafratta.

Produzione di cartografia manoscritta:
Piante della rete stradale della Comunità di Santa Maria a Monte, 1787 (in ASCCs);
Plantario dell’estimo del Comune di Rosignano Marittimo, con Giovacchino Rossini, 1787-95 (ASLi, Estimo. Comunità di Rosignano);
Mappe dei beni pisani delle Commende di Patronato dei Cavalieri di Santo Stefano, con l’ingegnere Giovanni Domenico Riccetti e l’agrimensore pisano Diego Turbati, 1791-92 (ASP, Archivio dell'Ordine di S. Stefano, n. 592, ins. 42, e n. 593, ins. 46);
Pianta del livello di S. Niccolò di Migliarino, con Giovanni Caluri, 1800-1804 (AS, Piante, 121);
Pianta di diversi terreni posti nella Tenuta di Stagno, con Giovanni Caluri, inizio del XIX secolo (AS, Piante, n. 28).
Piante e prospetti (6 disegni) della chiesa di Pontedera, 10 novembre 1806 (ASF, Miscellanea di Piante, nn. 216a-c);
Pianta con livellazione di tutto il fiume Serchio, con Giuseppe Peselli, 1814-21; Pianta del Camposanto di Oratoio (Pisa), 1817; Planimetria di un tratto della Strada regia Livornese nella Comunità di Pisa, 17 febbraio 1821; Pianta e progetto per la realizzazione di un opificio per tessuti sul Canale Macinante di Pisa a Ripafratta, 28 marzo 1821 (ASP, Camera di Soprintendenza Comunitativa, ff. 57, 112, 121 e 212).

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Pietro Leopoldo, 1969, I, p. 84; Rombai, 1987, p. 410; Karwacka Codini e Sbrilli, 1987, pp. 116 e 119; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, p. 160; Ferri e Rossi, 1989, pp. 74-81; Barsanti, 1991, pp. 199-201; Mazzanti e Sbrilli, 1991, p. 246; Melis, 1996, p. 243; Nanni, Pierulivo e Regoli, 1996, p. 68; Caciagli e Castiglia, 2001, pp. 122, 161, 328, 345, 353 e 405 (ove sono riportate tutte le segnature dettagliate dei singoli disegni conservati in ASP); ASF, Miscellanea di Piante; ASP, Camera di Soprintendenza Comunitativa; ASP, Archivio dell'Ordine di S. Stefano; AS, Piante; ASCCs; ASCRM; ASLi.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Anna Guarducci

Leoni, Francesco

Francesco Leoni
N. Firenze 2 aprile 1795
M. 28 ottobre 1850

Relazioni di parentela:

Ente/istituzione di appartenenza: Leoni studia all’accademia di Belle Arti di Firenze, dove nel 1825 vince un premio maggiore d’Architettura.
Qualifica: Architetto

Biografia:
Entra a far parte dello Scrittoio delle Regie Fabbriche nel 1819, prima come architetto provvisorio dello Stato dei Presìdi, per poi passare nel 1820 come aiuto architetto all’Elba e a Piombino (ASP, Camera di Soprintendenza Comunitativa, f. 211), dove rimane sino al 1827 quando viene trasferito a Firenze, per ricoprire il ruolo di Aiuto Architetto. Nel 1833 è architetto aggregato alla granducale Fonderia di Follonica, dove sperimenta le potenzialità artistico-formali legate all’uso dei nuovi materiali con la esecuzione della mostra neogotica della cisterna realizzata in quell’anno per la piazza del Duomo di Grosseto (spostata poi ad Arcidosso). In questi anni progetta e costruisce il lungo capannone del complesso dei forni, in cui sperimenta la contaminazione dell’architettura industriale con elementi del repertorio neoclassico, frontoni triangolari e finestre termali, e il pontile caricatore alla marina per i bastimenti provenienti dall’Elba. Nel 1838 fa parte della commissione per stabilire il tracciato della ferrovia Firenze-Livorno, e nel 1848 è nominato membro del Consiglio di amministrazione della ferrovia stessa. Promosso architetto dello Scrittoio nel 1848, nel 1849 è messo in pensione.
Per quanto riguarda la sua attività, risale al 1833-34 il programma per la sistemazione dell’Ex Carcere delle Stinche a Firenze, per cui propone la demolizione e la ricostruzione di un nuovo complesso edilizio con appartamenti, botteghe e una Cavallerizza. Nel 1837 presenta un Progetto per la costruzione di n° 53 case da poveri, per ospitare 318 famiglie, prima idea per il nuovo quartiere intramoenia di Barbano a Firenze, con l’apertura di una nuova strada (attuale via XXVII aprile) e l’edificazione di una parte dell’area ortiva ancora presente (ASF, Capirotti di Finanze, f. 104/1), progetto non realizzato, a cui segue una nuova proposta, anch’essa rimasta sulla carta (ASF, Segreteria di Gabinetto Appendice, f. 119/2, II° Progetto di ingrandimento tra via S. Gallo e il Forte di San Giovanni Battista, 1 giugno 1844); successivamente si interessa della realizzazione del quartiere detto delle Cascine (ASF, Segreteria di Gabinetto Appendice, f. 118/19, Progetto del 10 marzo 1849).
Nel 1833 progetta la ricostruzione del Teatro di Sansepolcro. Fra il 1939 e il 1842 è impegnato in una serie di restauri di importanti edifici fiorentini quali quelli eseguiti a Palazzo Tranbetzkoy in via Ghibellina, o al Palazzo d’Altafronte in Piazza dei Giudici e alla Caserma dei Veliti, di proprietà granducale.
Fra i lavori cartografici che portano la sua firma vi sono le 30 piante relative alle fabbriche del ferro ed altri stabili statali della Maremma, del Pistoiese e della Versilia, con 24 piante dedicate ai boschi annessi e con 5 piante al magazzino di Poggio a Caiano e a tutti gli altri edifici magonali concessi a livello. Oltre agli edifici industriali (forni del ferro, ferriere, ramiere, filiere, chioderie, distendini), le mappe, realizzate in collaborazione con l’ingegnere Pietro Municchi, delineano il complesso sistema idrografico e viario delle varie zone, evidenziando ponti, gore, mulini, fornaci e carbonili, (ASF, Miscellanea di Piante, nn. 295 a-i, 22 febbraio 1836, Piante geometriche degli Edifizi spettanti al Patrimonio Magonale alienabili col titolo di livello a forma del Sovrano Rescritto del dì 3 novembre 1835). Molte sue carte sono inoltre conservate nel fondo ASF, Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche. Fabbriche Lorenesi: fra di esse la Pianta di una porzione di spiaggia, ove esiste il porto armato, Puntone di Scarlino del 1820 (f. 2073/33 1/3), i disegni della Darsena e del ponte girevole sul fosso della Linguella a Portoferraio nell’Isola d’Elba del 1823 (f. 2086/12), i Disegni delle fabbriche e dei terreni della Magona, stabilimenti di Ruosina del 1835 (f. 2145), e ancora il Disegno per l’ingresso allo Stradone della villa del Poggio Imperiale del 1839 (f. 2163/137 1/3). Debbono probabilmente essere a lui attribuite anche alcune carte manoscritte, realizzate fra il 1819 e il 1830 per il comune di Vignola, relative a interventi da operare sulla rete stradale e sul fiume Panaro a seguito delle erosioni dovute alle ripetute alluvioni (ASCVi, Mappe e disegni 6, 13, 28 e 124).

Produzione scientifica:

Produzione di cartografia manoscritta:
Piante geometriche degli Edifizi spettanti al Patrimonio Magonale alienabili col titolo di livello a forma del Sovrano Rescritto del dì 3 novembre 1835, febbraio 1836 (ASF, Miscellanea di Piante, nn. 295 a-i);
Pianta di una porzione di spiaggia, ove esiste il porto armato, Puntone di Scarlino, 1820 (ASF, Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche. Fabbriche Lorenesi, f. 2073/33 1/3);
Disegni della Darsena e del ponte girevole sul fosso della Linguella a Portoferraio nell’Isola d’Elba, 1823 (ASF, Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche. Fabbriche Lorenesi, f. 2086/12);
Disegni delle fabbriche e dei terreni della Magona, stabilimenti di Ruosina, 1835 (ASF, Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche. Fabbriche Lorenesi, f. 2145);
Disegno per l’ingresso allo Stradone della villa del Poggio Imperiale, 1839 (ASF, Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche. Fabbriche Lorenesi, f. 2163/137 1/3);
Disegni della rete stradale e del fiume Panaro nel territorio di Vignola, 1819-30 (ASCVi, Mappe e disegni 6, 13, 28 e 124).

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Quattrucci, 1994; Nepi, 2003; Saltini, 1862, p. 16; Fanelli, 1973; Cresti e Zangheri, 1978, p. 130; Ventura, 1986, pp. 21 segg.; Rombai, Toccafondi e Vivoli, 1987, pp. 279-287; Bossi, 1988; Corsani, 1999, pp. 118 segg.; Storia dell’Urbanistica Toscana/II, 1989; Caciagli e Castiglia, 2001, vol. I, p. 126, Vol. II, pp. 414-415, 417, 433-434, 466, 502 e 508-509; ASP, Camera di Soprintendenza Comunitativa; ASF, Capirotti di Finanze; ASF, Segreteria di Gabinetto Appendice; ASF, Miscellanea di Piante; ASF, Scrittoio delle Fortezze e Fabbriche. Fabbriche Lorenesi; ASCVi, Mappe e disegni.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: Gabriella Orefice

Andreini, Fabio

Fabio Andreini
N.
M.

Relazioni di parentela: Fabio è il più giovane degli Andreini ma non si sa quale sia la parentela con Giovanni e Giuseppe (del quale anagraficamente potrebbe essere figlio).

Ente/istituzione di appartenenza:
Qualifica: Ingegnere

Biografia:
Sappiamo che svolgeva la professione di ingegnere a Firenze, con studio in Via Taddea. Nel 1837 risulta "Aspirante presso il Consiglio degli Ingegneri" della Direzione del Corpo degli Ingegneri di Acque e Strade e delle Fabbriche Civili dello Stato.

Produzione scientifica:
Nel 1856 ricopriva il ruolo di "Segretario Generale" nel Consiglio d'Arte della Direzione Generale dei Lavori di Acque e Strade e delle Fabbriche Civili dello Stato.
Si occupò anche di questioni ferroviarie e, fra il 1836 e il 1838, pubblicò alcuni scritti in materia sul "Giornale Agrario Toscano".
L'unica cartografia che conosciamo di Fabio è un disegno prospettico (con allegato rapporto scritto), eseguito all'inizio della sua carriera a Pisa, insieme a Giuseppe Perelli, e datato 11 dicembre 1838, dal titolo Lavori al Fiume Arno e Serchio: loro importare e progetto di reparto (in ASP, Piante dell'Ufficio Fiumi e Fossi, n. 225).

Produzione scientifica

Delle strade di ferro, "Giornale Agrario Toscano", X-XI, (1836), pp. 38-39;
Riflessioni sopra la scelta di una linea per la strada di ferro da costruirsi da Firenze a Livorno, "Giornale Agrario Toscano", XII, (1838), p. 449.

Produzione di cartografia manoscritta:
Produzione cartografica

Lavori al Fiume Arno e Serchio: loro importare e progetto di reparto, 1838 (ASP, Piante dell'Ufficio Fiumi e Fossi, n. 225).

Produzione di cartografia a stampa:

Fonti d’archivio:

Bibliografia:
Riferimenti bibliografici e archivistici

Cresti e Zangheri, 1978, p. 6; Barsanti, 1987, p. 134; ASP, Piante dell'Ufficio Fiumi e Fossi.

Rimandi ad altre schede:

Autore della scheda: